28 maggio 2026

NOTE STORICHE SULLA FAMIGLIA SICA A VALVA

Il 27 maggio 1885 nasce a Valva Daniele Sica, figlio di Michele (calzolaio) e di Antonia Gigantiello (contadina).
Arruolatosi nel 225mo Rgt Fanteria, partecipa alla Prima guerra mondiale e muore il 1 dicembre 1916 nell'ospedale da campo n. 014 a causa di ferite riportate in combattimento.
Michele, classe 1837, era figlio di Carmine, anche lui calzolaio.
In un documento del 1813 troviamo un Daniele Sica di anni 42 e di professione "cardalana" (cardatore di lana), domiciliato in strada Case Deserte, che figura come testimone nell'atto di nascita di una bambina.
Non siamo riusciti a trovare l'atto di nascita di Carmine Sica (ipotizziamo appena prima del 1813) né quello di matrimonio.
Nel 1841 troviamo un documento interessante.
Un possidente di nome Daniele Sica registra la nascita di suo nipote, al quale vengono dati i solenni nomi di Vespasiano, Ascanio, Fortunato, Antonio Maria.
La lunga sequenza di nomi è tipica delle famiglie che aspiravano a distinguersi socialmente.
I genitori del bambino sono Francesco Nicola Sica, di professione notaio, e Catarina Feniello (in documenti successivi il nome risulta nella più comune grafia di Caterina).
Nel 1846 nasce un fratello, di nome Ascanio Daniele Serafino Giuseppe Maria, che morirà a 75 anni nel 1921.
E' plausibile che Daniele Sica sia lo stesso che nel 1813 risultava cardatore, perché l'anno di nascita ipotizzabile in entrambi i casi è il 1771.
E' bello immaginare che sia la stessa persona: un operaio tessile che diventa possidente, il cui figlio è notaio e dà ai figli cinque nomi ciascuno (anche se quasi tutti i maschi valvesi nati verso la metà dell'Ottocento hanno come secondo nome Maria).

Non siamo al momento in grado di dimostrare la parentela tra questi rami della famiglia Sica, così diversi dal punto di vista professionale. Tuttavia, la ricorrenza dei nomi Daniele, Ascanio e Vespasiano nei registri valvesi suggerisce la possibile esistenza di un legame più diretto, ancora da verificare.
La ricerca continua.

G.V.

24 maggio 2026

LA FORZA DI UN VOTO: LA LEZIONE DELLA CENTENARIA DI VALVA

Con il certificato elettorale in una mano e il bastone nell'altra, guarda l'obiettivo con la fierezza tranquilla dei suoi cento anni.

In una democrazia tutti i voti sono importanti, ma alcuni assumono un valore simbolico che in qualche modo li rende storici.
Così, a ottanta anni dal primo voto delle donne italiane (giugno 1946), zia Giovanna Cuozzo non ha voluto mancare all'appuntamento con le elezioni per il sindaco di Valva.

La gioia e una lezione
Ad accompagnarla al seggio sono state le nipoti Giovanna e Rosanna.
«Era molto contenta -raccontano le nipoti- e ha detto: "Anche grazie a me le donne oggi possono votare". Proprio per questo  abbiamo completato tutta la procedura all’ASL e al Comune per poterla portare al seggio».
Il voto per l'elezione del sindaco è l'occasione per l'ennesima lezione che la nonna di Valva può donare ai suoi concittadini, tutti più giovani di lei: non è solo un diritto esercitato, ma una testimonianza del forte legame con la vita della sua comunità.
In tempi in cui crescono disinteresse e astensionismo, infatti, una donna centenaria che si reca alle urne per scegliere il sindaco del proprio comune ricorda l'importanza del voto come atto di partecipazione alla vita democratica.

La lunga strada verso il voto femminile
Fino all'inizio del Novecento, le donne sono state subordinate agli uomini sia a livello di diritti civili che politici. Le due guerre mondiali hanno però segnato un cambiamento decisivo: l'ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro e la loro partecipazione attiva alla Resistenza e alla lotta di Liberazione hanno fatto maturare una nuova consapevolezza dei propri diritti.
Al termine della Seconda guerra mondiale, questa profonda trasformazione sociale ha trovato un definitivo riconoscimento politico con due decreti luogotenenziali firmati da Umberto di Savoia. 
In vista delle imminenti elezioni amministrative, nel febbraio 1945 venne introdotto l'elettorato attivo (il diritto di voto per le cittadine). Poco dopo, nel marzo 1946, fu sancito anche l'elettorato passivo (il diritto di candidarsi). 
Le donne hanno così potuto partecipare alle elezioni comunali e al referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
La signora Giovanna -zia Giovannina, come la chiamano tutti a Valva- non votò in quella storica occasione perché per soli quattro mesi non aveva ancora compiuto 21 anni, la maggiore età richiesta all'epoca.
Zia Giovanna Cuozzo con due compagne di lavoro,
davanti al castello di Villa d'Ayala-Valva

Cento anni, un bastone per farsi forza, lo sguardo fiero: l'esercizio del diritto di voto è la dimostrazione vivente che la libertà è un cammino lungo, una conquista preziosa ottenuta con determinazione e fatica, un compito lasciato ai più giovani.

Un cordiale ringraziamento alle nipoti Rosanna Torsiello e Giovanna Strollo per la gentile collaborazione.

Un viaggio nella memoria
Alla nonnina di Valva abbiamo dedicato Cent'anni di gratitudine-Un viaggio nella memoria con zia Giovannina

G.V.

14 maggio 2026

UN MATRIMONIO CON INTERPRETE

Oggi il cognome Zaccardi non è più presente a Valva, ma le fonti anagrafiche lo attestano per tutto l'Ottocento. Non siamo ancora in grado di individuarne con certezza l'origine geografica, dunque non possiamo escludere che si tratti di un cognome autoctono.

Registri smarriti, atti di notorietà davanti al giudice, formule solenni, un matrimonio con interprete: le vicende della famiglia Zaccardi offrono uno spaccato della vita quotidiana nella Valva dell’Ottocento.

Ricostruire una data di nascita

Il 19 marzo 1830 alcuni valvesi si recano dal giudice di Laviano.

Antonia Stentale -dal 1812 vedova di Francesco Zaccardi del fu Pietrangelo- ha portato con sé sette testimoni: dovranno dichiarare di essere a conoscenza che suo figlio Felice Antonio Zaccardi è nato a Valva "nel mese di maggio 1807". Si badi: manca il giorno.

I registri parrocchiali di quell'anno sono smarriti e dunque è necessario un atto di notorietà: Felice Antonio infatti sta per sposarsi.

La sposa si chiama Angela Maria Vacca; ha alcuni anni più di lui, infatti dall'atto di battesimo -in latino- allegato ai documenti per il processetto matrimoniale risulta che è nata il 25 aprile 1800. I suoi genitori sono Saverio e Francesca Fasano.

Il matrimonio si celebra il 20 marzo, alle ore 15.

Dopo aver ricevuto il consenso del padre della sposa e della madre dello sposo, il sindaco Pasquale Grasso legge gli articoli del codice e accoglie la solenne promessa di celebrare il matrimonio "innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento".

Il primo figlio della coppia nasce nel 1832, si chiama Carmine.

Il 23 1842 febbraio nasce Raffaele Maria, battezzato due giorni dopo.

Un matrimonio con interprete

L'8 agosto 1868, Raffaele Maria sposerà Maria Giuseppa Porcelli, nata a Bagnoli (Principato Ulteriore), da molti anni residente a Valva, figlia del fu Angelantonio e di Lucia Frillo.

Nell'atto di matrimonio notiamo un dettaglio curioso: lo sposo è sordomuto, ed è assistito da Francesco Zaccardi del fu Michele, che presta giuramento "secondo il rito della fede cristiana da lui professata" di "fedelmente adempiere l'ufficio".

I testimoni sono Saverio Ricciardi, pittore, e Merolla Biagio, negoziante (quest'ultimo sarà il nonno di un soldato morto durante la Prima guerra mondiale).

Il sindaco Antonio d'Urso legge gli articoli del codice civile, invita l'interprete "a spiegarne il tenore" allo sposo, ottiene il consenso degli sposi e li unisce in matrimonio. Chiede poi all'interprete di spiegare questa "pronunziazione".

La nostra ricerca sulla famiglia Zaccardi continua.