Oggi il cognome Zaccardi non è più presente a Valva, ma le fonti anagrafiche lo attestano per tutto l'Ottocento. Non siamo ancora in grado di individuarne con certezza l'origine geografica, dunque non possiamo escludere che si tratti di un cognome autoctono.
Registri smarriti, atti di notorietà davanti al giudice, formule solenni, un matrimonio con interprete: le vicende della famiglia Zaccardi offrono uno spaccato della vita quotidiana nella Valva dell’Ottocento.
Ricostruire una data di nascita
Il 19 marzo 1830 alcuni valvesi si recano dal giudice di Laviano.
Antonia Stentale -dal 1812 vedova di Francesco Zaccardi del fu Pietrangelo- ha portato con sé sette testimoni: dovranno dichiarare di essere a conoscenza che suo figlio Felice Antonio Zaccardi è nato a Valva "nel mese di maggio 1807". Si badi: manca il giorno.
I registri parrocchiali di quell'anno sono smarriti e dunque è necessario un atto di notorietà: Felice Antonio infatti sta per sposarsi.
La sposa si chiama Angela Maria Vacca; ha alcuni anni più di lui, infatti dall'atto di battesimo -in latino- allegato ai documenti per il processetto matrimoniale risulta che è nata il 25 aprile 1800. I suoi genitori sono Saverio e Francesca Fasano.
Il matrimonio si celebra il 20 marzo, alle ore 15.
Dopo aver ricevuto il consenso del padre della sposa e della madre dello sposo, il sindaco Pasquale Grasso legge gli articoli del codice e accoglie la solenne promessa di celebrare il matrimonio "innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento".
Il primo figlio della coppia nasce nel 1832, si chiama Carmine.
Il 23 1842 febbraio nasce Raffaele Maria, battezzato due giorni dopo.
Un matrimonio con interprete
L'8 agosto 1868, Raffaele Maria sposerà Maria Giuseppa Porcelli, nata a Bagnoli (Principato Ulteriore), da molti anni residente a Valva, figlia del fu Angelantonio e di Lucia Frillo.
Nell'atto di matrimonio notiamo un dettaglio curioso: lo sposo è sordomuto, ed è assistito da Francesco Zaccardi del fu Michele, che presta giuramento "secondo il rito della fede cristiana da lui professata" di "fedelmente adempiere l'ufficio".
I testimoni sono Saverio Ricciardi, pittore, e Merolla Biagio, negoziante (quest'ultimo sarà il nonno di un soldato morto durante la Prima guerra mondiale).
Il sindaco Antonio d'Urso legge gli articoli del codice civile, invita l'interprete "a spiegarne il tenore" allo sposo, ottiene il consenso degli sposi e li unisce in matrimonio. Chiede poi all'interprete di spiegare questa "pronunziazione".
La nostra ricerca sulla famiglia Zaccardi continua.
