Sono sempre stato affezionato al 9 marzo, perché era il compleanno di mia nonna Maria Giuseppa.
Da qualche anno, in questo giorno penso anche a zio Enrico Santovito, che nel 2022 ha compiuto il suo centesimo compleanno.
Ho avuto l'onore di raccontare la sua vicenda di soldato e di prigioniero, anche grazie a un documento che ho trovato nell'Archivio Arolsen.
Enrico Santovito, figlio di Cosimo e di Pasqualina Cuozzo, aveva un cognome che proveniva dalla Puglia, testimonianza del periodo in cui in tanti venivano a Valva come lavoratori stagionali nelle aziende agricole del marchese d’Ayala.
Durante la Seconda guerra mondiale, il giovane Enrico era un soldato della cavalleria.
L’11 novembre 1943 fu catturato in Albania dai tedeschi e deportato in Germania come internato militare italiano.
Nel settembre 1944 il suo status fu trasformato in lavoratore civile, condizione che in genere migliorava leggermente le condizioni di vita ma non permetteva il rientro in patria.
In Germania fu sicuramente detenuto nel campo di lavoro Arbeitskommando 1131 a Bobeck–Stadtroda, in Turingia, dove molti prigionieri erano impiegati nelle miniere di potassio.
L’8 maggio 1945 fu liberato dagli Alleati, ma il suo ritorno in Italia fu difficile e confuso.
Secondo il racconto familiare, fu ingannato dai russi e prese un treno verso l’Europa orientale credendo di tornare a casa. Arrivò fino in Cecoslovacchia e rimase circa un mese a Praga, senza soldi e molto debilitato. Solo dopo riuscì a ripartire e rientrare in Italia, denutrito e infestato dai pidocchi.
Il 30 luglio 1945 si presentò al distretto militare di Salerno, ottenendo una licenza di rimpatrio.
Per il suo servizio militare ricevette due Croci al Merito di Guerra nel 1963.
Raccontare la sua storia
Enrico Santovito se ne è andato il 1°settembre 2022, ultimo internato militare valvese.Nel 2024, in occasione del Giorno della Memoria, alla sua memoria è stata consegnata la medaglia d'onore del Presidente della Repubblica, dal prefetto di Salerno Francesco Esposito.La storia di zio Enrico è quella di tanti giovani italiani che hanno vissuto la guerra e sofferto la cattura e la prigionia. Tornati a casa, spesso dopo viaggi lunghi e avventurosi, non hanno lasciato tracce nei libri di storia, ma hanno creato famiglie e contribuito a costruire una comunità.Raccontarla non è solo un piccolo e doveroso omaggio al suo sacrificio: è anche un modo per ricordare che la memoria di uomini come lui appartiene a tutti noi.
Al signor Enrico Santovito il nostro blog ha dedicato i seguenti post:














