Homo faber, ricorda uno dei più celebri proverbi latini. L'uomo è artefice del proprio destino perché può modellarlo proprio come si fa con il ferro: un metallo duro, resistente, eppure non invincibile di fronte al fuoco e alla tecnica umana.
Prima che l'italiano moderno scegliesse la parola fabbro, l'Ottocento esprimeva questa fatica attraverso i termini ferraio o ferraro.
A Valva cambiano le parole per indicare la professione, cambiano i nomi, ma la famiglia resta la stessa: Spatola.
Dal 1844 al 1913, nei registri delle liste di leva conservati all'Archivio di Stato di Salerno risultano nove soldati con il cognome Spatola nati a Valva; di otto di loro è indicata la professione e ben cinque sono fabbri ferrai o maniscalchi. Una vera e propria dinastia del fuoco e del ferro.
Prima che l'italiano moderno scegliesse la parola fabbro, l'Ottocento esprimeva questa fatica attraverso i termini ferraio o ferraro.
A Valva cambiano le parole per indicare la professione, cambiano i nomi, ma la famiglia resta la stessa: Spatola.
Dal 1844 al 1913, nei registri delle liste di leva conservati all'Archivio di Stato di Salerno risultano nove soldati con il cognome Spatola nati a Valva; di otto di loro è indicata la professione e ben cinque sono fabbri ferrai o maniscalchi. Una vera e propria dinastia del fuoco e del ferro.
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Vengono da Quaglietta, gli Spatola.
Prima del 1820, la famiglia Spatola si trasferisce a Valva.
Lo sappiamo perché dai documenti del matrimonio di un altro figlio, Salvatore, quest’ultimo risulta nato a Valva.
Lorenzo e Giovanna hanno almeno una figlia, di nome Caterina, che morirà nel 1854.
Per orientarsi tra i passaggi generazionali, i membri del ramo di Onofrio saranno evidenziati in blu e quelli del ramo di Salvatore in fucsia.
Nel 1837 Onofrio Spatola sposa Antonia Spiotta, di diciassette anni (dunque nata nel 1820 circa). Onofrio risulta ferraio, come suo padre.
Tra i documenti del matrimonio, troviamo gli atti di nascita degli sposi. Quello di Onofrio è rilasciato dal parroco di Quaglietta:
Onofrio e Antonia avranno altri tre figli maschi, come risulta dai fogli matricolari: Michele Arcangelo, nato il 22 settembre 1844; Leopoldo, nato il 21 ottobre 1855 (alla visita militare dichiarerà di essere "fabbro ferraio") e Giovanni, nato il 3 aprile 1858.
Alla nascita di Leopoldo, Onofrio risulta avere 40 anni, la moglie 38. L’età della moglie è chiaramente errata. Il nonno paterno, Lorenzo, risulta deceduto.
Nel 1855 muore Filomena; sui registri risulta "ragazza", un termine che veniva utilizzato per indicare una persona deceduta prima dell'età da lavoro.
Non siamo riusciti a rintracciare l'atto di nascita di Filomena; per la verità, ipotizziamo che anche un'altra sorella abbia avuto lo stesso nome, visto che ritroviamo una Filomena Spatola madre di un soldato caduto nella Prima guerra mondiale: Torsiello Antonio (classe 1891, falegname; morto il 18 giugno 1916 in un ospedale da campo, per ferite riportate in combattimento).
Nel 1874 Michele Arcangelo sposa Mariantonia Feniello. Lo sposo è "fabbro ferraio". L'anno dopo, nell'ottobre 1875, nasce la loro prima figlia: Giuseppa.
Una curiosità: nell'atto di nascita di Giuseppa, papà Michele risulta "bracciale". La coppia abita in via Fontana, 19.
Subito dopo si trasferisce a Colliano, come notiamo dall'atto di nascita del primo figlio maschio: Onofrio, nato nel 1878.
Nell'atto di nascita di Onofrio il cognome della madre viene erroneamente trascritto come "Fanelli", poi corretto in Feniello con una nota a margine.
Qui, il padre torna a essere definito "ferraio".
Qui, il padre torna a essere definito "ferraio".
Il 26 febbraio 1906 nasce Mario, ma la mamma Maria muore dopo appena quattro giorni, il 2 marzo.
Nell'atto di matrimonio Onofrio risulta nato a Colliano e residente a Valva, mentre i suoi genitori sono ancora residenti a Colliano. Testimoni di nozze, lo scalpellino Rubino Porcelli e il falegname Attilio Cuozzo.
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I lettori del blog "la ràdica" già conoscono Maria Michela Spiotta, perché è la sorella di Michele, caduto nella Grande Guerra, e di Angelo, che muore negli Stati Uniti. Alla morte di quest'ultimo, Maria Michela e la sorella Santina faranno erigere una cappella votiva, per esaudire un voto del fratello:
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Papà Salvadore risulta "ferraio"; una piccola imprecisione sull'età dei coniugi: Anna Maria risulta di due anni più vecchia del marito.
La giovane donna è Maria D'Amato, che ha in braccio la figlia Maria Michela; l'uomo vicino a Maria è suo marito Vincenzo, l'altro è probabilmente il fratello di questo, Adriano.
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La famiglia Spatola negli anni Cinquanta: da sinistra, Adriano e la figlia Rosalba, Michele e il piccolo Serafino, Vincenzo. La bambina sulla destra è Anita Feniello. fonte
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Si potrebbe scrivere un romanzo sulla famiglia Spatola. Da Quaglietta a Valva, da Valva in Libia e sui monti di Gorizia, da Valva in America. E alcune pagine, importanti, vanno ancora ricostruite: ad esempio, abbiamo notizia di un Michele Spatola, appuntato, figlio di Onofrio, morto nella Terza guerra di indipendenza, nel 1866. Non siamo ancora riusciti a identificarlo con certezza.
Una catena di ferro, fuoco e sangue che il tempo non è riuscito a spezzare.
Le vicende di alcune persone nominate in questo lavoro di ricerca sono state presentate in altri post del nostro blog.
Fonti
Le fotografie di Michele Spatola, Serafino e degli altri membri della famiglia sono tratte dal blog Gozlinus. La foto di Anna Spatola con l'abito tradizionale valvese viene pubblicata per gentile concessione della figlia, Nunziatina Porcelli. I documenti anagrafici citati provengono dal Portale Antenati, fondi degli archivi di stato civile di Quaglietta e Valva. Il documento sullo sbarco di Serafino Spatola negli Stati Uniti proviene dai registri di Ellis Island.
G.V.

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