la ràdica
Uno strumento di ricerca storica per ricostruire e custodire la memoria dei valvesi caduti o fatti prigionieri in guerra
29 giugno 2026
27 giugno 2026
LA MORTE NELLA GROTTA DI SAN MICHELE
FUORI REGISTRO Terzo episodio-La morte di Giuseppe Falcone nella Grotta di San Michele-
Eppure lo stesso luogo che protegge può trasformarsi in una trappola e il rifugio diventare sepolcro.
Per i valvesi, la grotta dedicata a San Michele Arcangelo è stata, in alcuni momenti della storia, il rifugio per eccellenza. Così accadde, ad esempio, nel settembre del 1943: mentre americani e tedeschi si affrontavano a colpi di artiglieria e le bombe cadevano dal cielo, la popolazione cercò riparo tra queste stalattiti, diventate le colonne di un tempio naturale dedicato all’Arcangelo, all’ombra delle sue ali.
Se però sfogliamo i registri anagrafici, la cosiddetta “burocrazia del dolore” ci restituisce anche una realtà diversa.
Mentre il colera imperversa nel Sud Italia, le pagine del registro dei morti si fanno sempre più dense di nomi e date, segno di una comunità colpita dall’epidemia. Ed è proprio tra quelle righe che emerge la tragica vicenda di un giovane.
I due testimoni dichiarano che alle quattordici di quello stesso giorno “è morto nella Grotta di S. Michele Arcangelo sepolto sotto le pietre della Lamia del Cappellone del Protettore S. Michele Giuseppe Falcone di anni venticinque”.
Su di lui abbiamo poche notizie: nato a Valva, di professione bracciale, figlio di Onofrio (bracciale) e di Mariangiola Seritella.
Due ipotesi
Possiamo fare due ipotesi.
La prima è legata alla festa di San Michele, il 29 settembre.
In un anno di colera, però, le autorità del Regno avevano vietato gli assembramenti e la festa solenne -con il pellegrinaggio in montagna- quell'anno quasi certamente non si tenne. Possiamo allora immaginare Giuseppe salire da solo alla grotta, per un atto di devozione privata. Con lui, verosimilmente c’erano le due persone che poi sarebbero corse in municipio a denunciarne la morte.
La lamia è una struttura architettonica rurale in pietra o tufo, caratterizzata da una copertura a volta. Nella grotta di San Michele, la lamia rappresentava l'intervento dell'uomo che cercava di “addomesticare” la natura selvaggia della roccia: una volta in pietra costruita per creare cappelle stabili e asciutte.
Nelle costruzioni tradizionali, la malta – una miscela di calce e sabbia – tiene insieme i blocchi di pietra. L'interno di una grotta, però, è un ambiente ricco di umidità e infiltrazioni: nel corso degli anni, lo stillicidio dell'acqua ha lavato via il collante dalle fessure. Senza più la malta a fare da cuscinetto, i blocchi hanno iniziato a muoversi in modo impercettibile, alterando l’equilibrio delle forze.
La grotta, che per generazioni era stata luogo di preghiera e di richiesta di protezione, quel giorno divenne il luogo dell’ultimo viaggio di un giovane valvese. E forse, davanti a quella tragedia, la comunità avrà affidato Giuseppe a San Michele, il custode delle anime, colui che le accompagna nel passaggio verso la luce.
È proprio questa l’immagine di San Michele che emerge, ad esempio, nella Messa da Requiem:
“O Signore Gesù Cristo, Re di Gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dal profondo abisso: liberale dalle fauci del leone affinché non le inghiotta il Tartaro e non cadano nell’oscurità: ma il vessillifero San Michele le riporti alla santa luce che un giorno promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.”
🙏Grazie all'attenzione e alla passione del nostro amico Gianluca Parisi Perna: anche questo episodio ci è stato segnalato da lui.
Fuori Registro - Il fascino dell'anagrafe
I registri anagrafici hanno il potere di rapire chiunque li sfogli, anche solo in digitale sul Portale Antenati. Tra carte ingiallite e grafie d'altri tempi, un nome tira l'altro e una dicitura insolita può trasformarsi in un invito alla ricerca. Da questo viaggio tra i documenti nasce Fuori Registro, una rubrica del blog la ràdica che porta alla luce episodi di cronaca, curiosità, anomalie e piccoli misteri nascosti tra le pieghe della storia di Valva e dell'Alto Sele.
G.V.
23 giugno 2026
PASQUALE, COLPITO DA UN FULMINE
FUORI REGISTRO Secondo episodio-Un fulmine fatale, un cognome che cambia-
Dichiarano al sindaco che quella mattina, in campagna, è morto Pasquale Falcone, "colpito da un fulmine"; anche lui di professione bracciale.
L’età del deceduto risulta essere trent'anni.
🕵️ Un piccolo indizio: quando ci si muove tra le carte d'archivio, è sempre bene guardare i dati con un pizzico di sospetto. Anche una semplice età scritta su un atto può nascondere una sorpresa.
🌾A differenza dei proprietari terrieri o dei coloni, i bracciali non possedevano terra né contratti stabili: erano lavoratori giornalieri, ingaggiati di volta in volta per i lavori più faticosi e stagionali.
Cerchiamo altre informazioni sui registri dell'anagrafe.
Il 30 maggio 1831 si celebra il matrimonio tra Michele Falcone e Carminella Marciello.
Lo sposo dichiara di avere circa ventisette anni, la sposa circa ventisei.
Michele è figlio di Domenico Falcone e di Maria Giuseppa Spiotta; i genitori di Carminella sono Michele Marciello e Catarina Torsiello.
Tra i firmatari dell'atto spicca un dettaglio curioso, un pittore: Rafaele (scritto con una sola "f") Valletta.
Il 28 dicembre 1834 nasce Maria Michela. In questo atto la mamma, di 27 anni, viene registrata come Carminella Marcello, scritto senza la "i".
La grafia del cognome torna però a essere Marciello (con la "i") alla nascita di Pasquale Maria, il 18 maggio 1838: è il nostro Pasquale, che venticinque anni dopo si troverà sotto quel temporale fatale.
E' facile ipotizzare la scelta del nome: il bambino è nato il giorno dopo la festa di San Pasquale.
Si noti l'errore nell'indicazione dell'età del giovane deceduto: nel 1863 Pasquale ha venticinque anni, non trenta.
🙏Grazie al nostro amico Gianluca Parisi Perna per averci segnalato l'episodio da cui è partita la nostra ricerca.
Fuori Registro - Il fascino dell'anagrafe
I registri anagrafici hanno il potere di rapire chiunque li sfogli, anche solo in digitale sul Portale Antenati. Tra carte ingiallite e grafie d'altri tempi, un nome tira l'altro e una dicitura insolita può trasformarsi in un invito alla ricerca. Da questo viaggio tra i documenti nasce Fuori Registro, una rubrica del blog la ràdica che porta alla luce episodi di cronaca, curiosità, anomalie e piccoli misteri nascosti tra le pieghe della storia di Valva e dell'Alto Sele.
G.V.
18 giugno 2026
FUORI REGISTRO -Indagini e curiosità d'archivio-
Primo episodio
-Un nuovo progetto-
I registri anagrafici hanno un incanto capace di attrarre il lettore, come un vortice.
Chi li sfoglia -anche solo in digitale, su Portale Antenati, scorrendo immagini di carte ingiallite- finisce per perdersi. Un nome tira l'altro, una data apre uno scenario, una dicitura insolita e una parola poco comprensibile diventano un'ossessione.
Da questa esperienza nasce Fuori Registro, la nuova rubrica de la ràdica: un appuntamento periodico dedicato alle curiosità, alle anomalie e ai piccoli misteri che affiorano dai registri di Valva.
Partiamo dai "proietti"
Da molto tempo stiamo inseguendo storie di "proietti", per dare una memoria a quei neonati lasciati davanti alla casa convenzionalmente nota in paese come quella della "pia accoglitrice" oppure -in alcuni casi- davanti ad abitazioni private o addirittura in strada, appena fuori dal centro abitato, sapendo che al mattino presto i contadini vanno in campagna e che troveranno la culla improvvisata.
La prassi prevista dalla legge del tempo era questa: se la madre di un figlio naturale era nota, il bambino assumeva il cognome materno. Solo ai "proietti" in senso stretto -di cui non si conosceva nessuno dei genitori- si attribuivano cognomi convenzionali, come ad esempio Esposito o Esposita. Per la verità, il governo francese a Napoli nel periodo napoleonico aveva prescritto cognomi di fantasia al posto di Esposito, ma ci torneremo.
Una prima informazione che si ricava dall'analisi dei registri anagrafici di Valva è che il cognome Esposito quasi non esiste in riferimento ai "proietti". E' presente invece -declinato anche al femminile nella variante Esposita- sporadicamente come cognome dato a bambini "di padre ignoto" o "incerto" ma di madre nota.
Quest'ultima prassi è invece molto più diffusa in alcuni comuni limitrofi.
L'anomalia degli anni Quaranta
Quello che rende Valva un caso a sé, un vero e proprio
"giallo" archivistico, è una finestra di circa un decennio, negli
anni '40 del XIX secolo, in cui questa regola consolidata sembra incrinarsi.
In diversi atti di quel periodo, pur in presenza di una
madre identificata che fa annunciare la nascita dalla levatrice secondo la
prassi ordinaria, il bambino non riceve né il cognome materno, né il consueto Esposito.
Al contrario, gli viene attribuito un cognome del tutto inventato, diverso ogni
volta, privo di qualsiasi corrispondenza con la toponomastica o l’onomastica
locale.
Ecco alcuni esempi: Della Ruta (meno probabile che si legga
Rota), due fratelli nati a tre anni di distanza; Del Sole;
Amoroso; Di Orlando; Giacinto; Milo.
Non siamo riusciti a trovare una disposizione normativa nel
Regno che preveda un simile espediente. Nei comuni limitrofi, ad esempio,
non si osserva questo fenomeno.
Possiamo ipotizzare che si tratti di una prassi discrezionale introdotta e poi abbandonata da chi teneva i registri a Valva in quegli anni.
Le prossime fasi della ricerca
Questo primo episodio apre un piccolo cantiere.
Nei prossimi appuntamenti di Fuori Registro continueremo a seguire il filo dei proietti, cercando di ricostruire qualche storia individuale. Ad esempio, cercheremo di capire se l'anomalia degli anni '40 ha lasciato tracce nelle generazioni successive.
Altri casi sono già pronti, altri dettagli ci aspettano nei registri.
Arrivederci al prossimo episodio.
G.V.
17 giugno 2026
L'ARGENTO DEI SENTIERI, 2
I testi sono stati pubblicati su "la vòria" [Substack]
Raccontarne le vite significa fare un viaggio nel tempo e conoscere un po’ meglio anche se stessi.
Ricordo bene zia Maria, la più grande delle tre sorelle Megaro.
Il suo atto di nascita contiene alcune notizie interessanti. Intanto, suo padre Vito è definito “industriante” (ovvero un commerciante).
Sappiamo che aveva una macelleria. La nipote Angela ricorda che le zie dicevano che papà Vito faceva il “mezzano”: un mediatore tra chi acquistava il bestiame o la carne macellata.
I due testimoni che firmano l’atto di nascita sono un sacerdote, Antonio Cappetta, che era anche maestro e Gaetano Fasano, il papà di Alfonso, che sarebbe diventato anche lui centenario. Gaetano risulta di professione orologiaio.
Ecco zia Maria nel giorno del suo centesimo compleanno:
Pierino Vacca, juventino dalla prigionia in Sudafrica
Pierino Vacca è il centenario più legato alla
mia famiglia: era il fratello di mia nonna Donata.
È stato prigioniero in Sudafrica, nel più grande campo di prigionia della Seconda guerra mondiale, quello di Zonderwater.
Cent’anni dei quali oltre cinque, tra i più belli della vita poiché a cavallo tra giovinezza e maturità, trascorsi in guerra, in prigionia, fra disagi e tormenti, privato della cara libertà e sempre a contatto con la sofferenza di tanti compagni d’arme. Ma è spesso in quei dolorosi frangenti dove nascono amicizie sincere e forse anche qualche buon ricordo: ricordo degli anni veri e forte insegnamento per quelli a venire.
Anche la Juventus, squadra per la quale faceva un tifo
sfegatato, sul suo sito ufficiale gli ha dedicato un bel post di auguri1.
In questa foto in piazza, si notano l’eleganza e la compostezza della sua posa.
Tre suoi fratelli hanno combattuto in guerra: Michele -paracadutista- e Settimo sono tornati (quest’ultimo dall’internamento in Germania), Ottavo è caduto in Africa Settentrionale.
Alfonso è stato falegname, mentre suo fratello Settimo ha ereditato la professione del padre, almeno da giovane: orologiaio. I valvesi lo ricordano soprattutto come fattore dell’azienda del marchese, al Bosco; è stato il papà del compianto professor Ottavio Fasano.
Le filastrocche di zia Pasqualina
C’è un episodio che custodisco con emozione. In occasione del suo 102.mo compleanno, sul mio blog “la ràdica” le ho dedicato l’episodio del podcast Il giorno dopo dedicato alle canzoni del trio Lescano, dal titolo Tulipani e Maramao: un piccolo omaggio, una sorta di serenata a distanza a una donna che amava cantare e conosceva molte filastrocche. Mi ha fatto molto piacere sapere che zia Pasqualina ha ascoltato l’episodio e ha cantato tutte le canzoni; la sua preferita è stata, senza dubbio, Maramao perché sei morto.
Enrico Santovito, l’ultimo internato in Germania
Zio Enrico Santovito è stato l’ultimo reduce valvese degli internati in Germania. Combattente in Albania, fu catturato a soli 21 anni e internato in Germania, assegnato all’Arbeitskommando 1131 a Bobeck-Stadtroda, in Turingia. Nel settembre 1944 divenne lavoratore civile e nel marzo 1945 fu trasferito nello Stalag IX C durante le evacuazioni dei campi.
Zio Enrico Santovito nel giorno del suo centesimo
compleanno. Alle sue spalle, si vede la mascherina del sindaco: un segno del
periodo difficile che stavamo vivendo.
Giuseppe Feniello, l’ultimo combattente
Zio Giuseppe mi ha raccontato che durante il fascismo il sabato non si doveva lavorare, ma chi aveva la terra ci andava lo stesso, eludendo la vigilanza di chi tentava di impedirlo.
Questo breve scambio di battute mi ha colpito molto:
- Con quale stato d’animo sei andato in guerra?- Eri un soldato e dovevi andare.- Ma pensavi a Valva, alla famiglia?- Embe’, nun vuliv p’nza’?
Ricostruire le loro vicende, significa ricostruire la storia di una comunità intera.
Essi ci lasciano una traccia preziosa: sapere che la storia di Valva non è fatta solo di date o di documenti, ma di volti, gesti e parole che continuano a parlare.
MICHELE FENIELLO, IL BRIGADIERE VALVESE MORTO NELLE MARCHE
Un archivio racchiude tante storie, molte delle quali rimangono sospese per decenni attendendo che qualcuno, girando la pagina giusta, consenta loro di tornare a respirare.
Forse la storia di Michele Maria Feniello è una di queste: un giovane di Valva che, nell'Italia da poco unita, ha servito lo Stato indossando una divisa e ha trovato la morte in una città lontana.
La notizia arriva in comune
Il 17 ottobre 1872 è un giovedì. Il sindaco di Valva, Antonio d'Urso, scrive sul registro anagrafico di aver ricevuto notizia, da parte del sindaco del Comune di Fermo (nelle Marche), della morte di Michele Feniello, brigadiere dei Reali Carabinieri, nato e domiciliato in Valva, figlio di Luigi e di Angela Maria Spiotta.
A questo punto, il sindaco trascrive il testo che gli è stato inviato dal comune di Fermo:
Regno d'Italia Municipio di Fermo -- Ufficio dello stato civile-- Estratto dal Registro degli atti di morte per l'anno 1872 -- Numero 378 -- Michele Feniello --L'anno mille ottocento settantadue il giorno di martedì otto ottobre ad un ora pomeridiana in Fermo nella Casa Comunale--Io sottoscritto Luigi Tranquilli segretario del Comune di Fermo Ufficiale dello stato civile per gli atti di nascita e di morte delegato dal sindaco con atto del trentuno gennaio mille ottocento sessantasei avendo ricevuto un avviso di morte dalla direzione dell'Ospedale Civile, e militare di questa Città in conformità di quanto viene esposto nell'avviso stesso dò atto in questo registro, che alle ore nove, e mezzo antimeridiane di ieri sette corrente ottobre nel citato Ospedale è morto Michele Feniello, Brigadiere dei Reali Carabinieri nato, e domiciliato a Valva, Provincia di Principato Citra, celibe, di anni quaranta, figlio di Luigi e Angela Maria Spiotta -- Detto avviso munito del mio visto viene inserito nel volume degli allegati, ed ho formato il presente processo verbale--Per Luigi Tranquilli delegato -- Fermo li 9 ottobre 1872 -- Il presente è pienamente conforme al suo originale -- L'Ufficiale dello stato civile -- (segue firma)
Il sindaco Antonio d'Urso trascrive l'atto su due registri, come da prassi, e dispone che la copia dell'atto di morte "munita del nostro visto" sia inserita nel volume degli allegati.
![]() |
| fonte: www.carabinieri.it |
Del giovane brigadiere sappiamo poco altro.
Dagli archivi emerge il suo atto di nascita.
Alle otto di sera del 12 agosto 1830 Luigi Feniello, ventiseienne di professione bracciale (il bracciante giornaliero), si reca alla casa comunale per registrare la nascita di suo figlio, che presenta al sindaco Pasquale Grasso secondo il rito dell'epoca. Al bambino, nato alle nove del mattino, viene dato il nome di Michele Maria. La madre è Angela Spiotta, anche lei di ventisei anni. Il bambino viene battezzato il giorno dopo.
Testimoni dell'atto di nascita, Giacomo Libero "sartore" e Carlo Fedele, "macellaio". Da notare i due cognomi, oggi non più presenti in paese.
Anche in questo caso troviamo un cognome non più presente in paese: uno dei testimoni è Tommaso Zinna, possidente; l'altro è Gennaro Marcello (ma si noti la grafia), bracciale.
Una curiosità: i testimoni sono probabilmente due fratelli, Alessandro Freda (sacerdote) e Costantino Freda (farmacista).Un altro figlio arriva nel 1845: il 7 novembre nasce infatti Giovanni Battista, battezzato il giorno stesso.
I testimoni dell'atto di nascita sono Felice Vacca (bracciale, ma sappiamo che è già diventato o sta per diventare il primo custode del cimitero di Valva) e Domenicantonio Cuoco (anche lui bracciale: ipotizziamo sia il nonno di un caduto nella Grande Guerra).
Il 15 settembre 1848 nasce Rosa Maria, battezzata due giorni dopo.
Misteri del registro: questa volta papà Luigi non firma.
A portare la notizia in comune, i due testimoni che abbiamo già trovato nell'atto di nascita di uno dei bambini Feniello, Felice Vacca e Domenicantonio Cuoco.
È in questo contesto di terra, di lavoro duro e di esistenze precarie che Michele cresce e prende una decisione insolita per il suo tempo: arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri.
![]() |
| fonte: www.carabinieri.it |
Michele onora la divisa, sale la scala gerarchica e diventa Brigadiere.
Il servizio lo spinge lontano da Valva, portandolo fino a Fermo, sul versante adriatico. Sarà la sua ultima tappa.
G.V.
06 giugno 2026
UN COLLIANESE NEL CUORE DELLA STORIA
Cimeli militari di Leo Soriero (U.S. Army).La piastrina identificativa riporta il nome del militare, il numero di matricola (13095568), il nominativo della persona di riferimento da contattare in caso di necessità (Mike Soriero, suo padre) e l'indirizzo di residenza: 664 East Main Street, Lock Haven, Pennsylvania.Nella teca sono inoltre conservati distintivi di grado e di reparto risalenti al periodo del servizio militare.
Un'ipotesi sulla guerra di Leone
05 giugno 2026
LEONE, DA COLLIANO ALLO SBARCO IN NORMANDIA
Il luogo è il municipio di Colliano, il giorno è il 18 agosto 1920, quando davanti all'assessore anziano Vincenzo Pecoraro viene celebrato il matrimonio tra Angelo Michele Soriero e Angela Maria Fumo. Lo sposo, carrettiere, ha trent'anni; la sposa, indicata nell'atto come "donna di casa", ne ha ventidue.
L'atto conserva alcuni particolari curiosi. Entrambi gli sposi sanno scrivere e firmano il documento; Angela Maria, in particolare, si firma "Angiolina", lasciandoci una traccia diretta della propria identità.Dal documento apprendiamo inoltre che il padre dello sposo, Leone Soriero, esercita il mestiere di bettoliere, mentre il padre della sposa, Tobia Fumo, è già deceduto.Angiolina ha già lasciato una delicata traccia nei registri dell'anagrafe di Colliano.Faceva molto freddo quando papà Tobia, il giorno di Santa Lucia del 1897, andò in comune a registrarne la nascita e il sindaco dell'epoca dispensò papà Tobia - fabbro- dal presentargli la neonata all'atto della registrazione, "a causa del freddo".
Poco più di vent'anni dopo, quella bambina nata al freddo avrebbe firmato il proprio nome con una grazia tutta sua (prima il cognome e poi il nome, come il marito).
Emigrare durante il fascismo
Non è semplice inquadrare storicamente la scelta dei Soriero di emigrare proprio nel 1937.
L'Italia fascista ha ormai ristretto la possibilità di emigrare e l'America ha sbarrato le porte con quote rigidissime. Eppure Leone e suo padre ci riescono, probabilmente richiamati da un familiare già stabilito oltreoceano.
E' un dato che attende la conferma dei documenti.
Che questa scelta sia in controtendenza, è dimostrato anche dall'andamento dei dati ISTAT sulla popolazione di Colliano: dopo un costante e notevole calo, registratosi nel periodo 1881-1911 (-633 abitanti), la popolazione aumenta nel periodo 1921-1936 (+ 640 abitanti).
La divisa nella quale combattere
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale trova Leone negli Stati Uniti, dunque.
Cosa avrà pensato?
Arruolarsi nell'esercito americano significa combattere contro l'Italia.
La storia degli italiani in uniforme americana è un argomento complesso, che abbiamo affrontato nel nostro blog nei post dedicati agli italiani che hanno combattuto la Grande Guerra nell'esercito americano: ma in quell'occasione Italia e USA militavano nello stesso schieramento.
Con la Seconda Guerra Mondiale la questione assume caratteri diversi.
Gli italoamericani di seconda generazione sono ormai cittadini statunitensi a tutti gli effetti e pertanto soggetti alla coscrizione obbligatoria introdotta nel 1940.
Essi non scelgono nel vero senso del termine: si arruolano perché sono cittadini americani.
Abbiamo raccontato la storia di Henry Porcelli, figlio di un valvese, che dopo lo sbarco americano a Salerno viene a Valva a conoscere la nonna.
Diverso è il caso degli italiani di prima generazione, come Leone.
La loro posizione è più ambigua: se non sono ancora naturalizzati, sono tecnicamente enemy aliens ("stranieri nemici") e vengono guardati con sospetto.
Ministero della Cultura - Portale Antenati / Archivio di Stato di Salerno, Stato civile italiano, Comune di Colliano (Registro delle nascite, anno 1897; Registro dei matrimoni, anno 1920).





.png)

.png)









