05 febbraio 2026

UN PODCAST SU UNA CRISI DI CENTO ANNI FA

Romanzo di una crisi è un podcast e spazio di scrittura nato da un archivio, dove documenti storici diventano racconto. Relazioni, verbali, ricorsi: carte che, se ascoltate, restituiscono voci, tensioni e persone.

Siamo a Valva, tra il 1923 e il 1926

Una crisi politica locale mette a nudo equilibri fragili, interessi personali e rivalità familiari. Da un lato l’amministrazione Valletta, dall’altro la sezione locale del fascio. In mezzo: ricorsi, accuse di conflitto di interessi, relazioni dei carabinieri, ispezioni prefettizie e scambi epistolari.

È una crisi che prelude all’arrivo del commissario prefettizio e poi del podestà, quando l’autonomia locale viene progressivamente svuotata e il conflitto trova una soluzione autoritaria: la vittoria del fascismo in un microcosmo che, a ben guardare, rappresenta quello che sta accadendo in tutto il Paese.

Ma tra tensioni e scontri, si intreccia un’altra storia: quella del Monumento ai CadutiLa partecipazione della popolazione, l’impegno dei valvesi emigrati a Newark e la solenne inaugurazione diventano l’unico momento di unità collettiva. Per un attimo, le fratture si ricompongono e la memoria dei morti sospende la lotta dei vivi.

Romanzo di una crisi non è un romanzo inventato né un saggio accademico. È una storia vera raccontata come un romanzo, perché solo così, forse, può essere davvero compresa.

🔗 Ascolta e leggi:
🎧 Audio Numero Zero – Ascoltare un archivio
🕮 Post 1 – Ascoltare un archivio
🕮 Post 2 – L’alba della crisi: quando i conti non tornano

Pubblicato su Substack la vòria, in collaborazione con il blog la ràdica.

G.V.

02 febbraio 2026

IL COMPLEANNO DELLA RADICA: IL LAVORO DI QUATTRO ANNI

...non me ne potevo andare, perché lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po' di tempo

e poi muoiono.

[Isabel Allende, La casa degli spiriti] 

Oggi il blog la ràdica compie quattro anni.
Il primo post inviato per lo mondo è del 3 febbraio 2022.
Da allora, 48 mesi di ricerca, approfondimento, iniziative, tentativi (ed errori).
Con questo, i post sono 296, per un totale di oltre 75mila visualizzazioni (in media 52 al giorno).

Gli obiettivi iniziali
Fin dall’inizio ci siamo posti alcuni obiettivi chiari.
Volevamo avviare una ricerca sui caduti e i dispersi della Seconda guerra mondiale, convinti che ai documenti fosse ancora possibile affiancare una memoria orale collettiva.
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei valvesi deportati nei campi di concentramento, i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani).
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Il nostro blog ha dedicato quattro post a questa Giornata, approfondendo il dibattito parlamentare, le voci critiche emerse e proponendo un confronto con la Legge 211/2000 sul Giorno della Memoria.
A Valva, la ràdica ha dato un piccolo contributo nel far emergere i nomi e le storie di 26 soldati prigionieri dei tedeschi.
Ecco l'elenco aggiornato: 👉Ai valvesi che non abbassarono la testa.

Il 2025
Nell’ultimo anno di lavoro il nostro percorso ha preso anche nuove direzioni.
È nata la newsletter: uno spazio settimanale in cui condividiamo il lavoro di ricerca, le novità dal blog e pensieri che sentiamo il bisogno di raccontare.
È nato anche un sito web, pensato come luogo di orientamento e approfondimento: una vetrina che raccoglie i principali contenuti del blog, li organizza per temi e rilancia anche i post meno recenti. 
Grande attenzione è stata riservata alle storie ambientate nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, spesso nate da documenti rintracciati nel portale Antenati. Circa venti post hanno raccontato storie e aneddoti capaci di gettare una luce su un contesto più ampio.
A questo filone è dedicato, ad esempio, un numero monografico di quello che è una sorta di giornale online, una vetrina del nostro blog. Tra le vicende più toccanti emerge quella dei “projetti”, neonati abbandonati e accolti dalla comunità. 
Si accedere alla newsletter, al sito e alla vetrina interattiva (in formato giornale online) attraverso ha home del nostro blog.

Romanzi di famiglie
Nell’ultimo anno il blog la ràdica ha dedicato una serie di approfondimenti ad alcun famiglie di Valva, intrecciando le vicende personali con la storia locale e nazionale. 
Abbiamo esplorato le origini, le migrazioni, la vita quotidiana e le attività lavorative, senza trascurare le vicende militare che hanno segnato molti di questi valvesi.
In questo percorso, ogni famiglia raccontata diventa un piccolo affresco di memoria collettiva: dalla creatività dei Grasso alle attività commerciali dei Miranda, fino alla resilienza contadina dei D’Arcangelo, tutte storie che ci aiutano a comprendere il legame tra radici, comunità e storia.
Alla famiglia Grasso abbiamo dedicato alcuni post, che idealmente compongono il romanzo 👉 Musa valvese. Il romanzo della famiglia Grasso.
Una famiglia di artisti attraversata dalle due guerre mondiali e dall’emigrazione. Musicisti e pittori, soldati in Italia e negli Stati Uniti, i Grasso intrecciano creatività, memoria e storia: da Francesco “Frank”, direttore d’orchestra affermato negli Stati Uniti, ad Ascanio, segnato dalla Grande Guerra, fino a Giovannino e Rodolfo, pittori, e al nipote Antonio Freda, detto Nuccio.
Abbiamo poi raccontato la storia della famiglia Miranda, mercanti di tessuti e merceria che hanno scelto Valva come nuova casa alla fine dell’Ottocento. 
Ferdinando e Rosa, provenienti dall’hinterland napoletano, hanno creato una famiglia che ha radicato tradizioni, lavoro e legami sociali nel cuore della Valle del Sele. Tra nascite, commerci e vita quotidiana, la vicenda dei Miranda restituisce uno spaccato della comunità e del mondo in trasformazione.
Il primo post dedicato alla famiglia Miranda è stato il più letto del nostro blog nel 2025:  👉Ferdinando e Rosa. L’epopea dei Miranda a Valva.
Ci siamo occupati inoltre della famiglia D’Arcangelo, contadini originari della Masseria Accetta a Statte (Taranto). Il capostipite Donato si trasferì a Valva, lavorando nella villa del marchese d’Ayala-Valva e costruendo una nuova famiglia. 
Tra lavoro agricolo, vita quotidiana, migrazioni in Argentina e Stati Uniti e le vicende della Seconda guerra mondiale – con due cugini prigionieri – la storia dei D’Arcangelo racconta resilienza, radici e memoria collettiva. Ecco il primo dei due post finora dedicati alla famiglia D'Arcangelo: 👉 Le radici e la guerra: la famiglia D'Arcangelo tra la Puglia  il mondo 

I cento anni dell'inaugurazione del Monumento
Per il centenario dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti (29 novembre 1925), la ràdica ha realizzato un video commemorativo, disponibile sul canale 🎥 YouTube @laradica_radicivalvesi.
Il video racconta la storia della cerimonia, i protagonisti, le celebrazioni civili e religiose, e il ruolo del monumento come luogo di memoria, gioventù e vita sociale a Valva. 
Le immagini mostrano cartoline storiche, fotografie d’archivio e momenti di rito civile, inclusa la deposizione delle corone e le celebrazioni del 4 novembre.
Parallelamente, il blog propone un racconto storico a puntate, basato su documenti d’archivio, in cui i personaggi parlano e pensano nel loro contesto reale. 
Il primo episodio, dedicato a padre Semeria, oratore ufficiale della cerimonia, è disponibile qui: 👉 Dolce e bello morire per la patria

Il Giorno della Pacchiana
Nel 2025 il blog la ràdica ha lanciato l’iniziativa di celebrare il 23 marzo come Giornata dell’abito tradizionale valvese, in ricordo dell’ultima “pacchiana” di Valva, zia Pasqualina Torsiello, scomparsa proprio quel giorno.
L’obiettivo era valorizzare la cultura contadina, le donne della nostra storia e le tradizioni che legano generazioni di famiglie. L’abito tradizionale non è stato raccontato solo come capo di vestiario, ma come simbolo di identità, memoria e legame collettivo.
In occasione del Giorno della Pacchiana, il blog ha pubblicato un album dedicato al vestito della nostra identità, intitolato 👉 L’abito delle nostre radici.
Nella prefazione, l’iniziativa veniva così spiegata:
Il Giorno della Pacchiana è stato un’occasione per riscoprire e onorare le tradizioni legate al vestito tradizionale della nostra comunità. Quello da ‘pacchiana’ non è solo un abito, ma un viaggio attraverso le generazioni, portando con sé la forza di una tradizione, le emozioni dei ricordi e i legami che sfidano il tempo. Ogni abito ha raccontato amore e dedizione, diventando simbolo di affetto e orgoglio e trasmettendo alle nuove generazioni il legame profondo tra passato e presente.
Purtroppo non siamo riusciti a coinvolgere scuole e associazioni, ma speriamo di farlo in futuro per trasformare questa giornata in un vero momento di memoria e festa condivisa.

Per questo la ràdica resta: a cercare, a ricostruire, a ricordare.
Perché la storia, come gli alberi, vive solo dove le radici tengono.
A chi ci accompagna in questo percorso, va il nostro grazie.
La ricerca continua.

25 gennaio 2026

"ALCUNI HANNO MUTATO BANDIERA": LA POSIZIONE DELL'ASSESSORE CUOZZO DOPO IL FURTO IN MONTAGNA

Continua la nostra ricostruzione della vicenda relativa a un furto di legna nei boschi comunali di Valva, risalente al 1922, con conseguenze che si protraggono nel tempo e contribuiscono ad accentuare il clima di tensione nel quale si consuma la crisi dell'ultima amministrazione comunale prima dell'avvento del podestà, quella del sindaco Valletta.
Nel post Un furto in montagna abbiamo presentato la lettera che Antonio Freda, dipendente comunale e presidente del comitato per il monumento ai Caduti, scrive al sottoprefetto di Campagna.
La lettera di Freda consente di ricostruire i retroscena politici della vicenda: l’amministrazione prima si costituisce parte civile e poi cambia orientamento, ma non tutti i consiglieri sono d’accordo. Emergono tentativi di mediazione, pressioni informali e tensioni personali, come dimostrano "le invettive contro il sindaco" di cui parla" Freda.
La lettera dell'assessore 
Dopo la lettera di Freda, e nel pieno delle pressioni per chiudere la vicenda, il 21 dicembre 1925 l’assessore Attilio Cuozzo scrive al Sottoprefetto di Campagna. 
In precedenza, Cuozzo aveva presentato una domanda per revocare la delibera che ritirava la costituzione di parte civile; per questo Ercole Pomes -amministratore del marchese d'Ayala e sempre più protagonista della politica valvese- aveva chiesto a Freda di intervenire affinché l’assessore ritirasse la propria iniziativa.
Cuozzo assicura che non si parlerà più dell' "incidente", ma vuole spiegare le ragioni del suo comportamento.
Il nostro scopo -scrive- era quello di far versare a ***** [l'accusato del furto] l'ammontare delle spese "ed era giustissimo", non quello di nuocere a un individuo.
Cuozzo spiega il suo punto di vista:
Non nascondo che il tirarsi dietro le quinte da parte di alcune persone, istigatori prima ora benefattori, mi aveva urtato e mi aveva spinto a continuare l'opera che essi stessi dichiaravano giusta e doverosa.
Notiamo anche il rammarico di Cuozzo, che annota con amarezza: 
Io sono apparso maligno e cattivo perché sono rimasto solo a sostenere la questione, mi permetta la frase, per viltà di alcuni, che appena comparsa un tantino di responsabilità morale hanno mutato bandiera con gesto veramente encomiabile.
Infine, l'assessore promette sulla sua "parola di onore" che non farà più nulla e alla prima riunione consiliare ritirerà personalmente la domanda.
Il difficile equilibrio di una piccola comunità
I documenti mostrano come, in un periodo di forte crisi amministrativa, equilibri politici, rapporti di potere e questioni di “decoro” familiare si intreccino profondamente nella vita pubblica del paese.
C'è un altro aspetto che colpisce. E' il tentativo, più o meno esplicito, di “aggiustare” la vicenda (a Valva si direbbe "apparare") senza portarne fino in fondo le conseguenze. 
La preoccupazione degli amministratori di non esporre una famiglia in vista sembra prevalere su altre valutazioni.
Dalla lettura dei documenti possiamo ricostruire persino l’ipotesi di una finta compravendita come possibile via d’uscita: una soluzione informale, pensata per ricomporre il conflitto e preservare il decoro, più che per accertare responsabilità. 
È forse una dinamica tipica di una piccola comunità, dove la politica diventa spesso un esercizio di mediazione continua, non sempre privo di ambiguità.

G.V.

24 gennaio 2026

UN FURTO DI LEGNA IN MONTAGNA

C'è un furto di legna in montagna.
Il comune di Valva si costituisce parte civile contro due esponenti di una famiglia in vista in paese (padre e figlio).
Siamo nell'ottobre 1922.
Tre anni dopo, il 19 dicembre 1925, da una lettera al Sottoprefetto di Campagna ricaviamo notizie utili a ricostruire una vicenda che avrà sicuramente animato il dibattito politico in paese in un periodo già interessato da una crisi profonda dell'amministrazione comunale.
Il signor Pomes, amministratore dell'azienda del marchese, chiede a Luigi Freda (presidente del comitato per il monumento ai Caduti) di "rivolgere preghiere" all'assessore Cuozzo Attilio affinché ritiri la domanda di revoca della delibera consiliare che ritira la costituzione di parte civile nella causa del comune di Valva contro la persona accusata del furto.
Lo stile dell'epoca è un po' ampolloso: in pratica, l'amministrazione comunale ha cambiato idea ma alcuni consiglieri non sono d'accordo.
L'assessore Cuozzo accetta di ritirare la domanda, ma a condizione che Pomes induca uno degli altri quattro firmatari della richiesta a fare lo stesso.
Non sappiamo chi siano le altre persone.
Ercole Pomes non è ancora commissario prefettizio, ma ormai opera come il principale attore della politica valvese.

Scrivendo al Sottoprefetto per chiarire la propria posizione, Freda racconta un dettaglio curioso.

Quando la guardia [...] redasse il verbale di furto a carico del rispettivo fratello e nipote, vi fu uno che correggendo, come sempre aveva fatto e fa, il verbale di qualche sgrammaticatura, fece notare che senza venire troppo meno al proprio dovere e per deferenza a un professionista, omise un periodo di esso verbale del seguente tenore: Abbiamo indi chiesto a ***** da chi fossero stati asportati i pezzi di legno caduti dal larghissimo taglio delle querce, abbattute dalla scure, ***** medesimo confessava averli fatti trasportare a casa a mezzo di some [di] asini e di persone che erano date sul luogo per portare il pranzo agli operai addetti al taglio.
Sembra che ci sia stato un tentativo di accordo tra ***** e l’acquirente del fondo, con una sorta di finta compravendita, che avrebbe permesso di risolvere la vicenda preservando la dignità della famiglia ***** e senza coinvolgere troppo l’Amministrazione.
Il padre della persona accusata del furto cerca di convincere il figlio ad accettare l'accordo, ma quest'ultimo è irremovibile e rivolge "aspre invettive all'indirizzo del Sindaco".
Freda si difende dalle accuse, per la verità non molto chiare nel documento, rivoltegli da ***** e riconosce come unica sua colpa l'ingenuità, perché egli ha scritto la domanda dei cinque consiglieri, ma "sul municipio, presenti il Sig. Sindaco ed il Segretario, che spiegò all'assessore Cuozzo quanto la legge comunale e provinciale dice in proposito" e aggiunge di aver scritto la lettera per dovere d'ufficio.

Torneremo sul documento, perché Luigi Freda dà alcune informazioni interessanti su una Società di mutuo soccorso attiva in paese.

Il racconto è tratto da fonti documentarie dell’epoca e ha finalità esclusivamente storiche e divulgative.

G.V.

17 gennaio 2026

ROMANZO DI UNA CRISI: ERCOLE POMES COMMISSARIO PREFETTIZIO A VALVA

L'11 gennaio 1926 è un lunedì.

Ercole Pomes, amministratore dell'azienda del marchese d'Ayala-Valva, diventa commissario prefettizio del comune di Valva.

Invia un telegramma al Sottoprefetto di Campagna, dichiarando di accettare "di buon grado l'incarico" per due motivi: "e per disciplina partito e per portare mia modesta cooperazione governo Nazionale fascista".

Lo stesso giorno pubblica un manifesto in cui dà la notizia alla popolazione.

Dichiara ai cittadini di volersi dedicare esclusivamente ad opere di generale interesse, "escludendo l'intrigo demagogico da cui per natura rifuggo".

Ecco il telegramma inviato al Sottoprefetto:

Pomes si era iscritto al partito il 16 novembre del 1925 e ne era diventato subito segretario, visto che il 13 dicembre aveva presieduto una riunione del Direttorio per discutere lo scioglimento dell’Amministrazione comunale.

Il Direttorio giudica la maggioranza dell’Amministrazione ostile al regime e decide un provvedimento drastico: la radiazione per indegnità di otto consiglieri comunali e dell’impiegato comunale Luigi Freda, accusati di aver condizionato o ostacolato l’azione del sindaco.

La nomina di Pomes segna il punto di svolta nella crisi che ormai dal 1923 oppone l'Amministrazione di Valva e la sezione locale del Partito Nazionale Fascista.

Il Prefetto aveva predisposto un'inchiesta sull'operato dell'Amministrazione.

Il sindaco Vincenzo Valletta si era difeso con dignità in consiglio comunale.

Nel gennaio 1924 il Prefetto definiva "completamente sfumata" la pacificazione tra il Fascio e l'Amministrazione e chiedeva al Comando dei carabinieri di Contursi di valutare la proposta di scioglimento dell'Amministrazione (e di relazionare sulle condizioni dell'ordine pubblico).

Nemmeno la solenne inaugurazione del Monumento ai Caduti, il 30 novembre 1925, aveva portato a un superamento della crisi.

La nomina del commissario prefettizio Ercole Pomes determinerà le dimissioni del sindaco Valletta, degli assessori e dei consiglieri.

E' lo stesso sindaco Valletta a riferire ad Ercole Pomes che il Sottoprefetto lo attende per comunicazioni urgenti:

La strada verso il podestà è aperta.

Il fascismo ormai non ha più ostacoli.

G.V.

29 dicembre 2025

L'ARGENTO DEI SENTIERI, 1

Parlare di persone centenarie è come contemplare alberi maestosi, con le radici in profondità e la chioma che si innalza verso l’alto; i rami sono braccia che offrono ombra.
I loro ricordi consentono a una comunità di costruire la propria storia.
Volti, avvenimenti, aneddoti esistono ancora perché i più anziani li ricordano e quando smettono di ricordare cessa la testimonianza diretta; anche se restano le carte e le foto, non sempre abbiamo la chiave per decifrarle.
Ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere diversi centenari.

Maria Genca
La prima centenaria che ricordo è Maria Genca.
Era di Taranto e in paese tutti la conoscevamo col cognome del marito, Cacciatore. Fino a non molto tempo fa ero convinto che fosse un soprannome.
Trovo i nomi del marito Domenico e del figlio Salvatore in un libro matricola dell’azienda del marchese, risalente al 1929-1931. Riconosco una località della provincia di Taranto, Satte, dalla quale provengono altri valvesi, la famiglia D’Arcangelo.
Ho da poco scoperto un particolare che la riguarda.
Lucia Cacciatore, sua figlia, si è sposata nell’ottobre 1943, appena è cessato il rumore degli aerei di guerra sul cielo di Valva. Il marito si chiamava Michele Perrone, era nato negli Stati Uniti ed era residente a Colliano.
Pochi giorni dopo di loro, il 5 novembre, si sono sposati Pasquale Torsiello fu Sabato e Pasqualina Cuozzo fu Michele.
Della sposa parlerò, perché sarebbe diventata una nonna di Valva.
In questa bella foto, la signora Maria Genca è vestita di nero:

fonte: Gozlinus

Eccola uscire dal seggio elettorale accompagnata dalla figlia Santina. Ha 102 anni:

fonte: Gozlinus
Antonio e Salvatore Feniello
Ho conosciuto i fratelli Antonio e Salvatore Feniello.
Erano i fratelli di Marianna, la cui triste vicenda ha segnato l’immaginario di Valva.

Marianna scivola in un pozzo in un giorno di maggio, mentre sta vivendo la sua primavera, a ventuno anni. Nessuno sa esattamente come sia accaduto, ma ogni generazione ha sentito parlare di lei. […]
Dicono che il fratello Salvatore, di nove anni più grande di lei, sia riuscito a sollevarla con l’uncino, il lungo bastone di legno dalla punta ricurva che si usa nei lavori dei campi. Salvatore si sporge, vede il grembiule gonfio che affiora nell’acqua del pozzo. Allunga l’uncino e aggancia il cinto della sorella, il laccio del grembiule che ogni mattina Marianna lega attorno alla vita, prima di cominciare la giornata.
Il corpo torna alla luce, ma Marianna è già lontana. 
Tra i fratelli in lacrime, il più giovane è Francesco. Ancora non sa che tra dieci anni il destino lo porterà lontano, in una terra straniera da cui non farà ritorno.

👉Marianna, che scivolò nel pozzo a primavera  

Ecco zio Salvatore, in una bella foto con don Domenico in occasione di una festa degli anziani:

fonte: Gozlinus

Ho scoperto una piccola curiosità relativa alla sua nascita:

Il nonno del pittore valvese Giovanni Grasso, di nome Francesco, muore il 27 gennaio 1901 (lo stesso giorno in cui, a Milano, muore Giuseppe Verdi). Il suo atto di morte viene firmato alle 11:30. Solo 15 minuti prima, Vito Feniello ha registrato la nascita del figlio Salvatore, firmando di suo pugno l’atto.

Suo fratello Antonio è nato il 5 febbraio 1903.

Anche in questo caso il papà Vito firma l’atto di nascita, ma c’è una novità: il bambino risulta nato in contrada Bosco, mentre Salvatore era nato nella casa in paese, in via Seconda Pistelle.
Dei due testimoni, uno è presente in entrambi gli atti: Antonio Freda, possidente.

Il matrimonio di Antonio Feniello si colloca in un momento particolare della storia di Valva.
Nel gennaio 1926 il sindaco Vincenzo Valletta si dimette e l’amministratore dell’azienda del marchese, Ercole Pomes, diventa commissario prefettizio per l’amministrazione provvisoria del Comune di Valva. È l’anticamera dell’arrivo del podestà: il fascismo si è ormai imposto anche nei piccoli comuni.
Il primo matrimonio celebrato da Pomes è proprio quello di Antonio Feniello e Teresina Cuozzo, il 30 gennaio.

Una curiosità: anche la sposa firma l’atto di matrimonio.

Antonia Torsiello, moglie di Matteo detto “Forte”
Ricordo bene zia Antonia, nei registri Maria Antonia Torsiello, moglie di Matteo Cozza, per i valvesi Mattej Fort.
La ricordo negli anni dopo il terremoto, ai prefabbricati degli austriaci. Era spesso da zé Fuluccia. Ricordo il suo modo di raccontare: gli anziani sanno affabulare, un verbo che mi piace perché ha lo stesso inizio della parola fascino, il potere di attrazione.
Però forse a renderla speciale erano le battute, che io -bambino- ripetevo a casa. Non le ricordo più, ma forse oggi le avrei definite pungenti.
Leggo che era nata il 12 gennaio 1907, in via San Vito. Tra i testimoni, oltre a Vincenzo Valletta (proprietario, che poi sarà sindaco fino alle dimissioni del 1926), nell’atto di nascita c’è Giuseppe Torsiello, che risulta “spaccamonte” (se leggo correttamente): immagino che lavorasse la pietra per ottenere materiali da costruzione. Nella parola antica, sento tutta la fatica del lavoro.
Ecco zia Antonia, in una foto prima del terremoto:

 

Qui è nel giorno del suo centesimo compleanno:

 

Nelle mie ricerche ho scoperto che zia Antonia aveva un fratello e una sorella emigrati negli Stati Uniti poco dopo la Prima guerra mondiale. Della sorella ho commentato un video in cui nel 1984 ricordava l’infanzia a Valva, la grotta di San Michele e un sogno premonitore sulla fine della guerra.
Il video è disponibile su YouTube: 📽 God-a-bless.

Antonia Feniello
Quando ha compiuto i cento anni, Antonia Feniello indossava uno splendido vestito da pacchiana ed è arrivata nelle ex cantine di Villa d’Ayala-Valva in carrozza.

 

Un ideale riscatto: la contadina in vesti tradizionali che entra nei locali della Villa che fu dei signori e vi arriva in una carrozza da signori.
Forse dentro la carrozza, anche se noi non le vedevamo, c’erano generazioni di donne, ragazze e mature, che nei secoli sono entrate in Villa con passo umile e sguardo pudico e dimesso. Quel giorno è stata festa anche per tutte loro.

Donne vestite con il tradizionale abito di “pacchiana”
Forse è vero che una donna riassume tante altre donne, perché sa contenere storie.
La sua voce custodisce generazioni intere come se fossero un’unica voce.

Sabato Torsiello
Sabato Torsiello è stato un mio vicino di casa.
Di lui ricordo un particolare: i piatti gettati a Capodanno, come segno di buon augurio per il nuovo anno. Un piccolo rituale, che forse intendeva tenere insieme memoria e futuro.
Mi pareva un uomo più alto della media, e nella mia immaginazione somigliava a un soldato, uno di quelli che sopportano fatiche e stenti senza lamentarsi. Non ho mai saputo davvero della sua vita militare (è una delle lacune della mia ricerca).

1987, anziani di Valva alle terme di Fiuggi; Sabato Torsiello è l’ultimo in alto;
fonte: 
Gozlinus
Lo ricordo il giorno del suo centesimo compleanno. Camminava da solo, l’ho salutato per dargli gli auguri sotto la chiesa, lui veniva dal Calvario.
Era nato il 1° marzo 1902, in corso Umberto Primo, al numero 16.
Forse pochi passi prima, passando dove sorgeva la casa in cui era nato, si sarà commosso, avrà pensato ai suoi genitori.
Ci sono alcuni dettagli che mi colpiscono nel suo atto di nascita.

A denunciarne la nascita, è la levatrice del paese: Rebecca Nigro, che sa firmare. Una delle firme è di Donato Vacca, il nonno di mia nonna Donata (molto presente nelle firme degli atti in comune, risulta “messo comunale”).
Zé Rebecca è andata in comune al posto del papà del bambino, “il quale non ha potuto denunciare la nascita perché infermo”.
Sabato Torsiello entra nei registri comunali prima ancora che il padre possa accompagnarlo.

Forse anche per questo, nella vita, ha attraversato molte prove ed è andato avanti con forza e dignità. Così l’ho visto in quel giorno di marzo di inizio secolo, quando un po’ goffamente gli ho fatto gli auguri per strada.

Rosina Iannuzzi
Persone che migrano. Storie che si intrecciano, insieme ai cognomi e al modo di parlare. Valvesi che vanno in America e qualcuno torna a Valva con i figli piccoli. È la storia di Rosina Iannuzzi, nata a Batavia -negli Stati Uniti- il 5 giugno 1913.
Il suo atto di nascita non risulta nei registri di Valva, mentre c’è quello del matrimonio con Giuseppe Vacca, nel 1939. 
A trascrivere l’atto inviato dal parroco Spiotta è Publio Gaudiosi, delegato podestarile e marito della maestra di Valva, la signora Fernanda.
In questa foto, zia Rosina è con il marito e i loro cinque figli, tutti maschi:

La foto è del 1951; fonte: Gozlinus

Eccola in altre foto di famiglia:

 

 

Ecco zia Rosina il giorno del suo centesimo compleanno:

fonte: Gozlinus

Finisce qui la prima parte di questo viaggio nella memoria.
Altri nomi e altri volti attendono di essere ricordati, altre storie chiedono di essere raccontate.
Cercherò di farlo nella seconda tappa.

Ringrazio le persone che mi hanno fornito le fotografie:
Gerarda Sica, per le fotografie della sua bisnonna Antonia Torsiello.
Stefania Feniello, per le fotografie del compleanno della signora Antonia Feniello.
Renata Vacca, per le fotografie della nonna Rosa Iannuzzi.

G.V.

22 dicembre 2025

PRIMAVERA DI RINASCITA -La famiglia D'Arcangelo a Valva

Questo è il secondo capitolo della storia della famiglia D’Arcangelo. 
Nel post Le radici e la guerra abbiamo raccontato le vicende del capostipite, Donato, che lascia la Puglia per trasferirsi a Valva. Qui inizia un nuovo capitolo della sua vita, tra il lavoro nella villa del marchese d’Ayala-Valva e la costruzione di una nuova famiglia.

Primavera di rinascita
La scomparsa della moglie e quella del figlioletto segnano una frattura nella vita di Donato D'arcangelo, scandendo un prima e un dopo.
Il giovane lascia Taranto e si trasferisce a Valva, in provincia di Salerno.
Qui, l’azienda agricola del marchese d’Ayala-Valva, nobile residente a Taranto, offre lavoro stagionale a diverse famiglie tarantine, alcune delle quali decidono di stabilirsi definitivamente nel piccolo borgo.
La stagione della rinascita sembra offrire al giovane vedovo l'occasione di voltare pagina e di ricostruire la propria vita accanto a una nuova compagna.
Il 25 aprile 1885 infatti Donato sposa una giovane cucitrice valvese, Francesca Annunziata, figlia di Michelarcangelo e di Rosa Caprio. Donato risulta "trainante".
Un anno dopo, sempre in primavera, sboccia un altro fiore nella vita di Donato: il 4 aprile 1886 nasce Pietro.

Pietro sposerà Maria Del Plato: i due avranno diversi figli. 
Nel 1911 nella villa del marchese nascerà Donato Carmine, ma morirà a solo cinque anni. Nel 1912 nasce Francesca, nel 1914 Laura Caterina Maria, la "zia Lauretta" di cui abbiamo parlato nel post in cui abbiamo raccontato le vicende di Nicola D'Antona, suo marito sposato per procura durante la guerra: L'amore ai tempi della guerra.
Il nome Donato sarà dato a un altro figlio, nato nel 1917: uno dei due cugini da cui è partita la nostra ricerca dedicata alla famiglia D'Arcangelo, quello prigioniero in Germania. 
Altre figlie saranno Margherita ("Titina") e Raffaela ("Filuccia"). 
Francesca, sua figlia Anita, Donato e Raffaela emigreranno in Argentina. 

Nascere, lavorare e morire nella villa del marchese
Dopo il primogenito Pietro, Donato e Francesca hanno ancora numerosi figli.
Nel 1890 nasce Michele.
Michele sposerà Maria Cecere; uno dei loro figli, Donato, nato nel 1917, sarà prigioniero degli inglesi in Australia. Il secondo figlio maschio avrà il nome di uno zio morto sei anni prima: Martino (1918), al quale prossimamente dedicheremo un post. Le due figlie saranno Antonia (1915) e Semplicia (1920).            
Anni Trenta. L'uomo in alto è Donato, il capostipite; alla sua sinistra, la moglie Francesca Annunziata. Nella seconda fila ci sono tre figlie di Pietro e Maria: da sinistra, la prima è Titina (Margherita), la quarta è Filuccia (Raffaela) e la quinta è Caterina. La donna col bambino in braccio è Giannina D'Arcangelo, con suo figlio Mario Falcone. 
Nella fila in basso, da sinistra Pietro (il primo della famiglia nato a Valva), poi suo figlio Donato e Martino, figlio di Michele. L'ultimo a destra è Michele, altro figlio di Donato.
La foto e la descrizione sono tratte dal post "Le ragioni del cuore", pubblicato da Gozlinus, insieme a una bellissima lettera di Enzo Blasi. 
La famiglia D'Arcangelo lavora nella Villa d'Ayala-Valva.
I due fratelli Pietro e Michele lavorano come trainanti, trasportando prodotti dai campi alla cantina o all'oleificio del marchese.
Anche le mogli e le figlie grandi lavorano nella villa, nelle cucine o in altri lavori di pulizia e manutenzione del parco, insieme ad altre ragazze del paese.

Gli altri figli di Donato e Francesca
Nel 1896 nasce Maria Tommasina Domenica. Emigrerà negli Stati Uniti, New Jersey; tornerà a Valva nel 1980, a visitare la sorella Margherita e gli altri parenti.
Nel 1899 nasce Martino, che morirà appena dodicenne "nella villa del marchese D'Ayala" nell'aprile 1912.
Nel dicembre 1901 nasce Margherita Immacolata Maria. Sposerà Onofrio Verginiello, che sarà il primo sindaco di Valva del dopoguerra, dopo il fascismo.
Nel 1904 nasce Giuseppe Gerardo Maria, che alla visita di leva si dichiarerà "impiegato"; emigrerà giovanissimo in Argentina.
Abbiamo una foto in cui è appena arrivato in Sud America:

In questa altra foto lo vediamo con gli occhiali, con la moglie alla sua destra. Al centro vediamo Donato, il soldato di cui racconteremo la storia dell'internamento in Germania.
Nel maggio 1908 nasce Luigi
Una curiosità: nell'atto di nascita la famiglia risulta residente "in Villa D'Ayala-Valva". 
Alla visita militare Luigi viene registrato come "sarto". 
Sarà militare fino alla sua morte, avvenuta precocemente nel 1957. Sposerà una bellissima ragazza di Padova, di nome Lidia, modella in eleganti atelier di Padova.
In questa foto la vediamo a Valva, mentre indossa il vestito tradizionale da "pacchiana":
Altre due figlie di Donato e Francesca sono Gianna Rosa Maria, conosciuta come Giannina(1889) e Antonietta.
Una figlia di Giannina, di nome Nerina, emigrerà in Argentina. Antonietta si sposerà a Taranto, ripercorrendo a ritroso il cammino del padre Donato.

Ora che abbiamo visto da dove vengono, possiamo raccontare la storia dei due cugini D'Arcangelo prigionieri.

🙏Rinnoviamo il nostro ringraziamento a Gina D'Arcangelo per la preziosa collaborazione.

G.V.