La storia della famiglia D’Arcangelo è un intreccio di dolore e rinascita. Dalle campagne del Tarantino, tra masserie e lavoro agricolo, fino all'azienda agricola del marchese a Valva, i D’Arcangelo attraversano profondi cambiamenti, restando sempre uniti da una forte identità familiare.
È proprio da questo lungo percorso, fatto di sacrifici e resilienza, che emergono le vicende della Seconda guerra mondiale.
Due cugini, entrambi di nome Donato D’Arcangelo, vengono fatti prigionieri durante il conflitto.
In questo post ci occupiamo di uno di loro: Donato, nato nel 1919, catturato sul fronte greco e internato in Germania.
Pietro è nato a Valva nel 1886, un anno dopo il matrimonio dei suoi genitori. Il papà Donato si era trasferito a Valva dopo la morte della moglie e del loro figlioletto Pietro. Il nome Donato sarà dato a un bambino nato nel 1911, che però morirà a soli cinque anni. Nel 1912 nasce Francesca, nel 1914 Laura Caterina Maria, la "zia Lauretta" di cui abbiamo parlato nel post L'amore ai tempi della guerra.
Altre figlie saranno Margherita ("Titina") e Raffaela ("Filuccia").
Francesca, sua figlia Anita, Donato e Raffaela emigreranno in Argentina, insieme ad altri membri della famiglia D'Arcangelo, tra cui Giuseppe, fratello di Pietro.
Pietro è nato a Valva nel 1886, un anno dopo il matrimonio dei suoi genitori. Il papà Donato si era trasferito a Valva dopo la morte della moglie e del loro figlioletto Pietro. Il nome Donato sarà dato a un bambino nato nel 1911, che però morirà a soli cinque anni. Nel 1912 nasce Francesca, nel 1914 Laura Caterina Maria, la "zia Lauretta" di cui abbiamo parlato nel post L'amore ai tempi della guerra.
Altre figlie saranno Margherita ("Titina") e Raffaela ("Filuccia").
Francesca, sua figlia Anita, Donato e Raffaela emigreranno in Argentina, insieme ad altri membri della famiglia D'Arcangelo, tra cui Giuseppe, fratello di Pietro.
Il soldato Donato
Nel suo foglio matricolare leggiamo che Donato sa leggere e scrivere (ha la quarta elementare) e lavora come falegname. Di statura media (circa 1,67 m), con capelli castani lisci, occhi castani e colorito bruno, presenta i tratti tipici della popolazione rurale del tempo. Il suo volto è descritto come ovale, con naso greco: dettagli che restituiscono un’immagine concreta e viva del giovane.
Chiamato alle armi nel 1941, viene arruolato nella fanteria, prestando servizio presso un deposito militare.
La nostra ricostruzione
Il foglio matricolare fornisce informazioni essenziali ma limitate; integrandole con fonti storiche generali sul reggimento e sulla situazione in Grecia, è possibile tentare una ricostruizione plausibile delle vicende del soldato Donato.
Donato viene chiamato alle armi il 29 ottobre 1941, presentandosi in anticipo al distretto militare per svolgere la leva come allievo musicante.
Inizialmente è assegnato al deposito del 7º Reggimento Fanteria a Milano, dove svolge la formazione di base e le prime attività di leva.
Successivamente, come molti soldati italiani, Donato viene trasferito in territorio dichiarato in stato di guerra.
Il 22 luglio 1942 raggiunge il reparto mobilitato in Grecia, dove il 7º Reggimento era impegnato come unità di occupazione e controllo del territorio.
Il foglio matricolare fornisce informazioni essenziali ma limitate; integrandole con fonti storiche generali sul reggimento e sulla situazione in Grecia, è possibile tentare una ricostruizione plausibile delle vicende del soldato Donato.
Donato viene chiamato alle armi il 29 ottobre 1941, presentandosi in anticipo al distretto militare per svolgere la leva come allievo musicante.
Inizialmente è assegnato al deposito del 7º Reggimento Fanteria a Milano, dove svolge la formazione di base e le prime attività di leva.
Successivamente, come molti soldati italiani, Donato viene trasferito in territorio dichiarato in stato di guerra.
Il 22 luglio 1942 raggiunge il reparto mobilitato in Grecia, dove il 7º Reggimento era impegnato come unità di occupazione e controllo del territorio.
L’Italia, dopo la campagna del 1940‑41 contro la Grecia, manteneva diverse truppe dislocate nel paese per presidi e operazioni anti‑partigiane; il Reggimento “Milano” operava soprattutto nella Tessaglia, con base nella zona di Larissa e nelle aree interne.
Nei mesi successivi, Donato svolge probabilmente servizio di presidio e controllo, vivendo una realtà fatta di pattuglie, presidi nei centri abitati e gestione del territorio occupato.
Tuttavia, la situazione cambia radicalmente con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943. In tutta la Grecia continentale i reparti italiani vengono improvvisamente disarmati dalla Wehrmacht: il 7º Reggimento “Milano”, come molti altri, si dissolve sotto la pressione tedesca.
Donato viene quindi catturato dai tedeschi. Conosciamo la data della sua cattura: il 15 settembre 1943.
Nei mesi successivi, Donato svolge probabilmente servizio di presidio e controllo, vivendo una realtà fatta di pattuglie, presidi nei centri abitati e gestione del territorio occupato.
Tuttavia, la situazione cambia radicalmente con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943. In tutta la Grecia continentale i reparti italiani vengono improvvisamente disarmati dalla Wehrmacht: il 7º Reggimento “Milano”, come molti altri, si dissolve sotto la pressione tedesca.
Donato viene quindi catturato dai tedeschi. Conosciamo la data della sua cattura: il 15 settembre 1943.
Vita nel Lager
Non disponiamo di testimonianze dirette né dei ricordi personali di Donato. Possiamo però tentare una ricostruzione dei suoi mesi di prigionia in Germania, basata sugli studi storici e sulle numerose testimonianze di Internati Militari Italiani, di cui spesso il blog "la ràdica" si è occupato.
Dopo la cattura in Grecia, Donato viene trasferito come IMI nei Lager tedeschi, dove affronta un anno e mezzo di condizioni estremamente dure: freddo, fame, sovraffollamento, malattie e lavori estenuanti in miniere, fabbriche e aziende agricole, con turni di 12‑14 ore e -secondo alcune testimonianze- un solo giorno di riposo al mese.
Malgrado percosse, insulti e la costante pressione psicologica, gli internati trovano forza nella solidarietà, nella fede e nell’ingegno personale: è verosimile che anche Donato, come molti dei suoi compagni, abbia affrontato quotidianamente queste privazioni e sofferenze, fino alla liberazione del 5 aprile 1945, quando viene liberato dalle forze alleate.
Rientrato in Italia, si presenta al distretto militare di Salerno il 25 aprile 1945: è una data storica per l'Italia, che celebra la sua liberazione dall'occupazione nazifascista, con l'insurrezione di Milano.
Donato e l'Italia sono finalmente liberi, lo stesso giorno.
Non disponiamo di testimonianze dirette né dei ricordi personali di Donato. Possiamo però tentare una ricostruzione dei suoi mesi di prigionia in Germania, basata sugli studi storici e sulle numerose testimonianze di Internati Militari Italiani, di cui spesso il blog "la ràdica" si è occupato.
Dopo la cattura in Grecia, Donato viene trasferito come IMI nei Lager tedeschi, dove affronta un anno e mezzo di condizioni estremamente dure: freddo, fame, sovraffollamento, malattie e lavori estenuanti in miniere, fabbriche e aziende agricole, con turni di 12‑14 ore e -secondo alcune testimonianze- un solo giorno di riposo al mese.
Malgrado percosse, insulti e la costante pressione psicologica, gli internati trovano forza nella solidarietà, nella fede e nell’ingegno personale: è verosimile che anche Donato, come molti dei suoi compagni, abbia affrontato quotidianamente queste privazioni e sofferenze, fino alla liberazione del 5 aprile 1945, quando viene liberato dalle forze alleate.
Rientrato in Italia, si presenta al distretto militare di Salerno il 25 aprile 1945: è una data storica per l'Italia, che celebra la sua liberazione dall'occupazione nazifascista, con l'insurrezione di Milano.
Donato e l'Italia sono finalmente liberi, lo stesso giorno.
Un album italo-argentino
La vita di Donato proseguirà in Argentina.
Da lì, sua figlia Silvana e José Maria -cugino di Donato perché figlio di Giuseppe D’Arcangelo -ci hanno inviato alcune foto, che pubblichiamo volentieri:
In questa foto Donato è il signore in prima fila senza occhiali, l'altro è Giuseppe D'Arcangelo, suo zio (è infatti fratello di Pietro e di Michele, che è il papà di un altro soldato prigioniero, anche lui di nome Donato).
In questa altra foto, che risale al 1977, vediamo Donato con i baffi; al centro, José Maria, figlio di Giuseppe D'Arcangelo; a sinistra Francesca, sorella di Donato. La moglie di Donato, Giuseppina (Peppina) è già deceduta. Dietro, con gli occhiali, la mamma di José Maria. Donato è stato il padrino di battesimo di José Maria.
Un sentito ringraziamento a due valvesi che vivono in Argentina: la signora Silvana D'Arcangelo, figlia di Donato e il signor José Maria D'Arcangelo, figlio di Giuseppe.
Rinnoviamo il nostro ringraziamento a Gina D'arcangelo per la consueta, preziosissima, collaborazione.
Approfondimento
Nel post Le radici e la guerra abbiamo raccontato le vicende del capostipite, Donato, che lascia la Puglia per trasferirsi a Valva.
Nel post Primavera di rinascita, la famiglia D'Arcangelo a Valva abbiamo raccontato il nuovo capitolo della sua vita, tra il lavoro nella villa del marchese d'Ayala-Valva e la costruzione di una nuova famiglia, a Valva.
G.V.


