Visualizzazione post con etichetta Storia del Novecento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia del Novecento. Mostra tutti i post

06 giugno 2026

UN COLLIANESE NEL CUORE DELLA STORIA

Prosegue il nostro racconto della storia di Leone Soriero.
Nato a Colliano nel 1924, si è trasferito poco più che bambino negli Stati Uniti, nel New Jersey.
Agli inizi degli anni Quaranta si trova in una posizione paradossale: considerato dall'America un enemy alien -straniero nemico- proprio mentre il Paese che lo ha accolto sta entrando in guerra contro il Paese in cui è nato. 
È da questo limbo che inizia il suo percorso verso i giorni cruciali del giugno 1944, quando si ritrova su una nave diretta verso le coste della Normandia.
"In partenza per la Normandia",
come è scritto nell'album fotografico di Leone
Come è finito, allora, un ragazzo di Colliano nell'esercito americano?
Un ingresso graduale nella macchina bellica
Tra i documenti emerge un dato significativo: dal 21 novembre 1942 al 22 agosto 1943 Leone risulta nell'Enlisted Reserve Corps -il Corpo di Riserva degli Arruolati- in stato inattivo. 
Prima la riserva, poi il richiamo al servizio effettivo: un ingresso graduale nella macchina bellica americana, con una prima fase di inquadramento e solo in seguito l’attivazione al servizio effettivo nell’agosto 1943. 
Cimeli militari di Leo Soriero (U.S. Army). 
La piastrina identificativa riporta il nome del militare, il numero di matricola (13095568), il nominativo della persona di riferimento da contattare in caso di necessità (Mike Soriero, suo padre) e l'indirizzo di residenza: 664 East Main Street, Lock Haven, Pennsylvania.
Nella teca sono inoltre conservati distintivi di grado e di reparto risalenti al periodo del servizio militare.
La ricostruzione, che si basa su documenti parziali e sulla storia del suo reggimento, andrà verificata ulteriormente.
Di certo, sappiamo che il 6 giugno 1944 Leone si trova nel cuore della storia mondiale: su una nave che sta per raggiungere le coste della Francia.
E' infatti uno degli oltre 150.000 soldati che partecipano allo  Sbarco in Normandia.
Intorno a lui, un'armata che sembra non finire mai: 7.000 navi, 11.500 aerei, migliaia di paracadutisti già lanciati nella notte. Fu il più grande sbarco anfibio della storia, e l'inizio del percorso che avrebbe portato alla liberazione dell'Europa occidentale.
Un'ipotesi sulla guerra di Leone
Leone viene inquadrato nel 358° Reggimento di Fanteria, parte della 90ª Divisione, i Tough 'Ombres, dalle iniziali di Texas e Oklahoma. 
Si addestra nel gigantesco Camp Barkeley, in Texas.
Nell'aprile 1944 attraversa l'Atlantico, destinazione: Inghilterra, e poi la Francia.
Il suo reggimento sbarca a Utah Beach tra il 7 e l'8 giugno 1944. Da quel momento è un lungo inseguimento dei tedeschi, verso est: la Normandia, la sacca di Falaise, la Mosella, le Ardenne, fino al cuore della Germania.
Immaginiamo che Leone non sia un combattente in prima linea. Sbarca con il grado di Technician Fifth Grade -un tecnico specializzato- e il suo profilo è quello di chi tiene in piedi la macchina dall'interno: soccorritore, poi cuoco, al servizio delle truppe e probabilmente degli ospedali da campo. 
Attraversa l'Europa così: Inghilterra, Francia, Belgio, Germania. 

La guerra, però, lascia sempre il segno. In Francia Leone viene ferito a una gamba: una scheggia metallica lo accompagnerà per il resto della vita.
Ma la vita, quando ha la forma di un romanzo, riserva capitoli incredibili anche dopo la tempesta. In questa foto -scattata nel periodo del terremoto del 1980- mamma Angiolina è con i figli Leone e Tobia, che portano i nomi dei due nonni. 
Leone è tornato a Colliano, e ha riportato sua madre con sé nel New Jersey.
Anche questa è una storia che racconteremo. 
🙏 Un sentito ringraziamento alle figlie Angela Maria e Lia Soriero per la preziosa collaborazione e per aver condiviso la memoria e le immagini del padre.
📌 Dati e note biografiche militari sono ricavati dalla documentazione ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti (U.S. Army), messa a disposizione dalla famiglia Soriero. Immagini d'epoca tratte dall'album privato di famiglia.
📖Ecco il primo episodio del nostro racconto dedicato alla vita di Leone Soriero:

2-continua
G.V.

 

02 giugno 2026

IL VOTO DEL 2 GIUGNO 1946 A VALVA

Il 2 giugno 1946 Valva vota per la monarchia e sceglie in prevalenza partiti moderati alla Costituente.
Al referendum istituzionale votano 1.017 valvesi: 599 (65,54%) optano per la monarchia, 315 (34,46%) per la repubblica.
Il dato della monarchia è leggermente inferiore di quello provinciale (75,17%).
Gli unici comuni dell'area in cui prevale la repubblica sono San Gregorio Magno (71,43%) e Colliano (60,40%).
Si tratta di un dato particolarmente significativo, poiché nell'intera provincia di Salerno soltanto nove comuni votano in maggioranza per la repubblica.

Consegna in Cassazione delle schede del referendum del 2 giugno;
fonte: sito del Senato.
Il voto per la Costituente
Lo stesso giorno si vota anche per eleggere i deputati all'Assemblea Costituente.
A Valva vince il blocco moderato ma la sinistra ha quasi un terzo dei voti e ottiene risultati migliori rispetto alla provincia e alla circoscrizione (Salerno-Avellino).
Il numero dei votanti è lo stesso: 1017, pari all'87.60%.
Il partito più votato risulta la Democrazia Cristiana, con 181 voti (22,13%).
Al secondo posto l'Unione Democratica Nazionale, una lista elettorale formata da diversi partiti moderati, tra i quali il Partito Liberale Italiano (PLI) e la Democrazia del Lavoro (DL): ottiene 163 voti (19,93%).
Questi due partiti moderati raggiungono poco più del 40%, mentre nella provincia di Salerno superano il 50% (sebbene leggermente inferiore nella circoscrizione Salerno-Avellino).
Troviamo poi due partiti di sinistra: il PSIUP (il Partito Socialista) che ottiene 144 voti (17,60%) e il PCI, con 92 voti (11,25%).
Insieme arrivano quasi al 29%, mentre nella provincia di Salerno sono al 14% (il dato è praticamente lo stesso nella circoscrizione Salerno-Avellino).
C'è poi un partito che pochi conoscono: la Concentrazione Democratica Repubblicana, che possiamo definire un raggruppamento liberale di sinistra e che confluirà l'anno dopo nel Partito Repubblicano (58 voti, pari al 7,09%).
Il partito dell'Uomo Qualunque ottiene 49 voti (5,99%), il Blocco nazionale della libertà 39 voti (4,77%).
Altri partiti che ottengono voti sono: P. Unione nazionale (31), Partito Democratico del Lavoro (un partito di socialismo riformista, 20 voti), Gruppi Combattenti e Indipendenti (16 voti), Partito d'Azione (16 voti), PRI (9 voti).
Abbastanza alto il numero delle schede nulle (139) e bianche (60).
Al referendum istituzionale le nulle sono decisamente meno (solo 39), quasi identiche le bianche (64).
Ecco le prime quattro liste a livello nazionale:
- DC 35,21%
- PSIUP 20,68%
- PCI 18,93%
- UNIONE DEMOCRATICA NAZIONALE 6,78%

Il 1948
Tra il 1946 e il 1948 Valva passa da un sistema politico relativamente aperto e frammentato a uno molto più polarizzato. Alle elezioni del 18 aprile 1948 la sinistra, che alla Costituente aveva raggiunto quasi il 29% e rappresentava una presenza superiore alla media provinciale, perde terreno.
Nel 1948 Valva si collocherà dunque stabilmente nel campo anticomunista, ma con una peculiarità significativa: accanto a una forte presenza democristiana, si afferma una destra nazionalista più forte di quanto avvenga nella provincia di Salerno e nel resto d'Italia.

Si veda anche:

G.V.



18 aprile 2026

VALVA AL VOTO: 18 APRILE 1948

In un clima di forte tensione, il 18 e il 19 aprile 1948 si tengono le prime elezioni politiche dell'Italia repubblicana.
Il contesto storico-politico
Dopo la Liberazione, il clima di collaborazione tra le forze antifasciste ha lasciato rapidamente spazio a una dura contrapposizione ideologica, accentuata dal contesto internazionale della Guerra Fredda. 

L'Italia al bivio

In un Paese ancora segnato da gravi difficoltà economiche e sociali, gli aiuti per la ricostruzione ricevuti dagli Stati Uniti, il cosiddetto "Piano Marshall", hanno rafforzato la posizione della Democrazia Cristiana e portato, nel 1947, all’esclusione di comunisti e socialisti dal governo. 
Lo scontro politico nelle piazze è intenso, mentre l’Assemblea Costituente conclude i propri lavori con l’approvazione della Costituzione nel dicembre 1947.
Alle elezioni del 1948 la Democrazia Cristiana ottiene un risultato straordinario, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi e affermandosi come principale punto di riferimento dell’elettorato anticomunista. 

Sul fronte opposto, il Fronte Democratico Popolare — che riunisce comunisti e socialisti — subisce una netta sconfitta, fermandosi intorno al 30% dei voti, anche a causa della scissione socialdemocratica guidata da Giuseppe Saragat. 
La destra, ancora frammentata tra diverse forze, registra risultati complessivamente modesti.
Il voto a Valva
A Valva, la partecipazione elettorale risulta molto elevata, come era stato anche per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, giorno in cui oltre a scegliere tra monarchia e repubblica i cittadini erano stati chiamati a eleggere i loro rappresentanti all'Assembla Costituente.
Alle elezioni per la Costituente a Valva avevano votato 1.017 elettori su 1.161 (87,60%), mentre alle politiche del 1948 i votanti salgono a 1.111 su 1.175 (94,55%) per la Camera e a 1014 su 968 (95,46%) per il Senato, segnando un ulteriore aumento dell’affluenza. 
I risultati
Dal portale Eligendo, del Ministero dell'Interno, ricaviamo i risultati di quella consultazione.

CAMERA 
Si votava al compimento della maggiore età: 21 anni.
Valva è nella circoscrizione Benevento-Avellino-Salerno.

Liste/gruppi

 

voti

%

% provincia

DC

510

47,44

52,51

FRONTE DEMOCRATICO POPOLARE

186

17,30

16,51

MOVIMENTO NAZIONALISTA DEMOCRATICO SOCIALE

149

13,86

4,18

MSI

91

8,47

2,52

BLOCCO NAZIONALE

75

6,98

7,32

PARTITO NAZIONALE MONARCHICO ALLEANZA DEL LAVORO

24

2,23

13,20

UNITA’ SOCIALISTA

20

1,86

2,03

PARTITO CRISTIANO SOCIALE

7

0,65

0,30

BLOCCO POPOLARE UNIONISTA

5

0,47

0,24

PRI

4

0,37

0,85

PARTITO CONTADINI D’ITALIA

2

0,19

0,07

UNIONE MOVIMENTI FEDERALISTI

2

0,19

0,26

MOVIMENTO UNITA’ D’ITALIA

0

0

0,02

 

Totali

 

1075

 

 

Elettori: 1174                    Votanti 1111 (94,55%)
Schede bianche: 8            
Schede non valide (bianche incluse): 36

I risultati di Valva sono sostanzialmente sovrapponibili ai risultati della provincia di Salerno, con alcune eccezioni: l’ottimo risultato del Movimento Nazionalista Democratico Sociale e la buona affermazione del Movimento Sociale Italiano. Al di sotto dei dati provinciali si colloca invece il Partito Monarchico.
Accanto ai risultati più prevedibili, il voto a Valva presenta alcune curiosità significative, a cominciare dall’ottima affermazione del Movimento Nazionalista Democratico Sociale, ben oltre la media provinciale e nazionale. 
Infatti, il movimento raccoglie complessivamente lo 0,21%, ma il suo consenso risulta fortemente concentrato in alcune aree specifiche: nella circoscrizione Salerno–Avellino–Benevento ottiene 19.327 voti (2,41%) e in diversi centri locali raggiunge percentuali particolarmente elevate. 
Oltre al buon risultato di Valva, a Buccino arriva a 568 voti (17,12%), mentre a Santomenna si afferma come secondo partito con 37 voti, sebbene a grande distanza dalla Democrazia Cristiana, che ne ottiene 606.

SENATO 
Età minima richiesta: 25 anni.
Valva è inserita nel collegio di Eboli.

Liste/gruppi

 

voti

%

%

regione

DC

362

40,22

46,42

SOCIALCOMUNISTI

200

22,22

19,07

BLOCCO NAZIONALE

191

21,22

11,98

MOVIMENTO NAZIONALISTA DEMOCRATICO SOCIALE

147

16,33

1

 

Totali

 

900

 

 

Elettori: 1014                          Votanti 968 (95,46%)
Schede bianche: 26                Schede non valide (bianche incluse): 68

Non abbiamo i dati della provincia di Salerno né del collegio di Eboli. Negli altri collegi della Campania ci sono altre liste, non presenti in quello di Eboli.
Analisi del voto valvese 
Il quadro elettorale di Valva nelle consultazioni del 1948 evidenzia una forte partecipazione al voto e una netta prevalenza dei grandi schieramenti nazionali, in linea con la dinamica politica italiana dell’epoca, ma con alcune specificità locali di rilievo.
È utile ricordare che nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946 Valva aveva espresso una netta preferenza per la monarchia, che aveva ottenuto i due terzi dei consensi, segnalando una inclinazione conservatrice degli elettori.
Nel 1948 la Democrazia Cristiana si afferma come primo partito pur con un risultato leggermente inferiore rispetto alla media provinciale.
Nel loro insieme, la Democrazia Cristiana e il Blocco Nazionale esprimono a Valva un’area elettorale moderata e anticomunista, che unisce il voto cattolico della DC a componenti liberal-conservatrici e monarchiche.
Quest’area vale il 55% alla Camera e il 60% al Senato. 
Il Fronte Democratico Popolare ottiene un consenso significativo ma non decisivo, riflettendo la presenza, seppur minoritaria, dell’elettorato di sinistra (nel 1946 il PSIUP  e il PCI avevano ottenuto complessivamente quasi il 30%).

L’area di sinistra, considerando il Fronte e Unità Socialista, si ferma a poco meno del 20% alla Camera, mentre i Socialcomunisti al Senato raggiungono il 22%. 
Nel complesso, si registra un calo rispetto al 1946.

Il dato più rilevante emerge dall’area della destra e delle liste minori.
Il Movimento Nazionalista Democratico Sociale registra -come abbiamo visto- un risultato decisamente superiore rispetto ai valori provinciali e nazionali. È plausibile ipotizzare la presenza di un radicamento locale favorito dall’attività di candidati o promotori particolarmente attivi in zona, come suggeriscono anche i risultati in alcuni comuni limitrofi (ad esempio Buccino).
Sul piano ideologico, questo movimento si colloca nell'area della destra sociale e nazionalista, promuovendo valori come ordine, lavoro  giustizia. Il simbolo scelto, l'aquila romana, è un richiamo evidente e un immaginario patriottico e nazionalista.
Anche il Movimento Sociale Italiano ottiene un risultato superiore alla media provinciale, segnalando una presenza non trascurabile dell’elettorato di destra radicale.
Al contrario, il Partito Monarchico e alcune liste minori risultano significativamente più deboli rispetto ai dati provinciali.
Complessivamente intesa, questa area si attesta a circa il 22% alla Camera, mentre al Senato, in mancanza di liste di riferimento, i voti si distribuiscono tra il Blocco Nazionale (che passa dal 7% della Camera al 21%) e il Movimento Nazionalista Democratico Sociale (in leggero miglioramento rispetto alla Camera).

I manifesti elettorali qui riprodotti sono tratti dal Catalogo Generale dei Beni Culturali.

G.V.


25 luglio 2025

FUOCO DALLA TERRA E DAL CIELO: IL LAMPO SISMICO

Secondo appuntamento del nostro percorso attraverso la memoria del terremoto che nel 1930 ha colpito l'Irpinia e il Vulture.

Tra i tanti racconti legati a quella notte terribile, uno degli elementi più ricorrenti e misteriosi è il cosiddetto lampo sismico: una luce improvvisa, intensa, apparsa nel cielo poco prima o durante la scossa. Numerose testimonianze lo descrivono, lasciando spazio a domande e ipotesi che ancora oggi affascinano.

Lo studioso G.B. Alfano racconta che durante il terremoto in molti comuni furono osservati fenomeni luminosi chiamati “lampi sismici”. 
Ecco, in sintesi, le informazioni da lui raccolte; spesso è indicato il nome del testimone:
  • Ariano di Puglia: lampo osservato due ore prima della scossa; al momento della scossa, il lampo riapparve, rossastro (Sac. Nicola Scarpellino).
  • Villanova: lampo tanto intenso da sembrare luce diurna, specialmente nelle campagne.
  • Gesualdo: visione di Frigento avvolto da una viva luce (Rosa Maruzzo).
  • Frigento: fuoco violaceo emergente dal suolo (Italia Pelosi).
  • Candela: bagliori rosso-cupi verso le zone più colpite (Prof. Alfredo Boselli).
  • Bisaccia: fiamme nei campi ad oriente, simili a gas in fiamme (Can. Nicola Giurazzi).
  • Lacedonia: un contadino vide un fuoco spaventoso tra sé e le case, che poi crollarono (Prof. Immanuel Friedlaender).
  • Melfi: fiamme da un crepaccio apertosi al momento della scossa (Prof. Friedlaender).
"...fuoco violaceo emergente dal suolo"
  • Sant'Agata di Puglia: lampo tra due montagne e odore di zolfo (Laura Rampino).
  • Altavilla: bagliore rossastro visibile.
  • Avellino: lampo rosso attraverso i balconi scossi (Emilia Rossi).
  • Baiano: fiamma visibile pochi secondi prima della scossa – interpretata come lampo anticipato rispetto alle onde sismiche.
  • Cervinara: vampe nell’aria (Abate Angelico Mancini).
  • Castelfranco in Miscano: lunga vampata da sud a nord.
  • Cusano Mutri: lampo osservato da pastori (Parroco De Nigris).
  • Vieste: lampo visto da marinai (Rosa Cimaglia).
  • Napoli: osservati diversi lampi anche dopo le scosse; in Piazza Plebiscito, visione di fiamme emergenti dal lastricato e palazzi avvolti da fiamme. (Celide Martino riferisce un lampo rosso sulla città). 
All’inizio si pensò che questi lampi fossero causati da cortocircuiti nei fili dell’elettricità provocati dal terremoto, ma Alfano sottolinea che questa spiegazione non è sufficiente a giustificare il fenomeno diffuso e le diverse forme in cui si è manifestato.
Egli ipotizza che l’energia meccanica del terremoto, quando raggiunge una certa intensità, si trasformi in energia elettrica ad alta tensione, generando così questi lampi, specialmente in località con intensità sismica tra il grado VII e X.
Boati
I boati furono percepiti in quasi tutte le località con intensità sismica compresa tra il grado X e il grado III-IV. 
Ecco degli esempi significativi:
  • Villanova: suono simile a colpi di cannone, seguito dalle scosse.
  • San Nicola di Baronia: fruscio simile a vento, seguito da scosse forti.
  • Aquilonia e Apice: boati fortissimi per tutta la durata della scossa.
  • Paduli, Nusco: impressione di tempesta in arrivo.
  • San Giorgio la Molara: percezione iniziale di un "aeremoto".
  • Cervinara: vento impetuoso in avvicinamento (Abate Mancini).
  • Castelfranco in Miscano: simile al fischio di una sirena.
  • Altavilla Irpina: scosse precedute da folata di vento (Podestà Cosimo Caruso).
  • San Fele: percepita folata di vento (Pietro Caputi).
  • Capua: sensazione di vento impetuoso (Canonico Lombardi).
  • Laviano: rumore simile a grandinata, seguito da odore di gas (ozono?) (Arciprete Angelo Ceriello).
  • Venosa: forte rumore come una grandinata (Podestà Bagnoli).
  • Potenza: vento impetuoso percepito (Matilde La Scala).
  • Salandra: simile a un temporale in arrivo (Maria Uricchio).
  • Manfredonia e Vieste: urlo di vento (Rosa Dimaglia).
  • San Fele (notti successive): boati continuati.
Leggiamo direttamente un brano del suo lavoro:

E' da ritenere che i colpi istantanei, come scoppi di cannone, siano dovuti alla frattura dello strato terrestre donde irradiò la scossa e che i boati siano prodotti dalle vibrazioni dei bordi dello strato fratturato.

Alfano sottolinea che non è possibile che il suono preceda il sisma, perché le onde sismiche viaggiano a circa 7500 m/s, molto più velocemente del suono (340 m/s). È probabile che l’essere umano percepisca prima i boati perché non avverte inizialmente le vibrazioni del suolo. Solo quando queste superano una certa soglia (accelerazione di almeno 10 mm/s) si ha la percezione diretta del terremoto.

Questi racconto ci aiutano a comprendere nella sua complessità un evento drammatico, di 95 anni fa. Non solo la cronaca di un disastro naturale, ma anche il tentativo umano di comprenderlo attraverso l'osservazione e la testimonianza.

Fonti
Alfano G.B., Il terremoto irpino del 23 luglio 1930 (Pubblicazione dell’Osservatorio di Pompei). Pompei 1931; in:  www.ingv.it


                                                                                                                                             seconda puntata

G.V.

24 luglio 2025

23 LUGLIO 1930: UN TERREMOTO NELL'ITALIA FASCISTA

23 luglio 1930: terremoto dell'Irpinia e del Vulture. Tra tragedia e propaganda.

Un anniversario poco ricordato, ma che ancora racconta una storia di terra e di luce. Una luce sinistra, apparsa agli occhi sgranati dal terrore, come un lampo che ferisce; e poi il rumore della tempesta, come di vento impetuoso e scrocio di pioggia o di grandine.
Il  23 luglio 1930 è un mercoledì.
Un sisma di magnitudo 6,7 (X grado della scala Mercalli) con epicentro tra Lacedonia e Bisaccia colpisce l’Irpinia e il Vulture; le vittime sono 1404.
Abitanti fra le case crollate; fonte
Il giorno dopo, il Corriere della Sera -fascistizzato come tutti i quotidiani non clandestini- ci informa che le autorità governative, con Mussolini al comando, hanno reagito prontamente attivando soccorsi su larga scala. Treni, milizia, esercito e personale sanitario vengono inviati nelle zone colpite per prestare assistenza e portare materiali di prima necessità. Viene organizzata una rete di aiuti per sfollati e famiglie colpite, mentre tecnici e ingegneri iniziano a valutare i danni e a progettare la ricostruzione. La Duchessa d’Aosta e altri esponenti del governo visitano le aree terremotate per mostrare solidarietà e coordinare gli interventi. 
Leggiamo questo brano della cronaca riportata in prima pagina:

Il disastro è particolarmente grave nei paesi di campagna, per la struttura delle case. I modesti casolari sono infatti coperti di tetti pesantissimi, per i quali si utilizza materiale calcareo, allo scopo di renderli più resistenti all’infuriare dei venti: sicché dove sono avvenuti i crolli difficilmente chi ne è stato travolto ha potuto essere estratto ancor vivo.

Militi recuperano i cadaveri; fonte
Secondo il Corriere, dal punto di vista sociale il terremoto ha rafforzato il senso di comunità e di solidarietà fra le popolazioni colpite, che affrontano la tragedia con coraggio e spirito di cooperazione. Vengono promosse anche manifestazioni religiose, come a Salerno: una affollatissima processione allo scopo di rassicurare e unire la popolazione nell’angoscia.

Particolarmente significativo -a nostro avviso- un articolo di spalla sempre in prima pagina, dal titolo Sereni e pronti.

Compiangiamo con tutta l’anima i poveri morti: quasi tutti lavoratori di quelle feraci campagne, sempre minacciate dagli sconvolgimenti tellurici, come se il destino volesse farne pagare a caro prezzo la pittoresca bellezza; compiangiamo i superstiti, che hanno perduto i loro cari e gran parte dei loro beni. Ma soprattutto, prendiamo atto della calma, della serenità che il Paese, anche nelle regioni più vicine a quelle colpite dal terremoto, ha dimostrato nella triste circostanza.
Nessun panico artificioso, nessun smarrimento; passata la prima penosa impressione, tutti si sono prodigati nell’opera di soccorso, con una prontezza degna d’ammirazione: autorità civili e religiose, soldati, milizia volontaria, associazioni di beneficenza. Tutti sono stati pari al difficile compito. Le popolazioni hanno partecipato con uno slancio veramente splendido alle operazioni di soccorso; reprimendo il loro sacro dolore, esse hanno voluto contribuire in ogni modo ad alleviare le conseguenze del grave cataclisma.
Da Roma, come sempre, è partita la parola di incitamento e si è messo in movimento il meccanismo già preparato per simili eventi…
Sono questi i lati confortanti della disgrazia: non solo perché indicano i progressi dello spirito pubblico e degli organi responsabili, ma anche perché assicurano che, in ogni caso, le conseguenze d’ogni più inumano capriccio del Destino, saranno rese più lievi da provvedimenti adeguati e che non si ripeterà più, come in altri tempi, il caso che ritardi e incertezze nell’opera di soccorso possano rendere peggiori e magari irrimediabili gli effetti di quelle sciagure, alle quali ormai l’Italia è avvezza e contro le quali ha imparato a virilmente reagire.

Dall’articolo riportato emerge una notevole enfasi sulla rapidità e sull’efficacia dei soccorsi, per trasmettere l’immagine di un regime capace di intervenire con prontezza, a differenza di quanto accaduto in passato; probabilmente il riferimento è ai disastri del terremoto di Messina (1908) e della Marsica (1915). 
Colpisce in particolare l’attenzione dedicata alla calma e alla disciplina delle popolazioni colpite, che rappresenta una visione ideale della società fascista: ordinata, unita e capace di fronteggiare il pericolo senza panico o caos. 
L’articolo elogia inoltre la modernità dell’Italia fascista, sottolineando come il Paese sia in grado di gestire calamità in modo organizzato. 
Infine, il richiamo al ‘sacro dolore’ che va represso serve a celebrare il senso del dovere e la partecipazione a una gloriosa azione collettiva, quella di alleviare le conseguenze del cataclisma.

Nel successivo post ci occuperemo del fenomeno dei “lampi sismici”, sulla scorta delle testimonianze raccolte dallo studioso G.B. Alfano.

Fonti
Archivio Storico Corriere della Sera
Sito www.ingv.it, che riporta la prima pagina del Corriere della Sera del 24 luglio 1930

Crediti foto storiche:
Bundesarchiv, Bild 102-10191 / CC BY-SA 3.0 DE
Bundesarchiv, Bild 102-10192 / CC-BY-SA 3.0 DE

prima puntata- continua
G.V.