30 agosto 2026

CARMINE, DALL'ALTARE ALLA PRIGIONIA

Il 18 aprile 1942 è un sabato.
Alle otto del mattino il parroco di Valva, Lorenzo dottor Spiotta (così firma l'atto), unisce in matrimonio due diciannovenni.
Sono Carmine Mastrolia di Federico e di Caterina Feniello e Giovanna Zaccardi, figlia di Michele e di Maria Giuseppa Torsiello.
Due giorni dopo l'atto viene registrato sul registro comunale dal commissari prefettizio Emilio Foselli.
La guerra
Passano poche settimane.
L'11 maggio 1942 Carmine si presenta alla visita militare e viene lasciato in congedo illimitato provvisorio. Per qualche tempo, dunque, la sua vita può continuare normalmente.
Poi arriva la chiamata.
Il 5 gennaio 1943 viene chiamato alle armi e il giorno successivo è già al Deposito del 67° Reggimento Fanteria, a Como.
A giugno viene trasferito al 160° Reggimento Fanteria, dislocato in Croazia
Carmine partecipa alle operazioni di guerra in quella che i documenti militari definiscono, con un'espressione oggi lontana, la "Balcania (territori ex Jugoslavi)".
La prigionia 
Non abbiamo altre notizie su di lui fino all'8 settembre 1943, un giorno fatale per le sorti dell'esercito e delle istituzioni italiane.
Carmine risulta prigioniero dei tedeschi e condotto in Germania.
Un treno degli internati. Padova, Museo dell'Internato Militare
L'8 maggio 1945 viene liberato.
La guerra in Europa è finita, ma per lui e per tanti soldati prigionieri non è ancora il momento del ritorno a casa. Rimane trattenuto dalle Forze Alleate fino al 15 agosto, quando viene finalmente rimpatriato.
Solo a inizio gennaio 1946 viene convocato al Distretto militare di Salerno, presso la sottocommissione interrogatrice.
La burocrazia militare annota che viene "discriminato ed inviato in licenza di rimpatrio con assegni di gg. 60 con decorrenza dal 15.8.1945".
Lo stesso giorno risulta inviato "in licenza straordinaria senza assegni in attesa di reimpiego", con decorrenza dal 14 ottobre 1945.
La parola "discriminato" può sorprendere. Nel lessico militare del tempo, significa che la commissione ha esaminato la condotta tenuta dal militare durante l'internamento in Germania, per verificare che non ci siano comportamenti incompatibili con il servizio militare o elementi meritevoli di ulteriori accertamenti.
Nel luglio 1946 viene collocato in congedo illimitato.
Nel 1964 gli viene conferita la croce al merito di guerra.
Nel foglio matricolare di Carmine Mastrolia sono citati due riferimenti normativi: il Regio Decreto 14 dicembre 1942, n. 1729 ("Concessione della croce al merito di guerra al personale che, dal 10 giugno 1940, abbia partecipato ad operazioni militari nella guerra in corso") e la legge 4 maggio 1951, n. 571 ("Concessione della croce al merito di guerra ai militari internati in Germania ed in Giappone dopo l'8 settembre 1943").
La legge del 1951 modifica e integra il Regio Decreto del 1942, aggiungendo all'articolo 2 la possibilità di concedere la Croce al merito di guerra a coloro che siano stati "catturati e deportati in Germania o in territori controllati dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943" e che siano rimasti deportati per almeno cinque mesi.
Per i sottufficiali, graduati e militari di truppa, la legge stabilisce inoltre che non abbiano "prestato lavoro su invito dei nazi-fascisti".

G.V. 

21 agosto 2026

1894, UN OMICIDIO NELLA NOTTE AL "MURAGLIONE"

È una storia rimasta nella memoria di Valva. Febbraio 1894, un omicidio nella notte. 

Una vicenda di gelosia, una breve indagine, un processo dall'esito scontato: una pesante condanna per il reo confesso. 

Ho avuto la possibilità di leggere il fascicolo conservato all'Archivio di Stato: verbali, interrogatori, perizie, deposizioni di testimoni. 

Mi impegno a raccontare la vicenda e il processo con il massimo tatto, nel rispetto delle persone coivolte, dando voce anche alla memoria popolare, ma cercando sempre di distinguere ciò che è stato tramandato da ciò che i documenti consentono di verificare.

12 febbraio 1894. Il brigadiere della Stazione di Colliano, De Crescenzo, dà la notizia dell'omicidio al Pretore di Laviano.


Fonte: Archivio di Stato di Salerno, Fondo Tribunale civile e correzionale di Salerno, Sezione Penale e Corte d'Assise, busta 197, fascicoli 5-6. 

14 agosto 2026

UNA MOGLIE UCCISA SULLA VIA PER LAVIANO

 FUORI REGISTRO Quinto episodio

-Un episodio tragico, tramandato come uxoricidio. 
Cosa dicono i documenti-

La vicenda, tramandata come un caso di uxoricidio di circa cento anni fa, è nota a Valva e mi è stata raccontata più o meno così: un marito insoddisfatto della dote della moglie ne chiede continuamente conto al suocero, che si giustifica dicendo che ha altre figlie da maritare e lo invita ad attendere. Ma le violenze sulla moglie continuano, finché lei e il padre decidono di recarsi a Laviano per sporgere denuncia. Pochi metri oltre il confine, però, il marito si apposta e tende loro un agguato. Aggredisce entrambi, uccide la moglie e lascia in fin di vita il suocero. Arrestato, viene condotto in carcere, dove, poco dopo, si suiciderà. 

Ricostruzione evocativa generata con intelligenza artificiale (Gemini).

Come affrontare questa storia dal punto di vista storico?
Innanzitutto, occorre individuare i protagonisti. 
La memoria orale della comunità ha conservato con precisione i loro nomi e ci offre dunque un primo, importante punto di partenza. Sarà poi la documentazione a consentirci di verificare quanto ci è stato tramandato e di ricostruire, per quanto possibile, la vicenda.
Poiché in paese le famiglie sono note, citeremo qui soltanto i nomi: Giovanni, Maria e Antonio.
Non potendo ancora accedere ai documenti del processo, si può iniziare con quelli anagrafici: atti di nascita, atto di matrimonio, atti di morte.
Prima certezza storica: Maria muore di morte violenta in una località del comune di Laviano. Lo relaziona il pretore al sindaco di Laviano, che a sua volta trasmette l'atto al sindaco di Valva.
Seconda certezza storica: Giovanni muore, circa due anni dopo, nel penitenziario sull'isola d'Elba. Nell'atto di morte risulta vedovo; non si parla di suicidio:  la causa della morte, negli atti che ho consultato, raramente viene indicata, mentre quello di Maria sembra essere un' eccezione.
I documenti anagrafici, dunque, non possono ancora confermare completamente la versione tramandata oralmente, ma di certo non la escludono. 
Per avere la certezza storica, occorre analizzare gli atti processuali, sempre che sia possibile accedervi. Nei prossimi episodi, però, partiremo da ciò che già abbiamo: gli atti anagrafici, che esamineremo nel dettaglio, per vedere fin dove i documenti possono condurci.


Fuori Registro - Il fascino dell'anagrafe 

I registri anagrafici hanno il potere di rapire chiunque li sfogli, anche solo in digitale sul Portale Antenati. Tra carte ingiallite e grafie d'altri tempi, un nome tira l'altro e una dicitura insolita può trasformarsi in un invito alla ricerca. Da questo viaggio tra i documenti nasce Fuori Registro, una rubrica del blog la ràdica che porta alla luce episodi di cronaca, curiosità, anomalie e piccoli misteri nascosti tra le pieghe della storia di Valva e dell'Alto Sele.

G.V.




08 agosto 2026

IL PREZZO DEL DOVERE: LA STORIA DI CESARE MACCHIA

Quando Cesare Macchia nasce - il 18 giugno 1915 - l’Italia è da poco entrata nel primo conflitto mondiale. Egli non può ancora immaginare che, nel giro di pochi anni, sarà la guerra a scandire tutta la sua giovinezza, segnandola profondamente: in Spagna, poi sul confine greco-albanese, dove sarà gravemente ferito; successivamente, la morte del fratello Michele sullo stesso fronte.
Una curiosità: a registrare la nascita di Cesare non è papà Sabato ("lontano da questo comune") né ovviamente mamma Clelia, ma la levatrice Clotilde Romanini. La famiglia Macchia risulta residente in via Ospedale, 39 (l'attuale via Madonna degli Angeli).
I primi anni con la divisa
Alla visita di leva Cesare si presenta come tanti ragazzi dell’epoca: ha appena la terza elementare, ma sa leggere e scrivere. Sul suo foglio matricolare, alla voce “distinzioni e servizi speciali”, la burocrazia militare annota con essenzialità: porta munizioni e maschera antigas.
Cesare viene chiamato alle armi il 19 aprile 1936 con il 31° Reggimento Fanteria. Diventa caporale nel marzo 1937 e nel mese di agosto viene congedato.
La guerra in Spagna
Il 20 gennaio 1939 viene richiamato alle armi “per tempo indeterminato quale volontario in servizio non isolato all’estero”, nel Deposito 22° Reggimento Fanteria Pisa. Il 2 febbraio risulta partito volontario in Spagna, nella 6 Compagnia Complementi.
La guerra civile spagnola ormai volge al termine, la vittoria del fronte franchista sembra ormai imminente. La terra iberica ha già preteso il suo tributo di sangue anche da Valva, che nell’agosto 1937 ha pianto la scomparsa di Giacomo Cuozzo.
Il 5 febbraio 1939 Cesare sbarca a Cadice.
Nelle settimane successive è nel Centro Istruzioni e successivamente nel 1° Reggimento fanteria d’assalto Littorio.
Vive la coda del conflitto fino al rientro in patria, il 20 maggio 1939, a guerra conclusa.
La ferita e il calvario
Sono tempi di conflitto continuo: dopo poco più di tre mesi, lo spettro della guerra cala di nuovo sull’Europa e la sua lugubre ombra si estenderà su un raggio mai raggiunto prima. Il 1 settembre 1939 inizia la Seconda guerra mondiale.
L’Italia entra nel conflitto nel giugno 1940 e, a novembre, Cesare è richiamato alle armi “per esigenze di carattere eccezionale” e viene assegnato al 15° Reggimento Fanteria.
Il 31 dicembre si imbarca a Bari per l’Albania e il 1 gennaio 1941 sbarca a Valona: è assegnato al 139° Reggimento Fanteria.
Gennaio sarà un mese breve e devastante per lui. Il 25 Cesare viene colpito dal fuoco nemico e dalla morsa del gelo: riporta una grave ferita da arma da fuoco al braccio destro, con la frattura dell’omero, e il congelamento di entrambi i piedi.
Inizia per lui un doloroso calvario medico. 
Prima all’ospedale da campo di Berat, poi il volo d’urgenza verso Foggia il 30 gennaio. Segue il ricovero a Imola, tra l’ospedale civile e quello militare, fino al trasferimento, ad agosto, all’ospedale militare di Napoli, dove gli viene concessa una licenza di convalescenza di 90 giorni.
Alla fine di questo periodo, Cesare torna all’ospedale militare di Napoli per una visita di controllo. Il 24 novembre 1941 è dimesso dall’ospedale e inviato in licenza speciale in attesa di trattamento di quiescenza: il suo corpo è troppo segnato per continuare a combattere.
Nel maggio 1942 il Ministero delle Finanze gli assegna una pensione di guerra rinnovabile di sesta categoria, per la durata di due anni. Il 24 novembre 1942 è collocato in congedo assoluto.

Infine, il 31 dicembre 1942 arriva il momento degli onori ufficiali per Cesare, per la Campagna di Spagna: la croce al merito di guerra, la medaglia di benemerenza per volontari, la medaglia commemorativa. 
Viene autorizzato a fregiarsi del distintivo d'onore.
Un prezzo altissimo
Cesare sopravvive alla guerra, dunque, ma la famiglia Macchia  paga comunque un prezzo altissimo. Il fratello Michele cade in Grecia nell'agosto del 1943
Solo dieci anni più tardi le sue spoglie faranno ritorno a Valva, avvolte nel Tricolore e accolte dagli onori militari: una vicenda che abbiamo ricostruito in precedenti post del nostro blog.
Nella foto scattata in quella occasione, Cesare è al centro. Alla sua sinistra, mamma Clelia.
Il proprio dovere, fino in fondo
Successivamente, nel 1955, sarà riconosciuta a Cesare anche la croce al merito di guerra per la campagna d'Albania.
I documenti si fermano qui. 
Restano alcune decorazioni appuntate sul foglio matricolare e un corpo segnato per sempre dalla guerra.
A noi quelle medaglie possono apparire poca cosa, considerando il sacrificio che sono costate. Per Cesare Macchia, probabilmente, quei nastrini rappresentavano soprattutto il segno di aver compiuto fino in fondo quello che considerava il proprio dovere, pagandone il prezzo più alto: la salute e la giovinezza.

🙏Un sentito ringraziamente al nipote Gerardo Cruoglio per la preziosa collaborazione.

Nota metodologica
Come accade talvolta nella documentazione militare, l'attestato presenta alcune difformità cronologiche rispetto al foglio matricolare. Ho ritenuto opportuno privilegiare quest'ultimo per la ricostruzione degli eventi, segnalando comunque la discrepanza.

Approfondimento
Alla storia di Michele Macchia abbiamo dedicato i seguenti post:

G.V.