08 agosto 2026

IL PREZZO DEL DOVERE: LA STORIA DI CESARE MACCHIA

Quando Cesare Macchia nasce - il 18 giugno 1915 - l’Italia è da poco entrata nel primo conflitto mondiale. Egli non può ancora immaginare che, nel giro di pochi anni, sarà la guerra a scandire tutta la sua giovinezza, segnandola profondamente: in Spagna, poi sul confine greco-albanese, dove sarà gravemente ferito; successivamente, la morte del fratello Michele sullo stesso fronte.
Una curiosità: a registrare la nascita di Cesare non è papà Sabato ("lontano da questo comune") né ovviamente mamma Clelia, ma la levatrice Clotilde Romanini. La famiglia Macchia risulta residente in via Ospedale, 39 (l'attuale via Madonna degli Angeli).
I primi anni con la divisa
Alla visita di leva Cesare si presenta come tanti ragazzi dell’epoca: ha appena la terza elementare, ma sa leggere e scrivere. Sul suo foglio matricolare, alla voce “distinzioni e servizi speciali”, la burocrazia militare annota con essenzialità: porta munizioni e maschera antigas.
Cesare viene chiamato alle armi il 19 aprile 1936 con il 31° Reggimento Fanteria. Diventa caporale nel marzo 1937 e nel mese di agosto viene congedato.
La guerra in Spagna
Il 20 gennaio 1939 viene richiamato alle armi “per tempo indeterminato quale volontario in servizio non isolato all’estero”, nel Deposito 22° Reggimento Fanteria Pisa. Il 2 febbraio risulta partito volontario in Spagna, nella 6 Compagnia Complementi.
La guerra civile spagnola ormai volge al termine, la vittoria del fronte franchista sembra ormai imminente. La terra iberica ha già preteso il suo tributo di sangue anche da Valva, che nell’agosto 1937 ha pianto la scomparsa di Giacomo Cuozzo.
Il 5 febbraio 1939 Cesare sbarca a Cadice.
Nelle settimane successive è nel Centro Istruzioni e successivamente nel 1° Reggimento fanteria d’assalto Littorio.
Vive la coda del conflitto fino al rientro in patria, il 20 maggio 1939, a guerra conclusa.
La ferita e il calvario
Sono tempi di conflitto continuo: dopo poco più di tre mesi, lo spettro della guerra cala di nuovo sull’Europa e la sua lugubre ombra si estenderà su un raggio mai raggiunto prima. Il 1 settembre 1939 inizia la Seconda guerra mondiale.
L’Italia entra nel conflitto nel giugno 1940 e, a novembre, Cesare è richiamato alle armi “per esigenze di carattere eccezionale” e viene assegnato al 15° Reggimento Fanteria.
Il 31 dicembre si imbarca a Bari per l’Albania e il 1 gennaio 1941 sbarca a Valona: è assegnato al 139° Reggimento Fanteria.
Gennaio sarà un mese breve e devastante per lui. Il 25 Cesare viene colpito dal fuoco nemico e dalla morsa del gelo: riporta una grave ferita da arma da fuoco al braccio destro, con la frattura dell’omero, e il congelamento di entrambi i piedi.
Inizia per lui un doloroso calvario medico. 
Prima all’ospedale da campo di Berat, poi il volo d’urgenza verso Foggia il 30 gennaio. Segue il ricovero a Imola, tra l’ospedale civile e quello militare, fino al trasferimento, ad agosto, all’ospedale militare di Napoli, dove gli viene concessa una licenza di convalescenza di 90 giorni.
Alla fine di questo periodo, Cesare torna all’ospedale militare di Napoli per una visita di controllo. Il 24 novembre 1941 è dimesso dall’ospedale e inviato in licenza speciale in attesa di trattamento di quiescenza: il suo corpo è troppo segnato per continuare a combattere.
Nel maggio 1942 il Ministero delle Finanze gli assegna una pensione di guerra rinnovabile di sesta categoria, per la durata di due anni. Il 24 novembre 1942 è collocato in congedo assoluto.

Infine, il 31 dicembre 1942 arriva il momento degli onori ufficiali per Cesare, per la Campagna di Spagna: la croce al merito di guerra, la medaglia di benemerenza per volontari, la medaglia commemorativa. 
Viene autorizzato a fregiarsi del distintivo d'onore.
Un prezzo altissimo
Cesare sopravvive alla guerra, dunque, ma la famiglia Macchia  paga comunque un prezzo altissimo. Il fratello Michele cade in Grecia nell'agosto del 1943
Solo dieci anni più tardi le sue spoglie faranno ritorno a Valva, avvolte nel Tricolore e accolte dagli onori militari: una vicenda che abbiamo ricostruito in precedenti post del nostro blog.
Nella foto scattata in quella occasione, Cesare è al centro. Alla sua sinistra, mamma Clelia.
Il proprio dovere, fino in fondo
Successivamente, nel 1955, sarà riconosciuta a Cesare anche la croce al merito di guerra per la campagna d'Albania.
I documenti si fermano qui. 
Restano alcune decorazioni appuntate sul foglio matricolare e un corpo segnato per sempre dalla guerra.
A noi quelle medaglie possono apparire poca cosa, considerando il sacrificio che sono costate. Per Cesare Macchia, probabilmente, quei nastrini rappresentavano soprattutto il segno di aver compiuto fino in fondo quello che considerava il proprio dovere, pagandone il prezzo più alto: la salute e la giovinezza.

🙏Un sentito ringraziamente al nipote Gerardo Caprio per la preziosa collaborazione.

Nota metodologica
Come accade talvolta nella documentazione militare, l'attestato presenta alcune difformità cronologiche rispetto al foglio matricolare. Ho ritenuto opportuno privilegiare quest'ultimo per la ricostruzione degli eventi, segnalando comunque la discrepanza.

Approfondimento
Alla storia di Michele Macchia abbiamo dedicato i seguenti post:

G.V.