Il 27 ottobre 1918, mentre la guerra sta volgendo al termine, muore in un ospedale militare di Nervi Michele Cozza, figlio di Giuseppe.
Era nato a Valva il 18 novembre 1891 e apparteneva al 136° Reggimento Fanteria.
L'atto di morte viene trascritto solo il 5 settembre del 1919, dal sindaco Antonio Marcelli.
Gli è stato inviato dall'ufficiale di Stato Civile di Sant'Ilario Ligure.
Il sindaco scrive:
Do atto che a ore cinque e minuti quindici del giorno ventisette ottobre millenovecentodiciotto, in seguito a tubercolosi polmonare, è morto il soldato ex prigioniero di guerra Cozza Michele di Giuseppe e di Vincenza Spatola, nato e domiciliato a Valva (Provincia di Salerno), ammogliato con Cuozzo Filomena, di anni 26, di religione cattolica, di professione muratore.
Michele e Filomena si erano sposati il 24 marzo 1915, esattamente un mese prima dell'entrata in guerra dell'Italia. Non potevano immaginare quale destino li attendeva.
Filomena Cuozzo risulta figlia di Antonio e di Pasqualina Strollo, ha ventisette anni.
Lo sposo firma l'atto di matrimonio:
Dai documenti della sua visita di leva leggiamo che era uno scalpellino, notizia confermata dalla professione di un suo fratello più giovane, Umberto (nato nel 1898).
Alcune curiosità anagraficheLa famiglia di origine di Michele vive in via Congregazione, 16, come risulta dagli atti di nascita di tre fratelli di Michele: Umberto, Matteo (classe 1900, calzolaio), Pietro (nato nel 1903).Papà Giuseppe era nato nel 1867. Era figlio di Michele (di Sabato) e di Caterina Feniello (del fu Matteo). Abitavano in un'abitazione posta nella strada detta Pertuso.
Michele non è morto in battaglia, ma di tubercolosi polmonare, una malattia che durante la Grande Guerra colpisce duramente soldati e prigionieri, spesso aggravata dalle condizioni di vita nei campi di detenzione.
Tra il 1917 e il 1918 migliaia di prigionieri italiani affetti da tubercolosi vengono rimpatriati; molti, come Michele, tornano in Italia già gravemente malati e morirono in ospedali militari.
A Nervi, durante il conflitto, i principali alberghi e il Collegio Emiliani erano stati trasformati in ospedali militari.
Così leggiamo sul sito del Collegio:
Il 7 giugno 1915, a quindici giorni dall’entrata in guerra dell’Italia, il Rettore dell’Emiliani offriva, a nome dei Padri Somaschi, i locali del Collegio alla Croce Rossa Italiana per collocarvi i militari feriti in guerra. I Padri dell’Emiliani avevano discusso la proposta, il Padre Generale dell’Ordine l’aveva assecondata, il Ministero della Guerra l’aveva accettata, e così il 25 ottobre le camerate cominciano a riempirsi di giovani feriti che vi giungevano dal fronte. Per quattro anni, fino al 27 agosto 1919, i dormitori, i corridoi, il cortile, la terrazza a mare dell’Emiliani, accolsero a centinaia giovani militari. fonte
Michele è uno dei quattordici valvesi morti "a causa" della Prima guerra mondiale, come risulta dal Monumento ai Caduti: sono i soldati che non sono caduti al fronte ma sono deceduti a causa di malattie contratte in guerra. Le vicenda di Michele testimonia le tante forme che la guerra poteva assumere, anche lontano dal fronte: la prigionia, la malattia, il ricovero in ospedale, mentre a casa le famiglie attendevano notizie.
Una guerra che per alcuni durò anche oltre l'armistizio.
G.V.
