25 gennaio 2026

"ALCUNI HANNO MUTATO BANDIERA": LA POSIZIONE DELL'ASSESSORE CUOZZO DOPO IL FURTO IN MONTAGNA

Continua la nostra ricostruzione della vicenda relativa a un furto di legna nei boschi comunali di Valva, risalente al 1922, con conseguenze che si protraggono nel tempo e contribuiscono ad accentuare il clima di tensione nel quale si consuma la crisi dell'ultima amministrazione comunale prima dell'avvento del podestà, quella del sindaco Valletta.
Nel post Un furto in montagna abbiamo presentato la lettera che Antonio Freda, dipendente comunale e presidente del comitato per il monumento ai Caduti, scrive al sottoprefetto di Campagna.
La lettera di Freda consente di ricostruire i retroscena politici della vicenda: l’amministrazione prima si costituisce parte civile e poi cambia orientamento, ma non tutti i consiglieri sono d’accordo. Emergono tentativi di mediazione, pressioni informali e tensioni personali, come dimostrano "le invettive contro il sindaco" di cui parla" Freda.
La lettera dell'assessore 
Dopo la lettera di Freda, e nel pieno delle pressioni per chiudere la vicenda, il 21 dicembre 1925 l’assessore Attilio Cuozzo scrive al Sottoprefetto di Campagna. 
In precedenza, Cuozzo aveva presentato una domanda per revocare la delibera che ritirava la costituzione di parte civile; per questo Ercole Pomes -amministratore del marchese d'Ayala e sempre più protagonista della politica valvese- aveva chiesto a Freda di intervenire affinché l’assessore ritirasse la propria iniziativa.
Cuozzo assicura che non si parlerà più dell' "incidente", ma vuole spiegare le ragioni del suo comportamento.
Il nostro scopo -scrive- era quello di far versare a ***** [l'accusato del furto] l'ammontare delle spese "ed era giustissimo", non quello di nuocere a un individuo.
Cuozzo spiega il suo punto di vista:
Non nascondo che il tirarsi dietro le quinte da parte di alcune persone, istigatori prima ora benefattori, mi aveva urtato e mi aveva spinto a continuare l'opera che essi stessi dichiaravano giusta e doverosa.
Notiamo anche il rammarico di Cuozzo, che annota con amarezza: 
Io sono apparso maligno e cattivo perché sono rimasto solo a sostenere la questione, mi permetta la frase, per viltà di alcuni, che appena comparsa un tantino di responsabilità morale hanno mutato bandiera con gesto veramente encomiabile.
Infine, l'assessore promette sulla sua "parola di onore" che non farà più nulla e alla prima riunione consiliare ritirerà personalmente la domanda.
Il difficile equilibrio di una piccola comunità
I documenti mostrano come, in un periodo di forte crisi amministrativa, equilibri politici, rapporti di potere e questioni di “decoro” familiare si intreccino profondamente nella vita pubblica del paese.
C'è un altro aspetto che colpisce. E' il tentativo, più o meno esplicito, di “aggiustare” la vicenda (a Valva si direbbe "apparare") senza portarne fino in fondo le conseguenze. 
La preoccupazione degli amministratori di non esporre una famiglia in vista sembra prevalere su altre valutazioni.
Dalla lettura dei documenti possiamo ricostruire persino l’ipotesi di una finta compravendita come possibile via d’uscita: una soluzione informale, pensata per ricomporre il conflitto e preservare il decoro, più che per accertare responsabilità. 
È forse una dinamica tipica di una piccola comunità, dove la politica diventa spesso un esercizio di mediazione continua, non sempre privo di ambiguità.

G.V.

24 gennaio 2026

UN FURTO DI LEGNA IN MONTAGNA

C'è un furto di legna in montagna.
Il comune di Valva si costituisce parte civile contro due esponenti di una famiglia in vista in paese (padre e figlio).
Siamo nell'ottobre 1922.
Tre anni dopo, il 19 dicembre 1925, da una lettera al Sottoprefetto di Campagna ricaviamo notizie utili a ricostruire una vicenda che avrà sicuramente animato il dibattito politico in paese in un periodo già interessato da una crisi profonda dell'amministrazione comunale.
Il signor Pomes, amministratore dell'azienda del marchese, chiede a Luigi Freda (presidente del comitato per il monumento ai Caduti) di "rivolgere preghiere" all'assessore Cuozzo Attilio affinché ritiri la domanda di revoca della delibera consiliare che ritira la costituzione di parte civile nella causa del comune di Valva contro la persona accusata del furto.
Lo stile dell'epoca è un po' ampolloso: in pratica, l'amministrazione comunale ha cambiato idea ma alcuni consiglieri non sono d'accordo.
L'assessore Cuozzo accetta di ritirare la domanda, ma a condizione che Pomes induca uno degli altri quattro firmatari della richiesta a fare lo stesso.
Non sappiamo chi siano le altre persone.
Ercole Pomes non è ancora commissario prefettizio, ma ormai opera come il principale attore della politica valvese.

Scrivendo al Sottoprefetto per chiarire la propria posizione, Freda racconta un dettaglio curioso.

Quando la guardia [...] redasse il verbale di furto a carico del rispettivo fratello e nipote, vi fu uno che correggendo, come sempre aveva fatto e fa, il verbale di qualche sgrammaticatura, fece notare che senza venire troppo meno al proprio dovere e per deferenza a un professionista, omise un periodo di esso verbale del seguente tenore: Abbiamo indi chiesto a ***** da chi fossero stati asportati i pezzi di legno caduti dal larghissimo taglio delle querce, abbattute dalla scure, ***** medesimo confessava averli fatti trasportare a casa a mezzo di some [di] asini e di persone che erano date sul luogo per portare il pranzo agli operai addetti al taglio.
Sembra che ci sia stato un tentativo di accordo tra ***** e l’acquirente del fondo, con una sorta di finta compravendita, che avrebbe permesso di risolvere la vicenda preservando la dignità della famiglia ***** e senza coinvolgere troppo l’Amministrazione.
Il padre della persona accusata del furto cerca di convincere il figlio ad accettare l'accordo, ma quest'ultimo è irremovibile e rivolge "aspre invettive all'indirizzo del Sindaco".
Freda si difende dalle accuse, per la verità non molto chiare nel documento, rivoltegli da ***** e riconosce come unica sua colpa l'ingenuità, perché egli ha scritto la domanda dei cinque consiglieri, ma "sul municipio, presenti il Sig. Sindaco ed il Segretario, che spiegò all'assessore Cuozzo quanto la legge comunale e provinciale dice in proposito" e aggiunge di aver scritto la lettera per dovere d'ufficio.

Torneremo sul documento, perché Luigi Freda dà alcune informazioni interessanti su una Società di mutuo soccorso attiva in paese.

Il racconto è tratto da fonti documentarie dell’epoca e ha finalità esclusivamente storiche e divulgative.

G.V.

17 gennaio 2026

ROMANZO DI UNA CRISI: ERCOLE POMES COMMISSARIO PREFETTIZIO A VALVA

L'11 gennaio 1926 è un lunedì.

Ercole Pomes, amministratore dell'azienda del marchese d'Ayala-Valva, diventa commissario prefettizio del comune di Valva.

Invia un telegramma al Sottoprefetto di Campagna, dichiarando di accettare "di buon grado l'incarico" per due motivi: "e per disciplina partito e per portare mia modesta cooperazione governo Nazionale fascista".

Lo stesso giorno pubblica un manifesto in cui dà la notizia alla popolazione.

Dichiara ai cittadini di volersi dedicare esclusivamente ad opere di generale interesse, "escludendo l'intrigo demagogico da cui per natura rifuggo".

Ecco il telegramma inviato al Sottoprefetto:

Pomes si era iscritto al partito il 16 novembre del 1925 e ne era diventato subito segretario, visto che il 13 dicembre aveva presieduto una riunione del Direttorio per discutere lo scioglimento dell’Amministrazione comunale.

Il Direttorio giudica la maggioranza dell’Amministrazione ostile al regime e decide un provvedimento drastico: la radiazione per indegnità di otto consiglieri comunali e dell’impiegato comunale Luigi Freda, accusati di aver condizionato o ostacolato l’azione del sindaco.

La nomina di Pomes segna il punto di svolta nella crisi che ormai dal 1923 oppone l'Amministrazione di Valva e la sezione locale del Partito Nazionale Fascista.

Il Prefetto aveva predisposto un'inchiesta sull'operato dell'Amministrazione.

Il sindaco Vincenzo Valletta si era difeso con dignità in consiglio comunale.

Nel gennaio 1924 il Prefetto definiva "completamente sfumata" la pacificazione tra il Fascio e l'Amministrazione e chiedeva al Comando dei carabinieri di Contursi di valutare la proposta di scioglimento dell'Amministrazione (e di relazionare sulle condizioni dell'ordine pubblico).

Nemmeno la solenne inaugurazione del Monumento ai Caduti, il 30 novembre 1925, aveva portato a un superamento della crisi.

La nomina del commissario prefettizio Ercole Pomes determinerà le dimissioni del sindaco Valletta, degli assessori e dei consiglieri.

E' lo stesso sindaco Valletta a riferire ad Ercole Pomes che il Sottoprefetto lo attende per comunicazioni urgenti:

La strada verso il podestà è aperta.

Il fascismo ormai non ha più ostacoli.

G.V.