Continua la nostra ricostruzione della vicenda relativa a un furto di legna nei boschi comunali di Valva, risalente al 1922, con conseguenze che si protraggono nel tempo e contribuiscono ad accentuare il clima di tensione nel quale si consuma la crisi dell'ultima amministrazione comunale prima dell'avvento del podestà, quella del sindaco Valletta.
Nel post Un furto in montagna abbiamo presentato la lettera che Antonio Freda, dipendente comunale e presidente del comitato per il monumento ai Caduti, scrive al sottoprefetto di Campagna.
La lettera di Freda consente di ricostruire i retroscena politici della vicenda: l’amministrazione prima si costituisce parte civile e poi cambia orientamento, ma non tutti i consiglieri sono d’accordo. Emergono tentativi di mediazione, pressioni informali e tensioni personali, come dimostrano "le invettive contro il sindaco" di cui parla" Freda.
La lettera dell'assessore
Dopo la lettera di Freda, e nel pieno delle pressioni per chiudere la vicenda, il 21 dicembre 1925 l’assessore Attilio Cuozzo scrive al Sottoprefetto di Campagna.
In precedenza, Cuozzo aveva presentato una domanda per revocare la delibera che ritirava la costituzione di parte civile; per questo Ercole Pomes -amministratore del marchese d'Ayala e sempre più protagonista della politica valvese- aveva chiesto a Freda di intervenire affinché l’assessore ritirasse la propria iniziativa.
Cuozzo assicura che non si parlerà più dell' "incidente", ma vuole spiegare le ragioni del suo comportamento.
Il nostro scopo -scrive- era quello di far versare a ***** [l'accusato del furto] l'ammontare delle spese "ed era giustissimo", non quello di nuocere a un individuo.
Cuozzo spiega il suo punto di vista:
Non nascondo che il tirarsi dietro le quinte da parte di alcune persone, istigatori prima ora benefattori, mi aveva urtato e mi aveva spinto a continuare l'opera che essi stessi dichiaravano giusta e doverosa.
Notiamo anche il rammarico di Cuozzo, che annota con amarezza:
Io sono apparso maligno e cattivo perché sono rimasto solo a sostenere la questione, mi permetta la frase, per viltà di alcuni, che appena comparsa un tantino di responsabilità morale hanno mutato bandiera con gesto veramente encomiabile.
Infine, l'assessore promette sulla sua "parola di onore" che non farà più nulla e alla prima riunione consiliare ritirerà personalmente la domanda.
Il difficile equilibrio di una piccola comunità
I documenti mostrano come, in un periodo di forte crisi amministrativa, equilibri politici, rapporti di potere e questioni di “decoro” familiare si intreccino profondamente nella vita pubblica del paese.
C'è un altro aspetto che colpisce. E' il tentativo, più o meno esplicito, di “aggiustare” la vicenda (a Valva si direbbe "apparare") senza portarne fino in fondo le conseguenze.
La preoccupazione degli amministratori di non esporre una famiglia in vista sembra prevalere su altre valutazioni.
Dalla lettura dei documenti possiamo ricostruire persino l’ipotesi di una finta compravendita come possibile via d’uscita: una soluzione informale, pensata per ricomporre il conflitto e preservare il decoro, più che per accertare responsabilità.
È forse una dinamica tipica di una piccola comunità, dove la politica diventa spesso un esercizio di mediazione continua, non sempre privo di ambiguità.
G.V.
