02 febbraio 2026

IL COMPLEANNO DELLA RADICA: IL LAVORO DI QUATTRO ANNI

...non me ne potevo andare, perché lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po' di tempo

e poi muoiono.

[Isabel Allende, La casa degli spiriti] 

Oggi il blog la ràdica compie quattro anni.
Il primo post inviato per lo mondo è del 3 febbraio 2022.
Da allora, 48 mesi di ricerca, approfondimento, iniziative, tentativi (ed errori).
Con questo, i post sono 296, per un totale di oltre 75mila visualizzazioni (in media 52 al giorno).

Gli obiettivi iniziali
Fin dall’inizio ci siamo posti alcuni obiettivi chiari.
Volevamo avviare una ricerca sui caduti e i dispersi della Seconda guerra mondiale, convinti che ai documenti fosse ancora possibile affiancare una memoria orale collettiva.
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei valvesi deportati nei campi di concentramento, i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani).
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Il nostro blog ha dedicato quattro post a questa Giornata, approfondendo il dibattito parlamentare, le voci critiche emerse e proponendo un confronto con la Legge 211/2000 sul Giorno della Memoria.
A Valva, la ràdica ha dato un piccolo contributo nel far emergere i nomi e le storie di 26 soldati prigionieri dei tedeschi.
Ecco l'elenco aggiornato: 👉Ai valvesi che non abbassarono la testa.

Il 2025
Nell’ultimo anno di lavoro il nostro percorso ha preso anche nuove direzioni.
È nata la newsletter: uno spazio settimanale in cui condividiamo il lavoro di ricerca, le novità dal blog e pensieri che sentiamo il bisogno di raccontare.
È nato anche un sito web, pensato come luogo di orientamento e approfondimento: una vetrina che raccoglie i principali contenuti del blog, li organizza per temi e rilancia anche i post meno recenti. 
Grande attenzione è stata riservata alle storie ambientate nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, spesso nate da documenti rintracciati nel portale Antenati. Circa venti post hanno raccontato storie e aneddoti capaci di gettare una luce su un contesto più ampio.
A questo filone è dedicato, ad esempio, un numero monografico di quello che è una sorta di giornale online, una vetrina del nostro blog. Tra le vicende più toccanti emerge quella dei “projetti”, neonati abbandonati e accolti dalla comunità. 
Si accedere alla newsletter, al sito e alla vetrina interattiva (in formato giornale online) attraverso ha home del nostro blog.

Romanzi di famiglie
Nell’ultimo anno il blog la ràdica ha dedicato una serie di approfondimenti ad alcun famiglie di Valva, intrecciando le vicende personali con la storia locale e nazionale. 
Abbiamo esplorato le origini, le migrazioni, la vita quotidiana e le attività lavorative, senza trascurare le vicende militare che hanno segnato molti di questi valvesi.
In questo percorso, ogni famiglia raccontata diventa un piccolo affresco di memoria collettiva: dalla creatività dei Grasso alle attività commerciali dei Miranda, fino alla resilienza contadina dei D’Arcangelo, tutte storie che ci aiutano a comprendere il legame tra radici, comunità e storia.
Alla famiglia Grasso abbiamo dedicato alcuni post, che idealmente compongono il romanzo 👉 Musa valvese. Il romanzo della famiglia Grasso.
Una famiglia di artisti attraversata dalle due guerre mondiali e dall’emigrazione. Musicisti e pittori, soldati in Italia e negli Stati Uniti, i Grasso intrecciano creatività, memoria e storia: da Francesco “Frank”, direttore d’orchestra affermato negli Stati Uniti, ad Ascanio, segnato dalla Grande Guerra, fino a Giovannino e Rodolfo, pittori, e al nipote Antonio Freda, detto Nuccio.
Abbiamo poi raccontato la storia della famiglia Miranda, mercanti di tessuti e merceria che hanno scelto Valva come nuova casa alla fine dell’Ottocento. 
Ferdinando e Rosa, provenienti dall’hinterland napoletano, hanno creato una famiglia che ha radicato tradizioni, lavoro e legami sociali nel cuore della Valle del Sele. Tra nascite, commerci e vita quotidiana, la vicenda dei Miranda restituisce uno spaccato della comunità e del mondo in trasformazione.
Il primo post dedicato alla famiglia Miranda è stato il più letto del nostro blog nel 2025:  👉Ferdinando e Rosa. L’epopea dei Miranda a Valva.
Ci siamo occupati inoltre della famiglia D’Arcangelo, contadini originari della Masseria Accetta a Statte (Taranto). Il capostipite Donato si trasferì a Valva, lavorando nella villa del marchese d’Ayala-Valva e costruendo una nuova famiglia. 
Tra lavoro agricolo, vita quotidiana, migrazioni in Argentina e Stati Uniti e le vicende della Seconda guerra mondiale – con due cugini prigionieri – la storia dei D’Arcangelo racconta resilienza, radici e memoria collettiva. Ecco il primo dei due post finora dedicati alla famiglia D'Arcangelo: 👉 Le radici e la guerra: la famiglia D'Arcangelo tra la Puglia  il mondo 

I cento anni dell'inaugurazione del Monumento
Per il centenario dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti (29 novembre 1925), la ràdica ha realizzato un video commemorativo, disponibile sul canale 🎥 YouTube @laradica_radicivalvesi.
Il video racconta la storia della cerimonia, i protagonisti, le celebrazioni civili e religiose, e il ruolo del monumento come luogo di memoria, gioventù e vita sociale a Valva. 
Le immagini mostrano cartoline storiche, fotografie d’archivio e momenti di rito civile, inclusa la deposizione delle corone e le celebrazioni del 4 novembre.
Parallelamente, il blog propone un racconto storico a puntate, basato su documenti d’archivio, in cui i personaggi parlano e pensano nel loro contesto reale. 
Il primo episodio, dedicato a padre Semeria, oratore ufficiale della cerimonia, è disponibile qui: 👉 Dolce e bello morire per la patria

Il Giorno della Pacchiana
Nel 2025 il blog la ràdica ha lanciato l’iniziativa di celebrare il 23 marzo come Giornata dell’abito tradizionale valvese, in ricordo dell’ultima “pacchiana” di Valva, zia Pasqualina Torsiello, scomparsa proprio quel giorno.
L’obiettivo era valorizzare la cultura contadina, le donne della nostra storia e le tradizioni che legano generazioni di famiglie. L’abito tradizionale non è stato raccontato solo come capo di vestiario, ma come simbolo di identità, memoria e legame collettivo.
In occasione del Giorno della Pacchiana, il blog ha pubblicato un album dedicato al vestito della nostra identità, intitolato 👉 L’abito delle nostre radici.
Nella prefazione, l’iniziativa veniva così spiegata:
Il Giorno della Pacchiana è stato un’occasione per riscoprire e onorare le tradizioni legate al vestito tradizionale della nostra comunità. Quello da ‘pacchiana’ non è solo un abito, ma un viaggio attraverso le generazioni, portando con sé la forza di una tradizione, le emozioni dei ricordi e i legami che sfidano il tempo. Ogni abito ha raccontato amore e dedizione, diventando simbolo di affetto e orgoglio e trasmettendo alle nuove generazioni il legame profondo tra passato e presente.
Purtroppo non siamo riusciti a coinvolgere scuole e associazioni, ma speriamo di farlo in futuro per trasformare questa giornata in un vero momento di memoria e festa condivisa.

Per questo la ràdica resta: a cercare, a ricostruire, a ricordare.
Perché la storia, come gli alberi, vive solo dove le radici tengono.
A chi ci accompagna in questo percorso, va il nostro grazie.
La ricerca continua.