Un archivio racchiude tante storie, molte delle quali rimangono sospese per decenni attendendo che qualcuno, girando la pagina giusta, consenta loro di tornare a respirare.
Forse la storia di Michele Maria Feniello è una di queste: un giovane di Valva che, nell'Italia da poco unita, ha servito lo Stato indossando una divisa e ha trovato la morte in una città lontana.
La notizia arriva in comune
Il 17 ottobre 1872 è un giovedì. Il sindaco di Valva, Antonio d'Urso, scrive sul registro anagrafico di aver ricevuto notizia, da parte del sindaco del Comune di Fermo (nelle Marche), della morte di Michele Feniello, brigadiere dei Reali Carabinieri, nato e domiciliato in Valva, figlio di Luigi e di Angela Maria Spiotta.
A questo punto, il sindaco trascrive il testo che gli è stato inviato dal comune di Fermo:
Regno d'Italia Municipio di Fermo -- Ufficio dello stato civile-- Estratto dal Registro degli atti di morte per l'anno 1872 -- Numero 378 -- Michele Feniello --L'anno mille ottocento settantadue il giorno di martedì otto ottobre ad un ora pomeridiana in Fermo nella Casa Comunale--
Io sottoscritto Luigi Tranquilli segretario del Comune di Fermo Ufficiale dello stato civile per gli atti di nascita e di morte delegato dal sindaco con atto del trentuno gennaio mille ottocento sessantasei avendo ricevuto un avviso di morte dalla direzione dell'Ospedale Civile, e militare di questa Città in conformità di quanto viene esposto nell'avviso stesso dò atto in questo registro, che alle ore nove, e mezzo antimeridiane di ieri sette corrente ottobre nel citato Ospedale è morto Michele Feniello, Brigadiere dei Reali Carabinieri nato, e domiciliato a Valva, Provincia di Principato Citra, celibe, di anni quaranta, figlio di Luigi e Angela Maria Spiotta -- Detto avviso munito del mio visto viene inserito nel volume degli allegati, ed ho formato il presente processo verbale--
Per Luigi Tranquilli delegato -- Fermo li 9 ottobre 1872 -- Il presente è pienamente conforme al suo originale -- L'Ufficiale dello stato civile -- (segue firma)
Il sindaco Antonio d'Urso trascrive l'atto su due registri, come da prassi, e dispone che la copia dell'atto di morte "munita del nostro visto" sia inserita nel volume degli allegati.
La famiglia Feniello
Del giovane brigadiere sappiamo poco altro.
Dagli archivi emerge il suo atto di nascita.
Alle otto di sera del 12 agosto 1830 Luigi Feniello, ventiseienne di professione bracciale (il bracciante giornaliero), si reca alla casa comunale per registrare la nascita di suo figlio, che presenta al sindaco Pasquale Grasso secondo il rito dell'epoca. Al bambino, nato alle nove del mattino, viene dato il nome di Michele Maria. La madre è Angela Spiotta, anche lei di ventisei anni. Il bambino viene battezzato il giorno dopo.
Testimoni dell'atto di nascita, Giacomo Libero "sartore" e Carlo Fedele, "macellaio". Da notare i due cognomi, oggi non più presenti in paese.
Non siamo riusciti a trovare gli atti del matrimonio di Luigi e Angela Maria, che ipotizziamo avvenuto prima del 1824.
Il loro primo figlio è Carmine, nato nel 1825.
Nell'atto di nascita di Carmine, il padre Luigi risulta avere 23 anni (questo anticiperebbe la sua data di nascita al 1802) mentre la madre Angela Maria venti (ipotizziamo sia nata tra il 1804 e il 1805). Il bambino è nato il 2 novembre ed è battezzato il 3.
Anche in questo caso troviamo un cognome non più presente in paese: uno dei testimoni è Tommaso Zinna, possidente; l'altro è Gennaro Marcello (ma si noti la grafia), bracciale.
Il 28 giugno 1840 nasce Raffaele Pietro; anche in questo caso tra i due genitori c'è la differenza di tre anni. Il bambino è battezzato il giorno dopo, il giorno di San Pietro: probabilmente questo spiega il secondo nome.
Questa volta Luigi firma l'atto:
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Il 18 dicembre 1843 nasce Rosa.
Una curiosità: i testimoni sono probabilmente due fratelli, Alessandro Freda (sacerdote) e Costantino Freda (farmacista).
Un altro figlio arriva nel 1845: il 7 novembre nasce infatti Giovanni Battista, battezzato il giorno stesso.
I testimoni dell'atto di nascita sono Felice Vacca (bracciale, ma sappiamo che è già diventato o sta per diventare il primo custode del cimitero di Valva) e Domenicantonio Cuoco (anche lui bracciale: ipotizziamo sia il nonno di un caduto nella Grande Guerra).
Il 15 settembre 1848 nasce Rosa Maria, battezzata due giorni dopo.
Misteri del registro: questa volta papà Luigi non firma.
A questo punto, ci viene un dubbio: come mai un nome così simile alla sorellina nata cinque anni prima? Il dubbio diventa un sospetto, il sospetto una triste scoperta: Rosa era morta il 22 gennaio 1844, a un mese.
A portare la notizia in comune, i due testimoni che abbiamo già trovato nell'atto di nascita di uno dei bambini Feniello, Felice Vacca e Domenicantonio Cuoco.
Un carabiniere negli anni dell'Unità d'Italia
È in questo contesto di terra, di lavoro duro e di esistenze precarie che Michele cresce e prende una decisione insolita per il suo tempo: arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri.
Non sono anni facili. Per un giovane del diventare carabiniere significa scegliere una ferrea disciplina, accettare la lontananza da casa e affrontare una vita fatta di continui trasferimenti. Ma rappresenta anche una possibilità di riscatto sociale, una via per sottrarsi alla dura condizione del bracciante e costruirsi un futuro diverso.
L'Italia negli anni dopo l' Unità, nella quale Michele presta
servizio, è ancora un Paese attraversato da profonde tensioni. L'Arma dei
Carabinieri è impegnata nella difficile lotta al brigantaggio, mentre il Regno
d'Italia completa faticosamente la propria unificazione con l'annessione del
Veneto nel 1866 e di Roma nel 1870.
Nello stesso tempo, le politiche dei
governi unitari non riescono a comprendere le esigenze del Mezzogiorno,
alimentando quella frattura destinata a essere conosciuta come "Questione meridionale".
Sono anche gli anni in cui prendono forma alcuni simboli
destinati a identificare l'istituzione dei Carabinieri: la Banda dell'Arma,
fondata nel 1862, e il reparto delle Guardie del Re, istituito nel 1870 per la
protezione del sovrano.
Michele onora la divisa, sale la scala gerarchica e diventa
Brigadiere.
Il servizio lo spinge lontano da Valva, portandolo fino a
Fermo, sul versante adriatico. Sarà la sua ultima tappa.
Quando il sindaco d'Urso copia il verbale di morte sui
registri di Valva, mette la parola fine alla storia amministrativa di Michele.
Nessuna moglie, nessun figlio a rievocarne il nome tra i vicoli del paese, a parlare di lui.
Ecco perché alcune storie chiedono di essere raccontate.
G.V.