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Raccontarne le vite significa fare un viaggio nel tempo e conoscere un po’ meglio anche se stessi.
Ricordo bene zia Maria, la più grande delle tre sorelle Megaro.
Il suo atto di nascita contiene alcune notizie interessanti. Intanto, suo padre Vito è definito “industriante” (ovvero un commerciante).
Sappiamo che aveva una macelleria. La nipote Angela ricorda che le zie dicevano che papà Vito faceva il “mezzano”: un mediatore tra chi acquistava il bestiame o la carne macellata.
I due testimoni che firmano l’atto di nascita sono un sacerdote, Antonio Cappetta, che era anche maestro e Gaetano Fasano, il papà di Alfonso, che sarebbe diventato anche lui centenario. Gaetano risulta di professione orologiaio.
Ecco zia Maria nel giorno del suo centesimo compleanno:
Pierino Vacca, juventino dalla prigionia in Sudafrica
Pierino Vacca è il centenario più legato alla
mia famiglia: era il fratello di mia nonna Donata.
È stato prigioniero in Sudafrica, nel più grande campo di prigionia della Seconda guerra mondiale, quello di Zonderwater.
Cent’anni dei quali oltre cinque, tra i più belli della vita poiché a cavallo tra giovinezza e maturità, trascorsi in guerra, in prigionia, fra disagi e tormenti, privato della cara libertà e sempre a contatto con la sofferenza di tanti compagni d’arme. Ma è spesso in quei dolorosi frangenti dove nascono amicizie sincere e forse anche qualche buon ricordo: ricordo degli anni veri e forte insegnamento per quelli a venire.
Anche la Juventus, squadra per la quale faceva un tifo
sfegatato, sul suo sito ufficiale gli ha dedicato un bel post di auguri1.
In questa foto in piazza, si notano l’eleganza e la compostezza della sua posa.
Tre suoi fratelli hanno combattuto in guerra: Michele -paracadutista- e Settimo sono tornati (quest’ultimo dall’internamento in Germania), Ottavo è caduto in Africa Settentrionale.
Alfonso è stato falegname, mentre suo fratello Settimo ha ereditato la professione del padre, almeno da giovane: orologiaio. I valvesi lo ricordano soprattutto come fattore dell’azienda del marchese, al Bosco; è stato il papà del compianto professor Ottavio Fasano.
Le filastrocche di zia Pasqualina
C’è un episodio che custodisco con emozione. In occasione del suo 102.mo compleanno, sul mio blog “la ràdica” le ho dedicato l’episodio del podcast Il giorno dopo dedicato alle canzoni del trio Lescano, dal titolo Tulipani e Maramao: un piccolo omaggio, una sorta di serenata a distanza a una donna che amava cantare e conosceva molte filastrocche. Mi ha fatto molto piacere sapere che zia Pasqualina ha ascoltato l’episodio e ha cantato tutte le canzoni; la sua preferita è stata, senza dubbio, Maramao perché sei morto.
Enrico Santovito, l’ultimo internato in Germania
Zio Enrico Santovito è stato l’ultimo reduce valvese degli internati in Germania. Combattente in Albania, fu catturato a soli 21 anni e internato in Germania, assegnato all’Arbeitskommando 1131 a Bobeck-Stadtroda, in Turingia. Nel settembre 1944 divenne lavoratore civile e nel marzo 1945 fu trasferito nello Stalag IX C durante le evacuazioni dei campi.
Zio Enrico Santovito nel giorno del suo centesimo
compleanno. Alle sue spalle, si vede la mascherina del sindaco: un segno del
periodo difficile che stavamo vivendo.
Giuseppe Feniello, l’ultimo combattente
Zio Giuseppe mi ha raccontato che durante il fascismo il sabato non si doveva lavorare, ma chi aveva la terra ci andava lo stesso, eludendo la vigilanza di chi tentava di impedirlo.
Questo breve scambio di battute mi ha colpito molto:
- Con quale stato d’animo sei andato in guerra?- Eri un soldato e dovevi andare.- Ma pensavi a Valva, alla famiglia?- Embe’, nun vuliv p’nza’?
Ricostruire le loro vicende, significa ricostruire la storia di una comunità intera.
Essi ci lasciano una traccia preziosa: sapere che la storia di Valva non è fatta solo di date o di documenti, ma di volti, gesti e parole che continuano a parlare.

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