Una curiosità: a registrare la nascita di Cesare non è papà Sabato ("lontano da questo comune") né ovviamente mamma Clelia, ma la levatrice Clotilde Romanini. La famiglia Macchia risulta residente in via Ospedale, 39 (l'attuale via Madonna degli Angeli).
Cesare viene chiamato alle armi il 19 aprile 1936 con il 31° Reggimento Fanteria. Diventa caporale nel marzo 1937 e nel mese di agosto viene congedato.
La guerra in Spagna
La guerra civile spagnola ormai volge al termine, la vittoria del fronte franchista sembra ormai imminente. La terra iberica ha già preteso il suo tributo di sangue anche da Valva, che nell’agosto 1937 ha pianto la scomparsa di Giacomo Cuozzo.
Nelle settimane successive è nel Centro Istruzioni e successivamente nel 1° Reggimento fanteria d’assalto Littorio.
Vive la coda del conflitto fino al rientro in patria, il 20 maggio 1939, a guerra conclusa.
L’Italia entra nel conflitto nel giugno 1940 e, a novembre, Cesare è richiamato alle armi “per esigenze di carattere eccezionale” e viene assegnato al 15° Reggimento Fanteria.
Il 31 dicembre si imbarca a Bari per l’Albania e il 1 gennaio 1941 sbarca a Valona: è assegnato al 139° Reggimento Fanteria.
Gennaio sarà un mese breve e devastante per lui. Il 25 Cesare viene colpito dal fuoco nemico e dalla morsa del gelo: riporta una grave ferita da arma da fuoco al braccio destro, con la frattura dell’omero, e il congelamento di entrambi i piedi.
Inizia per lui un doloroso calvario medico.
Alla fine di questo periodo, Cesare torna all’ospedale militare di Napoli per una visita di controllo. Il 24 novembre 1941 è dimesso dall’ospedale e inviato in licenza speciale in attesa di trattamento di quiescenza: il suo corpo è troppo segnato per continuare a combattere.
Nel maggio 1942 il Ministero delle Finanze gli assegna una pensione di guerra rinnovabile di sesta categoria, per la durata di due anni. Il 24 novembre 1942 è collocato in congedo assoluto.








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