100 anni
Prosegue il nostro viaggio nel tempo insieme alla signora Giovanna Cuozzo, che da pochi giorni ha compiuto cento anni.
Nella prima puntata abbiamo ripercorso la sua nascita e la sua adolescenza, orientandoci con alcune immagini del nostro paese.
Sei bambina e poi ragazza, a Valva ci si prepara alla
guerra.
Le lacrime delle madri e delle mogli che hanno perso un figlio o un marito in
guerra non si sono ancora asciugate e già ci si esercita col pensiero rivolto
alla guerra di domani. Anche a Valva e anche le ragazze.


Gli uomini nella loro divisa fascista imparano a marciare, a
obbedire agli ordini.

Tu vivi in casa, come fanno le donne del tuo tempo.
Cuci e rammendi, anche per i tuoi fratelli che vanno all’ “istruzione”.
Arriva la guerra.
Sei preoccupata per una persona a te cara, che non dà
notizie.
Poi Pietro Nicola Falcone, il postino del paese, vi porta
una lettera. Forse vai con tua madre in paese dalla signora Fernanda, la
mastra, nel suo palazzo a lu munuzzar, a farvela leggere, o forse
ti aiuta tuo fratello Giuseppe, più piccolo di te.

Cercate di avere notizie anche di tuo fratello Michele, che
è prigioniero in Africa.
È stato ferito a una spalla; per tutta la vita porterà una
piccola scheggia di ferro nella schiena: la memoria nella carne.
Anche tuo cugino è prigioniero.
Poi arriva il settembre 1943.
Tu hai diciotto anni.
La guerra viene a trovarvi, qui a Valva. I tedeschi stanno
per scappare, ma resistono; gli americani stanno per arrivare e bombardano. Le
famiglie scappano in montagna e cercano rifugio anche nella grotta di San
Michele o in altre località in cui si sentono sicuri, se in guerra si può
essere sicuri.
Chissà se anche tu canti con le donne, per chiedere la
protezione dell’Arcangelo, per chiedere il ritorno dei soldati, per ingannare
la paura.
Hai nascosto i pochi spiccioli che avevi, sotto una pianta
d’ulivo.
Come molti altri valvesi, anche tuo padre ha nascosto una
cassa con la biancheria in una buca scavata nel terreno e coperta con le
pietre.
In montagna avete portato un maiale, di notte; poi lo avete
ucciso e lo avete condiviso con gli altri valvesi che avevano fame.
Tu non ti senti sicura. Hai una maglia rossa, hai paura che
ti si veda dalla strada, chissà fin da dove.
Un tuo coetaneo muore ucciso da una mina tedesca, nascosta
sotto in cinturone. Era qui con voi fino a ieri, oggi ha fatto una grande luce.
Aurelio non tornerà più.
A volte torni in campagna con tuo padre. Non trovi più i
polli, li hanno rubati i soldati, certamente. Vedi anche alcuni tedeschi vicino
a un corso d’acqua, mentre si sentono i colpi secchi: ta ta ta,
ripeti ancora il suono. Non se ne è mai andato dalla tua memoria, quel suono di
guerra.
Tra le donne che piangono, ce n’è una che ha un figlio
piccolo, che ha poco più di un anno. Lei è mia nonna, il bambino è mio padre.

Anche da questa guerra, purtroppo, alcuni valvesi non
tornano. Tu li hai conosciuti tutti, eri già una ragazza quando sono partiti.
Conosci tutte le loro famiglie, forse hai avuto occasione di scambiare qualche
parola anche con alcuni di loro. Forse in paese si è diffusa la notizia della
loro morte, l’hai sentita in chiesa o mentre andavi in campagna una mattina o
sei passata davanti al monumento.
Giacomo, morto in Spagna prima di tutti. Prospero, il
medico, e Michele, rimasti sotto la neve della Russia. Michele, Michele e
Ottavo caduti in Africa. Carmine, il figlio di zé Catarina, non è tornato dalla
prigionia, lo hanno sepolto in Austria. Alfonso ed Enrico, caduti a Cefalonia.
E poi ancora Francesco -il fratello di Marianna, la ragazza sfortunata di cui
hai sentito parlare fin da bambina- un altro Francesco, due Giuseppe, Pasquale,
morto avvelenato. E poi Michele e Raffaele, morti di malattia appena tornati
dalla guerra.
Ormai sei già sposata quando insieme a tutta Valva attendi
nel monumento il ritorno di Michele, che è partito a vent’anni e ha lasciato la
moglie ed è tornato “in una cassetta di sapone”, come ha detto mamma
Clelia tra le lacrime.

Lavori nella villa del marchese, come tante ragazze di
Valva.
La villa diventa sempre più bella. Proprio in questi anni
vengono installate nel parco le statue più belle, quelle delle arti.
In questa foto, sei con due compagne che lavorano con te.
Alle vostre spalle, proprio davanti al villino, c’è un
imballaggio di legno.

Quando viene tolto l’imballaggio, si dischiude la bellezza:

Il marchese lo hai conosciuto negli ultimi anni della sua
vita.
Forse sei rimasta incantata il giorno in cui hai visto per
la prima volta questa meraviglia:

Ora ti lascio, il nostro viaggio nel tempo è finito.
Ma ti lascio in buone mani.
Qui ti aspetta un giovane, un tuo coetaneo, che secondo
l’uso del tempo ti porta l’ammasciata, come si dice a Valva. Il
messaggio per eccellenza: quello d’amore.
Tu sei curiosa.
Ora sento la tua voce centenaria che mi racconta la scena e
io la immagino, perché la tua voce sa disegnare con le parole.
Le tue parole fanno rivivere i momenti, creano una scena.
“C’è un ragazzo che ti vuole.”
“Ma chi è?”
“Sono proprio io!”
E poi, la sorpresa. La tua sorpresa, che nessuna espressione
in italiano renderà con più efficacia di questa tua frase, con la quale ancora
oggi la ricordi: “Rumaniett tesa”, mi dici.
Grazie.

Grazie alla nipote Rosanna per la preziosa
collaborazione.
Le foto della Grotta di San Michele e dell'Emiciclo della Bellezza di Villa d'Ayala-Valva sono di Valentino Cuozzo. Le altre sono state tratte dal prezioso archivio di Gozlinus (alcune di queste sono state raccolte proprio da Valentino).
G.V.