FUORI REGISTRO Terzo episodio-La morte di Giuseppe Falcone nella Grotta di San Michele-
Eppure lo stesso luogo che protegge può trasformarsi in una trappola e il rifugio diventare sepolcro.
Per i valvesi, la grotta dedicata a San Michele Arcangelo è stata, in alcuni momenti della storia, il rifugio per eccellenza. Così accadde, ad esempio, nel settembre del 1943: mentre americani e tedeschi si affrontavano a colpi di artiglieria e le bombe cadevano dal cielo, la popolazione cercò riparo tra queste stalattiti, diventate le colonne di un tempio naturale dedicato all’Arcangelo, all’ombra delle sue ali.
Se però sfogliamo i registri anagrafici, la cosiddetta “burocrazia del dolore” ci restituisce anche una realtà diversa.
Mentre il colera imperversa nel Sud Italia, le pagine del registro dei morti si fanno sempre più dense di nomi e date, segno di una comunità colpita dall’epidemia. Ed è proprio tra quelle righe che emerge la tragica vicenda di un giovane.
I due testimoni dichiarano che alle quattordici di quello stesso giorno “è morto nella Grotta di S. Michele Arcangelo sepolto sotto le pietre della Lamia del Cappellone del Protettore S. Michele Giuseppe Falcone di anni venticinque”.
Su di lui abbiamo poche notizie: nato a Valva, di professione bracciale, figlio di Onofrio (bracciale) e di Mariangiola Seritella.
Due ipotesi
Possiamo fare due ipotesi.
La prima è legata alla festa di San Michele, il 29 settembre.
In un anno di colera, però, le autorità del Regno avevano vietato gli assembramenti e la festa solenne -con il pellegrinaggio in montagna- quell'anno quasi certamente non si tenne. Possiamo allora immaginare Giuseppe salire da solo alla grotta, per un atto di devozione privata. Con lui, verosimilmente c’erano le due persone che poi sarebbero corse in municipio a denunciarne la morte.
La lamia è una struttura architettonica rurale in pietra o tufo, caratterizzata da una copertura a volta. Nella grotta di San Michele, la lamia rappresentava l'intervento dell'uomo che cercava di “addomesticare” la natura selvaggia della roccia: una volta in pietra costruita per creare cappelle stabili e asciutte.
Nelle costruzioni tradizionali, la malta – una miscela di calce e sabbia – tiene insieme i blocchi di pietra. L'interno di una grotta, però, è un ambiente ricco di umidità e infiltrazioni: nel corso degli anni, lo stillicidio dell'acqua ha lavato via il collante dalle fessure. Senza più la malta a fare da cuscinetto, i blocchi hanno iniziato a muoversi in modo impercettibile, alterando l’equilibrio delle forze.
La grotta, che per generazioni era stata luogo di preghiera e di richiesta di protezione, quel giorno divenne il luogo dell’ultimo viaggio di un giovane valvese. E forse, davanti a quella tragedia, la comunità avrà affidato Giuseppe a San Michele, il custode delle anime, colui che le accompagna nel passaggio verso la luce.
È proprio questa l’immagine di San Michele che emerge, ad esempio, nella Messa da Requiem:
“O Signore Gesù Cristo, Re di Gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dal profondo abisso: liberale dalle fauci del leone affinché non le inghiotta il Tartaro e non cadano nell’oscurità: ma il vessillifero San Michele le riporti alla santa luce che un giorno promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.”
🙏Grazie all'attenzione e alla passione del nostro amico Gianluca Parisi Perna: anche questo episodio ci è stato segnalato da lui.
Fuori Registro - Il fascino dell'anagrafe
I registri anagrafici hanno il potere di rapire chiunque li sfogli, anche solo in digitale sul Portale Antenati. Tra carte ingiallite e grafie d'altri tempi, un nome tira l'altro e una dicitura insolita può trasformarsi in un invito alla ricerca. Da questo viaggio tra i documenti nasce Fuori Registro, una rubrica del blog la ràdica che porta alla luce episodi di cronaca, curiosità, anomalie e piccoli misteri nascosti tra le pieghe della storia di Valva e dell'Alto Sele.
G.V.





.png)

.png)









