Valva nell'Ottocento, 4
La locanda di Donato Feniello ogni tanto ospita forestieri.
Commercianti, soprattutto. Si spostano per i loro affari e per
loro fermarsi lungo la strada è indispensabile.
Siamo nel 1841.
Il 16 giugno è un mercoledì, sono le 13.
Accade qualcosa di insolito. Forse Donato lo prende come un funesto presagio per la sua locanda.
Il 16 giugno è un mercoledì, sono le 13.
Accade qualcosa di insolito. Forse Donato lo prende come un funesto presagio per la sua locanda.
Non so altro della locanda, nemmeno dove si trovi
esattamente.
Però so cosa accade alle ore 13 di quel mercoledì 16 giugno 1841.
Quello che non so, lo immagino.
Però so cosa accade alle ore 13 di quel mercoledì 16 giugno 1841.
Quello che non so, lo immagino.
Il pranzo è appena finito, i piatti forse ancora in tavola.
Qualcuno si accorge che un uomo non si muove più o che fatica a respirare. Una voce chiama Donato. Donato capisce subito che qualcosa di grave sta accadendo nella sua locanda.
Poi qualcuno corre verso il paese, diretto al municipio.
Un'ora dopo, Lorenzo Di Gregorio e Donato
Mastrantonio si presentano dal sindaco Gabriele Valletta e dichiarano che nella locanda
Feniello è morto un forestiero.
Canio da Rionero
Il suo nome è Canio Padula, di Rionero; ha quarantadue anni
e, come suo padre Gianbattista, è un "negoziante".
Sua moglie si chiama Carminella Santoro.Hanno tre figli: Gianbattista di venti anni, Giuseppe di quattordici anni e Francesco di undici.
Il primo atto di nascita che abbiamo trovato è quello di Gianbattista, nato il 22 maggio 1821. Il documento è interessante ma un po' impreciso. Non riporta il nome del padre di Canio e sembra poco attendibile in merito all'età di sua moglie Carminella, che risulta di ventotto anni, quattro più del marito. Vedremo negli atti degli altri figli che Carminella risulterà più giovane di Canio.
La coppia è residente nel quartiere della Chiesa Madre.
Interessante è la professione di Canio: "pizzicarolo", termine dialettale che indica il droghiere o il bottegaio di formaggi e altri generi alimentari.
Negli atti di nascita dei figli Giuseppe (nato il 20 novembre 1827) e Francesco (nato il 26 luglio 1830), Canio è definito "bottegaio", figlio del fu Gianbattista. Carminella Santoro risulta di un anno più giovane del marito, la cui nascita risale al 1802 circa.
Canio sa leggere e scrivere; del resto, un commerciante deve saperlo fare. Dei suoi libri dei conti non è rimasto nulla, polvere di un mondo che misurava la vita in pesi e prezzi d'altri tempi.
Ma quella stessa mano che scriveva i conti ha lasciato un segno anche altrove, nei registri anagrafici di Rionero: la sua firma.
Non so nemmeno perché si trovi a Valva; quelli sono i giorni
di San Vito, forse da qualche parte c'è una fiera e Valva per Canio è solo una
tappa nel suo viaggio.
Gli appuntamenti di un anno sono scanditi con regolarità da feste e fiere: probabilmente Canio ha alloggiato altre volte da Donato, forse ci sono locande in località più comode per lui, ma ormai è di casa in questa locanda e anche oggi ha pranzato qui.
Gli appuntamenti di un anno sono scanditi con regolarità da feste e fiere: probabilmente Canio ha alloggiato altre volte da Donato, forse ci sono locande in località più comode per lui, ma ormai è di casa in questa locanda e anche oggi ha pranzato qui.
Poi ha avuto questa strana idea di morire, lontano da
Rionero, dalla moglie Carminella, dai figli. So soltanto che a un commerciante che muore lontano da casa, morendo, può tornare in mente un proverbio sentito raccontare dal padre fin da bambino: "Il Padre Eterno non si paga i sabati."
Già: il destino o la volontà divina non seguono le leggi del commercio umano; ci sono giorni in cui il guadagno non conta mentre il vento d'estate continua il suo giro.
G.V.


