Uno strumento di ricerca storica per ricostruire e custodire la memoria dei valvesi caduti o fatti prigionieri in guerra
20 marzo 2025
L'ABITO DA SPOSA DI ROSA
Il 2 marzo 1935 è un sabato.
Non è solo una testimonianza della moda di quegli anni: è il segno di un amore giovane, puro, pieno di speranza.
11 marzo 2025
23 MARZO: IL GIORNO DELLA PACCHIANA
23 marzo
Giornata dell'abito tradizionale valvese
Il nostro blog non ha la possibilità di istituire ufficialmente nuove ricorrenze, ma può sicuramente lanciare delle idee. Eccone una: facciamo del 23 marzo la Giornata dell'abito tradizionale valvese.
Un’occasione per rendere omaggio alla nostra cultura, alle donne della nostra storia e alle mamme, nonne e antenate delle nostre famiglie.
Perché il 23 marzo?
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| L'ultima "pacchiana" di Valva |
Proprio il 23
marzo di 15 anni fa, se ne andava con il suo abito da "pacchiana"
la signora Pasqualina Torsiello, vedova Cuozzo, meglio conosciuta da tutti come
zia Pasqualina.
Se coinvolgiamo
tutti, potremmo trasformare questa giornata in una vera e propria festa della
nostra cultura. Non servono grandi risorse, ma solo collaborazione e buona
volontà.
Alcune idee per celebrare questa giornata
- Istituire la festa con una delibera
comunale.
- Coinvolgere le scuole con un lavoro di ricerca storica: consultando album di famiglia, raccogliendo fotografie e dividendole per temi (ad esempio: il vestito quotidiano, il vestito da sposa, il vestito dello sposo), studenti e insegnanti potranno dare un contributo fondamentale, anche dal punto di vista simbolico, perché le tradizioni devono parlare -e raccontare- soprattutto alle nuove generazioni.
- Gli appassionati di storia locale potrebbero contribuire
condividendo testimonianze, ricordi e fotografie.
- Creare un portale online
dove raccogliere il materiale.
- Allestire una mostra interattiva e permanente, con contenuti accessibili tramite codice QR. Ovviamente, si può pensare anche a una mostra fotografica più tradizionale, simile a quella, bellissima, che si sta allestendo al Castello.
- Le associazioni culturali e
turistiche locali potrebbero partecipare scegliendo l'aspetto che
meglio rispecchia la loro sensibilità.
- Si potrebbe intitolare un vicolo del centro storico all'abito tradizionale valvese o - se si vuole un'espressione più icastica- denominarlo "Vicolo della pacchiana".
Insieme, possiamo dare vita a un momento di memoria e di festa, che celebra la nostra tradizione e il nostro legame con la storia: perché l'abito tradizionale valvese è un elemento di memoria collettiva che ci aiuta a comprendere meglio chi siamo e da dove veniamo.
Per concludere, una breve galleria di immagini tratte da Gozlinus:
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| Anni Venti del Novecento |
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| 1929: per il battesimo del figlio, i genitori indossano l'abito del loro matrimonio |
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| Monumento ai Caduti, inverno 1941. Da sinistra: Caterina D’Arcangelo, Livia, modella padovana e (?) |
03 marzo 2025
"PECCATO FINIRE COSI' PRESTO": VITANTONIO, MORTO AD ADUA
Una lapide sulla torre dell'orologio, nel cuore del centro storico di Valva, ricorda la morte del tenente Vitantonio Cappetta,
CHE NELLE GOLE D'ADUA IMMOLAVA
GIOVINEZZA AVVENIE VALORE
Nato nella notte del 10 settembre 1867, in via Fontana, Vitantonio era figlio di Michele, falegname, e di Arcangela Annunziata, tessitrice. Il padre non firma l'atto di nascita in quanto "illetterato", ma Vitantonio riesce comunque a fare carriera nell'esercito: diventa tenente del 4° Battaglione Fanteria.
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| fonte: Gozlinus |
Un giornale dell'epoca, il settimanale La Tribuna, riporta queste notizie di lui:
il prode giovane, nato nel 1867, era diventato ufficiale nel 33° Fanteria nel 1890. Era un distintissimo schermidore.
Vitantonio rimane vittima nella battaglia di Adua (o Abba Garima), domenica 1 marzo 1896.
Lo stesso giornale riporta:
[...] un superstite narra che il Cappetta, ferito mortalmente al principio dell'azione, ebbe la forza di guardar l'orologio e dire: "Peccato di finir di combattere così presto!...".
La battaglia d'Abissinia
Il 1° marzo 1896 la guerra di Abissinia tra il Regno d'Italia e l'Impero Etiopico giunge a una svolta con la battaglia di Adua. Controllare la regione è cruciale per le ambizioni imperialistiche italiane nel Corno d'Africa, ma l'avanzata verso l'interno dell'Abissinia incontra la resistenza dell'impero di Menelik II. Adua si trova nella regione settentrionale dell'Etiopia. Le truppe italiane sono più numerose, ma scarsamente coordinate, mentre quelle abissine conoscono meglio il territorio. Nonostante alcuni successi iniziali, l'esercito italiano subisce gravi perdite e la ritirata si trasforma in una fuga disastrosa. La vittoria abissina diventa simbolo della resistenza di un paese africano contro le potenze coloniali europee, rivestendo un'importanza storica notevole. Le ripercussioni in Italia sono significative: il governo deve riconsiderare le proprie politiche coloniali.
La notizia a Valva
La notizia della morte del tenente Cappetta viene registrata all'anagrafe di Valva solo nel 1898, il 21 ottobre.
L'assessore anziano Vincenzo Valletta, che sostituisce il sindaco mancante, annota di aver ricevuto "con l'ordinario di ieri sera" dal Ministero della Guerra una copia autenticata dell'atto di morte del giovane soldato valvese e di trascriverne la copia intera e fedele:
Estratto dell'atto di morte del Tenente Cappetta Vitanntonio, inscritto sul Registro tenuto dal Deposito della Colonia Eritrea in Napoli [...] . Io sottoscritto Maggiore Nicola Tenente Contabile incaricato della tenuta dei registri di stato civile pressoil Deposito della Colonia Eritrea in Napoli dichiara che nel Registro degli atti di morte [...] trovasi scritto quanto segue:L'anno mille ottocento novantasei, ed alli primo del mese di Marzo, nel combattimento di Adua mancava ai vivi alle ore ___ in età di anni ventinove il tenente di fanteria Cappetta Vitantonio, nativo di Valva, provincia di Salerno, figlio di Michele e di Annunziata Arcangela, ammogliato con ___, vedovo di ___, morto in seguito a ferita d'arma da fuoco, sepolto a ___, come consta dalle dichiarazioni in data 30 Marzo, 15, 16 Maggio 1897 rilasciate dai soldati Mascagni Domenico , Bertolazzi Giov. Battista, e Loncini Cesare, ricevute nei verbali dei tenenti Gambi Enrico, Moltedo Guido, e del Capitano Loffredo Vincenzo, in data 30 marzo, 31 Maggio e 22 Maggio 1897. Per copia autentica.
Ecco la lapide che i suoi concittadini dedicarono al tenente Cappetta, al quale il 3 aprile 1898 fu conferita la medaglia d'argento al valor militare:
Fonti
Un prezioso post di Gozlinus riporta, tra le altre, le testimonianze del giornale da noi citato: 👉120 anni fa. La morte di un eroe valvese
Per il documento all'Anagrafe di Valva: 👉Portale antenati
G.V.
14 febbraio 2025
L'ULTIMA FIERA DI CANIO, IL FORESTIERO Morte nella locanda Feniello
Siamo nel 1841.
Il 16 giugno è un mercoledì, sono le 13.
Accade qualcosa di insolito. Forse Donato lo prende come un funesto presagio per la sua locanda.
Non so altro della locanda, nemmeno dove si trovi esattamente.
Però so cosa accade alle ore 13 di quel mercoledì 16 giugno 1841.
Lo so perché, un'ora dopo, Lorenzo Di Gregorio e Donato Mastrantonio si presentano dal sindaco Gabriele Valletta: nella locanda Feniello è morto un forestiero.
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| Immagine creata in collaborazione con ChatGPT |
Sua moglie si chiama Carminella Santoro, non so ancora se hanno dei figli, forse sì.
Non so nemmeno perché si trovi a Valva; quelli sono i giorni di San Vito, forse da qualche parte c'è una fiera e Valva per Canio è solo una tappa nel suo viaggio.
Gli appuntamenti di un anno sono scanditi con regolarità da feste e fiere: probabilmente Canio ha alloggiato altre volte da Donato, forse ci sono locande in località più comode per lui, ma ormai è di casa in questa locanda e anche oggi ha pranzato qui.
Poi ha avuto questa strana idea di morire, lontano da Rionero e da sua moglie Carminella.
Non so se di Canio si è parlato ancora nella locanda e in paese.
Non so se a Rionero qualche discendente ne conosce la storia.
Forse a questo commerciante, morendo, è tornato in mente un proverbio che suo padre gli raccontava fin da bambino: "Il Padre Eterno non si paga i sabati".
Già: il destino o la volontà divina non seguono le leggi del commercio umano; ci sono giorni in cui il guadagno non conta mentre il vento d'estate continua il suo giro.
11 febbraio 2025
I PATTI LATERANENSI E I MATRIMONI A VALVA
L'11 febbraio 1929 Benito Mussolini e il Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri sottoscrivono i Patti Lateranensi tra il Regno d'Italia e la Santa Sede.
Una delle conseguenze di questo storico accordo riguarda il
matrimonio: quello celebrato secondo il rito cattolico può ora essere
trascritto dall'ufficiale di stato civile, acquistando effetti legali.
Tra le leggi attuative del Concordato, la numero 1159 del 24
giugno all'articolo 10 prevede:
L'uffiziale dello stato civile, ricevuto l'atto di
matrimonio, ne cura, entro le ventiquattro ore, la trascrizione nei registri
dello stato civile.
Proprio in quei giorni, precisamente il 15 giugno, a Valva
si sposano Falcone Giuseppe – figlio di Antonio e di Strollo Filomena – e
Feniello Anna – figlia di Ciro e di Spiotta Antonia. I testimoni sono Caprio
Amedeo, calzolaio, e Spiotta Michele, possidente.
Questo è l'ultimo matrimonio celebrato secondo le modalità
precedenti al Concordato, quando il matrimonio religioso non aveva effetti
civili e si rendevano necessarie due cerimonie distinte.
A questo punto, il registro dei matrimonio del Comune di
Valva dell'anno 1929 -E.F. VII- si conclude e viene sostituito dalla parte
seconda, "Serie B".
Ora il podestà Bonocore deve trascrivere l'atto di
matrimonio ricevuto dal parroco, don Lorenzo Spiotta.
Il primo matrimonio celebrato secondo le nuove regole è
quello di Angelo Michele Cuozzo -figlio di Francesco Carmine e di Torsiello
Anna- con Falcone Gerardina -figlia di Falcone Michele fu Gennaro e di
D'Ambrosio Caterina fu Gennaro.
La cerimonia si svolge in chiesa il 25 agosto, i testimoni sono Cuozzo
Donato, un sacerdote, e Caprio Generoso.
La svolta decisiva è in queste parole scritte da don Lorenzo nell'atto:
Subito dopo manifestato il consenso, alla presenza dei sopradetti testimoni ho spiegato agli sposi oltreché gli effetti sacramentali del matrimonio contratto, anche i civili, dando lettura degli articoli del codice civile 130, 131, 132, riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi.
Dopo di che ho redatto l'atto di matrimonio in doppio originale, dei quali uno si conserva in questo archivio parrocchiale, l'altro è destinato all'ufficio di stato civile di questo comune di Valva per essere trascritto nei registri civili.
La riforma è arrivata a Valva.
Gli altri matrimoni del 1929
Il 23 settembre il podestà Vincenzo Bonocore registrerà un altro
matrimonio, quello di Strollo Donato e Torsiello Filomena, celebrato il giorno prima.
Dall’ottobre del 1929 sul registro dei matrimoni troviamo la
firma del delegato Masi cav. Antonio.
Il primo matrimonio registrato dal nuovo podestà sarà quello
di Marzullo Rocco, macellaio di Quaglietta, e di Porcelli Enrica Eunice. Una
curiosità: uno dei testimoni è Caprio Amedeo, che abbiamo già trovato nell’ultimo
matrimonio celebrato davanti al sindaco, a giugno; insieme a lui, il falegname
Caprio Antonio.
A dicembre saranno trascritti tre matrimoni: quello di Cuozzo
Salvatore e Torsiello Ginetta, quello di Taddeo Stefano (della provincia di
Taranto ma domiciliato a Rieti) e D’Arcangelo Antonia e infine quello di
Spiotta Vito (figlio di Michele, “domiciliato negli Stati Uniti dell’America
del Nord”) e Garofalo Nicolina (“nei registri dello stato civile Viola”).
I testimoni in chiesa saranno sempre gli stessi: il sacerdote Cuozzo Donato e Caprio Generoso.
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| Valva, un abito da sposa degli anni Trenta |
Fonte
https://antenati.cultura.gov.it/
G.V.
09 febbraio 2025
LA MORTE CHE VIENE DAL FUOCO D'AGOSTO
Valva nell'Ottocento, 3
nella casa del Signor Marchese la Signora Donna Chiara Savelli, di anni settanta, brugiata (sic!) dal fuoco.Nobildonna, era nata a Taranto da Don Felice Fanelli, possidente; il nome della madre era Vienna, il cognome è ignoto ai testimoni e al sindaco che redige l'atto di morte.
Cerco di formulare delle ipotesi sulle cause della morte. Credo che a fine agosto non sia plausibile pensare a un fuoco in casa. Ipotizzo un incendio.
nella casa del Signor Marchese Don Gaspare Pepe brugiato (sic!) dal fuoco, di anni nove.
Nel 1842, il marchese di Valva è Francesco Saverio, che ha unito il suo cognome D'Ayala a quello dello zio Giuseppe Maria Valva.
Dunque, due vittime del fuoco, a fine agosto.
La corte del marchese è visitata dalla morte come le case dei contadini di Valva; la deferenza suggerisce a chi compila il registro di definire "Don" anche il giovane figlio del fattore del marchese.
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| Immagine creata con la collaborazione di ChatGPT |
E' un "bracciale" (bracciante) ma è anche impiegato comunale -"servente comunale", nella prosa dell'epoca- ed è spesso citato come testimone di nascite, matrimoni e morti. E' anche il custode del cimitero (ipotizzo sia stato il primo o comunque uno dei primi).
Erano due forestieri, sicuramente salutati con rispetto dai valvesi, che si saranno tolti il cappello davanti alla "Signora Donna Chiara" e che avranno chiamato, come il sindaco, "Don Gaspare" il figlio di Don Baldassarre, il fattore del marchese.
Scrivendo questi due nomi, penso al presepe e ai Magi.
Forse la vita si muove come i Re Magi, tra l'umile e il divino, tra la nobiltà e la povertà.
Forse la morte unisce mondi così distanti.
C'è sicuramente dell'ironia nella scelta di chiamare il proprio figlio Gaspare da parte di un uomo di nome Baldassarre, non ce n'è affatto nella morte che viene dal fuoco in un giorno di fine agosto.
LA FIRMA DI ANNA
Lui è morto in guerra, in Africa, ed è rimasto lì.
La loro è una storia particolare: nessuno dei due è nato a Valva né in Italia. Lei a Jersey City, lui in Francia.
Le loro famiglie erano tra i primi emigrati di fine Ottocento, poi scelsero di tornare in Italia.
C’è un dettaglio nel loro atto di matrimonio che mi ha colpito: entrambi firmano. Anche la sposa.
Come una signora, come una "gentildonna", per usare la formula più ricorrente nei registri anagrafici.
Non era scontato. Spesso gli atti di matrimonio riportano solo la firma del sindaco e dei testimoni (e non sempre questi ultimi sapevano firmare).
A volte compare quella dello sposo. Ma raramente quella della sposa.
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| Immagine generata con l'ausilio di ChatGPT |
Ci piace pensare a quelle giovani donne che, lontano dall’Italia, avevano imparato a scrivere il loro nome.
Forse per mantenere un’identità italiana, tra altri emigrati.
Forse per affermare la loro dignità di cittadine e di donne.
Forse anche perché un giorno la firma di una giovane sposa su un registro non fosse più un elemento capace di attirare l'attenzione.
06 febbraio 2025
CECILIA, NATA A SANTA LUCIA -Le voci che raccontano la nostra esistenza
Valva nell'Ottocento, 2
Due miei antenati hanno scelto una data molto romantica per sposarsi: il 14 febbraio.
E' il 1828, sono i nonni di mio nonno: si chiamano Lorenzo
Cuozzo e Cecilia Torsiello.
La sposa, però, non può produrre un certificato di nascita e
allora davanti al Regio Giudice del Circondario di Laviano si presentano sette
testimoni.
Sono Giuseppe Spiotta, Domenico Anselmo, Carmine Vacca, Carmine ?, Angela Torsiello, Cecilia Mastrogiacomo e Teresa Grippo.
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| Immagine generata con l'ausilio di ChatGPT |
Ecco uno stralcio del verbale:
Essi testimoni ci hanno uniformemente dichiarato che Cecilia Torsiello di Valva, contadina, figlia di Giuseppe e di Maria Giuseppa Falcone, domiciliata in Valva, nacque a Valva nel dì 13 decembre 1807 ricordandoselo bene come vicini o confidenti di casa dei genitori di essa Cecilia, perché ricorreva in quel giorno la festività di Santa Lucia che segnalatamente se ne pratica il culto in Valva e la testimone Grippo se lo ricorda con più precisione perché nel mese di luglio dell'anno 1807 le nacque un figlio, di conseguenza Cecilia Torsiello ha l'età di anni venti compiuti a 13 decembre ultimo.
Dicono dunque che la richiedente Torsiello non è stata nel grado di aver potuto procurare il legale documento della sua nascita perché i libri battesimali dal 1801 al 1808 trovansi smarriti e dispersi.
Forse è vero che la nostra identità può esistere anche senza carte, ma non senza memoria.
Le voci che raccontano la nostra esistenza valgono più dei
documenti.
Quel giorno, davanti al giudice, sette voci confermarono ciò
che nessun documento poteva più provare.
E forse è proprio questo il segreto della storia: non sono i
registri a renderci reali, ma il ricordo di chi ci ha visti nascere e crescere.
Non servivano carte ingiallite o timbri ufficiali; per
stabilire la data di nascita della mia antenata Cecilia, bastava la memoria di
persone abituate a scandire il tempo con i nomi dei santi.
L'atto è consultabile sul portale 👉Antenati
Valva nell'Ottocento
👉Quando i defunti erano sepolti nei sotterranei delle chiese
03 febbraio 2025
TRE ANNI DI RADICA
Tre anni di ricerche, storie, memorie custodite e condivise.
Oltre 56mila visualizzazioni, 227 post, un podcast, tre ebook, un canale YouTube con un due documentari "in progress" e altro materiale video.
Il documentario Di radici e di sangue ricostruisce il contesto storico e culturale in cui si è svolta la serata organizzata dal Circolo valvese di Newark il 17 febbraio 1924, per raccogliere fondi da inviare a Valva per la costruzione del monumento.
Quest'anno, in occasione dei cento anni dall'inaugurazione del monumento, cercheremo di concentrarci sulla manifestazione organizzata a Valva quel 30 novembre 1925.
L'eBook All'ombra delle tue ali -dedicato alle vicende del settembre 1943 a Valva, tra tedeschi e americani- sta diventando un documentario, per ora giunto al primo episodio.
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| Immagine generata con l'ausilio di ChatGPT |
Dopo tre anni di lavoro, possiamo dirci soddisfatti perché dietro questi numeri ci sono persone, curiosità, ricordi che tornano a vivere.
Grazie a chi ha letto, condiviso, partecipato. Grazie a chi ha creduto nel valore della memoria.
Il nostro blog è radicato nel passato, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro.
Il lavoro di ricerca continua.
30 gennaio 2025
QUANDO I DEFUNTI ERANO SEPOLTI NEI SOTTERRANEI DELLE CHIESE
Nel loro processetto matrimoniale troviamo un documento interessante: l'atto di morte di Donato Vacca, padre dello sposo; è redatto in latino dal curato di Valva, Michele Grasso.
Il sacerdote trascrive quanto trova scritto nel registro: il 17 aprile 1804 a Valva Donato Vacca marito di Giuseppa Grasso, di 53 anni circa, provvisto dei sacramenti, ha reso l'anima a Dio con l'assistenza del sacerdote.
Fin qui, il testo è abbastanza chiaro.
Poi troviamo una frase più complessa, per la grafia e per il significato.
Finis (?) eius corpus in parochialem lectum clero
comitante delatum, ibique sepultum.
La frase può significare che alla sua morte il suo corpo fu
trasportato nella lettiga parrocchiale, accompagnato dal clero, e lì sepolto.La lettiga parrocchiale veniva usata per trasportare i corpi dei defunti dalla casa alla chiesa; era riutilizzabile, soprattutto nei casi in cui il defunto veniva sepolto senza bara.
Il verbo "defero" fa pensare all'azione di portare giù, trascinare in basso, far precipitare.
Questa è una testimonianza storica dell'usanza di seppellire i cadaveri sotto il pavimento delle chiese o in locali sotterranei.
"Lì" non può riferirsi al cimitero, anche perché è verosimile che a Valva non ce ne fosse uno.
Sarà infatti l'Editto di Saint-Cloud, emanato da Napoleone nel 1804, a imporre le sepolture fuori dal centro abitato e non più nelle chiese o nei loro sotterranei.
L'editto verrà adottato nel Regno di Napoli nel 1806, dopo l'arrivo dei francesi.
1. Il seppellimento de’ cadaveri umani ne’ Camposanti [...] dovrà essere fatto per inumazione, ossia interrimento, non già per tumulazione, ossia dentro sepolture. [...]2. La figura del Camposanto sarà un quadrato, o un parallelogrammo, o almeno la più approssimante a tali figure. Avrà una sola porta d’ingresso chiusa da un forte rastello di ferro, o di legno, così stretto, che gli animali non possano penetrare a traverso esso. [...] Vi sarà costruita una Cappella per esercitarvi gli uffizj religiosi. Accanto alla porta del Camposanto potrà costruirsi ancora una casetta pel sepellitore, qualora le circostanze locali ne facciano sentire la necessità. [La costruzione?] de’ camposanti sarà cominciata nel corrente anno, e dovrà trovarsi ultimata in tutto il regno per la fine del mille ottocentoventi. La spesa di quest’opera è a carico de’ comuni rispettivi. Gl’Intendenti potranno eccitare i ricchi proprietarj, i prelati, il clero e le congregazioni a concorrere con oblazioni volontarie ad accelerare il compimento di un’opera tanto interessante la salute pubblica.
26 gennaio 2025
SUONA ROSAMUNDA
Ci mettono ancora una volta in fila, ci conducono in un vasto piazzale che occupa il centro del campo, e ci dispongono meticolosamente inquadrati. Poi non accade più nulla per un'altra ora: sembra che si aspetti qualcuno.
Una fanfara incomincia a suonare, accanto alla porta del campo: suona Rosamunda, la ben nota canzonetta sentimentale, e questo ci appare talmente strano che ci guardiamo l'un l'altro sogghignando; nasce in noi un'ombra di sollievo, forse tutte queste cerimonie non costituiscono che una colossale buffonata di gusto teutonico. Ma la fanfara, finita Rosamunda, continua a suonare altre marce, una dopo l'altra, ed ecco apparire i drappelli dei nostri compagni, che ritornano dal lavoro. Camminano in colonna per cinque: camminano con un'andatura strana, innaturale, dura, come fantocci rigidi fatti solo di ossa: ma camminano seguendo scrupolosamente il tempo della fanfare.
Nel secondo capitolo di Se questo è un uomo, dal titolo "Sul fondo", Levi racconta il meticoloso controllo dei prigionieri al rientro dal lavoro.
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| Jan Komski, L'appello ad Auschwitz; fonte |
Ad ascoltare le note diventate celebri proprio in quegli anni, nasce "l'ombra di un sollievo", l'illusione che sia tutta "una colossale buffonata". Ma la fanfara continua a suonare e i nuovi prigionieri, tra i quali il narratore, capiscono che quello è un macabro rito: la fanfara militare suona marce per dare il ritmo all'andatura dei prigionieri, che a Levi sembrano "fantocci rigidi fatti solo di ossa".
Nella memoria del testimone del Lager, la musica è una presenza ancora viva: le note ascoltate per lui sono la voce del Lager, "l'espressione sensibile della sua follia geometrica, della risoluzione altrui di annullarci prima come uomini per ucciderci poi lentamente", l'ultima cosa che i sopravvissuti dimenticheranno.
Il ciritico Marco Belpoliti ha messo in evidenza il ruolo della memoria uditiva in Levi nell'articolo Levi papers. La fanfara e la memoria.
Il cantautore Vinicio Capossela si è ispirato a questo brano di Levi per la sua Suona Rosamunda [nell'album "Canzoni a manovella", 2000]; eccone alcuni versi:
Suona la banda prigionierasuona per me e per teeppure è dolce nella serail suono aguzzo sul nostro cuor.Cade la neve senza rumoresulle parole cadute già.
Fino nel fondo della notte
che qui ci inghiotte e non tornerà
il passo d'oca che mai riposta
spinge la giostra, spinge la ruota
chiude i portoni coi maniconi
marciano i suoni vengon per noi.
G.V.
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