05 febbraio 2026

UN PODCAST SU UNA CRISI DI CENTO ANNI FA

Romanzo di una crisi è un podcast e spazio di scrittura nato da un archivio, dove documenti storici diventano racconto. Relazioni, verbali, ricorsi: carte che, se ascoltate, restituiscono voci, tensioni e persone.

Siamo a Valva, tra il 1923 e il 1926

Una crisi politica locale mette a nudo equilibri fragili, interessi personali e rivalità familiari. Da un lato l’amministrazione Valletta, dall’altro la sezione locale del fascio. In mezzo: ricorsi, accuse di conflitto di interessi, relazioni dei carabinieri, ispezioni prefettizie e scambi epistolari.

È una crisi che prelude all’arrivo del commissario prefettizio e poi del podestà, quando l’autonomia locale viene progressivamente svuotata e il conflitto trova una soluzione autoritaria: la vittoria del fascismo in un microcosmo che, a ben guardare, rappresenta quello che sta accadendo in tutto il Paese.

Ma tra tensioni e scontri, si intreccia un’altra storia: quella del Monumento ai CadutiLa partecipazione della popolazione, l’impegno dei valvesi emigrati a Newark e la solenne inaugurazione diventano l’unico momento di unità collettiva. Per un attimo, le fratture si ricompongono e la memoria dei morti sospende la lotta dei vivi.

Romanzo di una crisi non è un romanzo inventato né un saggio accademico. È una storia vera raccontata come un romanzo, perché solo così, forse, può essere davvero compresa.

🔗 Ascolta e leggi:
🎧 Audio Numero Zero – Ascoltare un archivio
🕮 Post 1 – Ascoltare un archivio
🕮 Post 2 – L’alba della crisi: quando i conti non tornano

Pubblicato su Substack la vòria, in collaborazione con il blog la ràdica.

G.V.

02 febbraio 2026

IL COMPLEANNO DELLA RADICA: IL LAVORO DI QUATTRO ANNI

...non me ne potevo andare, perché lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po' di tempo

e poi muoiono.

[Isabel Allende, La casa degli spiriti] 

Oggi il blog la ràdica compie quattro anni.
Il primo post inviato per lo mondo è del 3 febbraio 2022.
Da allora, 48 mesi di ricerca, approfondimento, iniziative, tentativi (ed errori).
Con questo, i post sono 296, per un totale di oltre 75mila visualizzazioni (in media 52 al giorno).

Gli obiettivi iniziali
Fin dall’inizio ci siamo posti alcuni obiettivi chiari.
Volevamo avviare una ricerca sui caduti e i dispersi della Seconda guerra mondiale, convinti che ai documenti fosse ancora possibile affiancare una memoria orale collettiva.
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei
E volevamo contribuire a ricostruire un altro frammento della nostra storia: quello dei valvesi deportati nei campi di concentramento, i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani).
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Ci siamo riusciti?
Il primo filone di ricerca ci ha permesso di individuare la data di nascita e di morte di quasi tutti i caduti delle due guerre mondiali. Restano lacune relative ad alcuni soldati della Grande Guerra, ma non si tratta di caduti sul campo.
Per quanto riguarda gli IMI, negli ultimi anni la percezione di questa vicenda è profondamente cambiata anche a livello nazionale: lo scorso 20 settembre si è celebrata per la prima volta la Giornata dedicata agli Internati Militari Italiani, istituita con una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. 
Il nostro blog ha dedicato quattro post a questa Giornata, approfondendo il dibattito parlamentare, le voci critiche emerse e proponendo un confronto con la Legge 211/2000 sul Giorno della Memoria.
A Valva, la ràdica ha dato un piccolo contributo nel far emergere i nomi e le storie di 26 soldati prigionieri dei tedeschi.
Ecco l'elenco aggiornato: 👉Ai valvesi che non abbassarono la testa.

Il 2025
Nell’ultimo anno di lavoro il nostro percorso ha preso anche nuove direzioni.
È nata la newsletter: uno spazio settimanale in cui condividiamo il lavoro di ricerca, le novità dal blog e pensieri che sentiamo il bisogno di raccontare.
È nato anche un sito web, pensato come luogo di orientamento e approfondimento: una vetrina che raccoglie i principali contenuti del blog, li organizza per temi e rilancia anche i post meno recenti. 
Grande attenzione è stata riservata alle storie ambientate nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, spesso nate da documenti rintracciati nel portale Antenati. Circa venti post hanno raccontato storie e aneddoti capaci di gettare una luce su un contesto più ampio.
A questo filone è dedicato, ad esempio, un numero monografico di quello che è una sorta di giornale online, una vetrina del nostro blog. Tra le vicende più toccanti emerge quella dei “projetti”, neonati abbandonati e accolti dalla comunità. 
Si accedere alla newsletter, al sito e alla vetrina interattiva (in formato giornale online) attraverso ha home del nostro blog.

Romanzi di famiglie
Nell’ultimo anno il blog la ràdica ha dedicato una serie di approfondimenti ad alcun famiglie di Valva, intrecciando le vicende personali con la storia locale e nazionale. 
Abbiamo esplorato le origini, le migrazioni, la vita quotidiana e le attività lavorative, senza trascurare le vicende militare che hanno segnato molti di questi valvesi.
In questo percorso, ogni famiglia raccontata diventa un piccolo affresco di memoria collettiva: dalla creatività dei Grasso alle attività commerciali dei Miranda, fino alla resilienza contadina dei D’Arcangelo, tutte storie che ci aiutano a comprendere il legame tra radici, comunità e storia.
Alla famiglia Grasso abbiamo dedicato alcuni post, che idealmente compongono il romanzo 👉 Musa valvese. Il romanzo della famiglia Grasso.
Una famiglia di artisti attraversata dalle due guerre mondiali e dall’emigrazione. Musicisti e pittori, soldati in Italia e negli Stati Uniti, i Grasso intrecciano creatività, memoria e storia: da Francesco “Frank”, direttore d’orchestra affermato negli Stati Uniti, ad Ascanio, segnato dalla Grande Guerra, fino a Giovannino e Rodolfo, pittori, e al nipote Antonio Freda, detto Nuccio.
Abbiamo poi raccontato la storia della famiglia Miranda, mercanti di tessuti e merceria che hanno scelto Valva come nuova casa alla fine dell’Ottocento. 
Ferdinando e Rosa, provenienti dall’hinterland napoletano, hanno creato una famiglia che ha radicato tradizioni, lavoro e legami sociali nel cuore della Valle del Sele. Tra nascite, commerci e vita quotidiana, la vicenda dei Miranda restituisce uno spaccato della comunità e del mondo in trasformazione.
Il primo post dedicato alla famiglia Miranda è stato il più letto del nostro blog nel 2025:  👉Ferdinando e Rosa. L’epopea dei Miranda a Valva.
Ci siamo occupati inoltre della famiglia D’Arcangelo, contadini originari della Masseria Accetta a Statte (Taranto). Il capostipite Donato si trasferì a Valva, lavorando nella villa del marchese d’Ayala-Valva e costruendo una nuova famiglia. 
Tra lavoro agricolo, vita quotidiana, migrazioni in Argentina e Stati Uniti e le vicende della Seconda guerra mondiale – con due cugini prigionieri – la storia dei D’Arcangelo racconta resilienza, radici e memoria collettiva. Ecco il primo dei due post finora dedicati alla famiglia D'Arcangelo: 👉 Le radici e la guerra: la famiglia D'Arcangelo tra la Puglia  il mondo 

I cento anni dell'inaugurazione del Monumento
Per il centenario dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti (29 novembre 1925), la ràdica ha realizzato un video commemorativo, disponibile sul canale 🎥 YouTube @laradica_radicivalvesi.
Il video racconta la storia della cerimonia, i protagonisti, le celebrazioni civili e religiose, e il ruolo del monumento come luogo di memoria, gioventù e vita sociale a Valva. 
Le immagini mostrano cartoline storiche, fotografie d’archivio e momenti di rito civile, inclusa la deposizione delle corone e le celebrazioni del 4 novembre.
Parallelamente, il blog propone un racconto storico a puntate, basato su documenti d’archivio, in cui i personaggi parlano e pensano nel loro contesto reale. 
Il primo episodio, dedicato a padre Semeria, oratore ufficiale della cerimonia, è disponibile qui: 👉 Dolce e bello morire per la patria

Il Giorno della Pacchiana
Nel 2025 il blog la ràdica ha lanciato l’iniziativa di celebrare il 23 marzo come Giornata dell’abito tradizionale valvese, in ricordo dell’ultima “pacchiana” di Valva, zia Pasqualina Torsiello, scomparsa proprio quel giorno.
L’obiettivo era valorizzare la cultura contadina, le donne della nostra storia e le tradizioni che legano generazioni di famiglie. L’abito tradizionale non è stato raccontato solo come capo di vestiario, ma come simbolo di identità, memoria e legame collettivo.
In occasione del Giorno della Pacchiana, il blog ha pubblicato un album dedicato al vestito della nostra identità, intitolato 👉 L’abito delle nostre radici.
Nella prefazione, l’iniziativa veniva così spiegata:
Il Giorno della Pacchiana è stato un’occasione per riscoprire e onorare le tradizioni legate al vestito tradizionale della nostra comunità. Quello da ‘pacchiana’ non è solo un abito, ma un viaggio attraverso le generazioni, portando con sé la forza di una tradizione, le emozioni dei ricordi e i legami che sfidano il tempo. Ogni abito ha raccontato amore e dedizione, diventando simbolo di affetto e orgoglio e trasmettendo alle nuove generazioni il legame profondo tra passato e presente.
Purtroppo non siamo riusciti a coinvolgere scuole e associazioni, ma speriamo di farlo in futuro per trasformare questa giornata in un vero momento di memoria e festa condivisa.

Per questo la ràdica resta: a cercare, a ricostruire, a ricordare.
Perché la storia, come gli alberi, vive solo dove le radici tengono.
A chi ci accompagna in questo percorso, va il nostro grazie.
La ricerca continua.

25 gennaio 2026

"ALCUNI HANNO MUTATO BANDIERA": LA POSIZIONE DELL'ASSESSORE CUOZZO DOPO IL FURTO IN MONTAGNA

Continua la nostra ricostruzione della vicenda relativa a un furto di legna nei boschi comunali di Valva, risalente al 1922, con conseguenze che si protraggono nel tempo e contribuiscono ad accentuare il clima di tensione nel quale si consuma la crisi dell'ultima amministrazione comunale prima dell'avvento del podestà, quella del sindaco Valletta.
Nel post Un furto in montagna abbiamo presentato la lettera che Antonio Freda, dipendente comunale e presidente del comitato per il monumento ai Caduti, scrive al sottoprefetto di Campagna.
La lettera di Freda consente di ricostruire i retroscena politici della vicenda: l’amministrazione prima si costituisce parte civile e poi cambia orientamento, ma non tutti i consiglieri sono d’accordo. Emergono tentativi di mediazione, pressioni informali e tensioni personali, come dimostrano "le invettive contro il sindaco" di cui parla" Freda.
La lettera dell'assessore 
Dopo la lettera di Freda, e nel pieno delle pressioni per chiudere la vicenda, il 21 dicembre 1925 l’assessore Attilio Cuozzo scrive al Sottoprefetto di Campagna. 
In precedenza, Cuozzo aveva presentato una domanda per revocare la delibera che ritirava la costituzione di parte civile; per questo Ercole Pomes -amministratore del marchese d'Ayala e sempre più protagonista della politica valvese- aveva chiesto a Freda di intervenire affinché l’assessore ritirasse la propria iniziativa.
Cuozzo assicura che non si parlerà più dell' "incidente", ma vuole spiegare le ragioni del suo comportamento.
Il nostro scopo -scrive- era quello di far versare a ***** [l'accusato del furto] l'ammontare delle spese "ed era giustissimo", non quello di nuocere a un individuo.
Cuozzo spiega il suo punto di vista:
Non nascondo che il tirarsi dietro le quinte da parte di alcune persone, istigatori prima ora benefattori, mi aveva urtato e mi aveva spinto a continuare l'opera che essi stessi dichiaravano giusta e doverosa.
Notiamo anche il rammarico di Cuozzo, che annota con amarezza: 
Io sono apparso maligno e cattivo perché sono rimasto solo a sostenere la questione, mi permetta la frase, per viltà di alcuni, che appena comparsa un tantino di responsabilità morale hanno mutato bandiera con gesto veramente encomiabile.
Infine, l'assessore promette sulla sua "parola di onore" che non farà più nulla e alla prima riunione consiliare ritirerà personalmente la domanda.
Il difficile equilibrio di una piccola comunità
I documenti mostrano come, in un periodo di forte crisi amministrativa, equilibri politici, rapporti di potere e questioni di “decoro” familiare si intreccino profondamente nella vita pubblica del paese.
C'è un altro aspetto che colpisce. E' il tentativo, più o meno esplicito, di “aggiustare” la vicenda (a Valva si direbbe "apparare") senza portarne fino in fondo le conseguenze. 
La preoccupazione degli amministratori di non esporre una famiglia in vista sembra prevalere su altre valutazioni.
Dalla lettura dei documenti possiamo ricostruire persino l’ipotesi di una finta compravendita come possibile via d’uscita: una soluzione informale, pensata per ricomporre il conflitto e preservare il decoro, più che per accertare responsabilità. 
È forse una dinamica tipica di una piccola comunità, dove la politica diventa spesso un esercizio di mediazione continua, non sempre privo di ambiguità.

G.V.

24 gennaio 2026

UN FURTO DI LEGNA IN MONTAGNA

C'è un furto di legna in montagna.
Il comune di Valva si costituisce parte civile contro due esponenti di una famiglia in vista in paese (padre e figlio).
Siamo nell'ottobre 1922.
Tre anni dopo, il 19 dicembre 1925, da una lettera al Sottoprefetto di Campagna ricaviamo notizie utili a ricostruire una vicenda che avrà sicuramente animato il dibattito politico in paese in un periodo già interessato da una crisi profonda dell'amministrazione comunale.
Il signor Pomes, amministratore dell'azienda del marchese, chiede a Luigi Freda (presidente del comitato per il monumento ai Caduti) di "rivolgere preghiere" all'assessore Cuozzo Attilio affinché ritiri la domanda di revoca della delibera consiliare che ritira la costituzione di parte civile nella causa del comune di Valva contro la persona accusata del furto.
Lo stile dell'epoca è un po' ampolloso: in pratica, l'amministrazione comunale ha cambiato idea ma alcuni consiglieri non sono d'accordo.
L'assessore Cuozzo accetta di ritirare la domanda, ma a condizione che Pomes induca uno degli altri quattro firmatari della richiesta a fare lo stesso.
Non sappiamo chi siano le altre persone.
Ercole Pomes non è ancora commissario prefettizio, ma ormai opera come il principale attore della politica valvese.

Scrivendo al Sottoprefetto per chiarire la propria posizione, Freda racconta un dettaglio curioso.

Quando la guardia [...] redasse il verbale di furto a carico del rispettivo fratello e nipote, vi fu uno che correggendo, come sempre aveva fatto e fa, il verbale di qualche sgrammaticatura, fece notare che senza venire troppo meno al proprio dovere e per deferenza a un professionista, omise un periodo di esso verbale del seguente tenore: Abbiamo indi chiesto a ***** da chi fossero stati asportati i pezzi di legno caduti dal larghissimo taglio delle querce, abbattute dalla scure, ***** medesimo confessava averli fatti trasportare a casa a mezzo di some [di] asini e di persone che erano date sul luogo per portare il pranzo agli operai addetti al taglio.
Sembra che ci sia stato un tentativo di accordo tra ***** e l’acquirente del fondo, con una sorta di finta compravendita, che avrebbe permesso di risolvere la vicenda preservando la dignità della famiglia ***** e senza coinvolgere troppo l’Amministrazione.
Il padre della persona accusata del furto cerca di convincere il figlio ad accettare l'accordo, ma quest'ultimo è irremovibile e rivolge "aspre invettive all'indirizzo del Sindaco".
Freda si difende dalle accuse, per la verità non molto chiare nel documento, rivoltegli da ***** e riconosce come unica sua colpa l'ingenuità, perché egli ha scritto la domanda dei cinque consiglieri, ma "sul municipio, presenti il Sig. Sindaco ed il Segretario, che spiegò all'assessore Cuozzo quanto la legge comunale e provinciale dice in proposito" e aggiunge di aver scritto la lettera per dovere d'ufficio.

Torneremo sul documento, perché Luigi Freda dà alcune informazioni interessanti su una Società di mutuo soccorso attiva in paese.

Il racconto è tratto da fonti documentarie dell’epoca e ha finalità esclusivamente storiche e divulgative.

G.V.

17 gennaio 2026

ROMANZO DI UNA CRISI: ERCOLE POMES COMMISSARIO PREFETTIZIO A VALVA

L'11 gennaio 1926 è un lunedì.

Ercole Pomes, amministratore dell'azienda del marchese d'Ayala-Valva, diventa commissario prefettizio del comune di Valva.

Invia un telegramma al Sottoprefetto di Campagna, dichiarando di accettare "di buon grado l'incarico" per due motivi: "e per disciplina partito e per portare mia modesta cooperazione governo Nazionale fascista".

Lo stesso giorno pubblica un manifesto in cui dà la notizia alla popolazione.

Dichiara ai cittadini di volersi dedicare esclusivamente ad opere di generale interesse, "escludendo l'intrigo demagogico da cui per natura rifuggo".

Ecco il telegramma inviato al Sottoprefetto:

Pomes si era iscritto al partito il 16 novembre del 1925 e ne era diventato subito segretario, visto che il 13 dicembre aveva presieduto una riunione del Direttorio per discutere lo scioglimento dell’Amministrazione comunale.

Il Direttorio giudica la maggioranza dell’Amministrazione ostile al regime e decide un provvedimento drastico: la radiazione per indegnità di otto consiglieri comunali e dell’impiegato comunale Luigi Freda, accusati di aver condizionato o ostacolato l’azione del sindaco.

La nomina di Pomes segna il punto di svolta nella crisi che ormai dal 1923 oppone l'Amministrazione di Valva e la sezione locale del Partito Nazionale Fascista.

Il Prefetto aveva predisposto un'inchiesta sull'operato dell'Amministrazione.

Il sindaco Vincenzo Valletta si era difeso con dignità in consiglio comunale.

Nel gennaio 1924 il Prefetto definiva "completamente sfumata" la pacificazione tra il Fascio e l'Amministrazione e chiedeva al Comando dei carabinieri di Contursi di valutare la proposta di scioglimento dell'Amministrazione (e di relazionare sulle condizioni dell'ordine pubblico).

Nemmeno la solenne inaugurazione del Monumento ai Caduti, il 30 novembre 1925, aveva portato a un superamento della crisi.

La nomina del commissario prefettizio Ercole Pomes determinerà le dimissioni del sindaco Valletta, degli assessori e dei consiglieri.

E' lo stesso sindaco Valletta a riferire ad Ercole Pomes che il Sottoprefetto lo attende per comunicazioni urgenti:

La strada verso il podestà è aperta.

Il fascismo ormai non ha più ostacoli.

G.V.