17 giugno 2026

L'ARGENTO DEI SENTIERI, 2

Questo percorso dedicato ai centenari valvesi che ho avuto l'onore di conoscere è nato in occasione del centesimo compleanno della signora Giovanna Cuozzo, alla quale ho dedicato il primo articolo della serie (in due tappe): "Cent'annidi gratitudine"Agli altri centenari, presentati in ordine cronologico, ho dedicato  L’argento dei sentieri,1 .
I testi sono stati pubblicati su "la vòria"  [Substack]


Hanno visto il mondo cambiare, hanno visto piante diventare alberi.
Raccontarne le vite significa fare un viaggio nel tempo e conoscere un po’ meglio anche se stessi.
Maria Megaro
Ricordo bene zia Maria, la più grande delle tre sorelle Megaro.

In questa foto ha diciotto anni. Sembra riassumere lo stile degli anni Venti. L’abito a vita bassa ha un taglio più comodo e moderno dei corsetti rigidi che erano diffusi fino a quel periodo. La cintura sottile con fibbia e la collana -regalo di uno zio sacerdote- sono accessori tipici del periodo, come lo sono anche lo sfondo dipinto e la sedia nello studio fotografico.
Il suo atto di nascita contiene alcune notizie interessanti. Intanto, suo padre Vito è definito “industriante” (ovvero un commerciante).
Sappiamo che aveva una macelleria. La nipote Angela ricorda che le zie dicevano che papà Vito faceva il “mezzano”: un mediatore tra chi acquistava il bestiame o la carne macellata.
I due testimoni che firmano l’atto di nascita sono un sacerdote, Antonio Cappetta, che era anche maestro e Gaetano Fasano, il papà di Alfonso, che sarebbe diventato anche lui centenario. Gaetano risulta di professione orologiaio.
Ecco zia Maria nel giorno del suo centesimo compleanno:

Pierino Vacca, juventino dalla prigionia in Sudafrica

Pierino Vacca è il centenario più legato alla mia famiglia: era il fratello di mia nonna Donata.

Il 26 novembre 2014 due paesi sono stati in festa per lui: Valva, ovviamente, e Laviano (dove abitava).
È stato prigioniero in Sudafrica, nel più grande campo di prigionia della Seconda guerra mondiale, quello di Zonderwater.

Così descrive quei prigionieri Federico Buffa, che si è occupato dell’argomento perché nel campo si svolgeva anche un campionato di calcio:
Erano uomini e uomini italiani e condividevano fatica, coraggio e soprattutto la dignità del momento.
Ecco le belle parole che ha dedicato a zio Pierino il presidente dell’Associazione Zonderwater Block ex Prigionieri di Guerra, Emilio Coccia:
Cent’anni dei quali oltre cinque, tra i più belli della vita poiché a cavallo tra giovinezza e maturità, trascorsi in guerra, in prigionia, fra disagi e tormenti, privato della cara libertà e sempre a contatto con la sofferenza di tanti compagni d’arme. Ma è spesso in quei dolorosi frangenti dove nascono amicizie sincere e forse anche qualche buon ricordo: ricordo degli anni veri e forte insegnamento per quelli a venire.

Anche la Juventus, squadra per la quale faceva un tifo sfegatato, sul suo sito ufficiale gli ha dedicato un bel post di auguri1.


Nel suo atto di nascita risulta che è nato in via Santa Maria delle Grazie, al numero 9. Oltre a papà Ermelindo, firmano l’atto i testimoni Michele Spiotta (calzolaio) e Michele Freda (muratore). Il cognome Vacca torna sui registri anagrafici, dopo che Donato Vacca è deceduto nel 1909.

Alfonso, il figlio dell’orologiaio
Ricordo bene anche Alfonso Fasano, detto di Aitan dal nome del padre Gaetano.
In questa foto in piazza, si notano l’eleganza e la compostezza della sua posa.

Alfonso era nato il 16 giugno 1907, in piazza Plebiscito.
Tre suoi fratelli hanno combattuto in guerra: Michele -paracadutista- e Settimo sono tornati (quest’ultimo dall’internamento in Germania), Ottavo è caduto in Africa Settentrionale.
Alfonso è stato falegname, mentre suo fratello Settimo ha ereditato la professione del padre, almeno da giovane: orologiaio. I valvesi lo ricordano soprattutto come fattore dell’azienda del marchese, al Bosco; è stato il papà del compianto professor Ottavio Fasano.

Le filastrocche di zia Pasqualina

Pasqualina Cuozzo fino all’ultimo ha insegnato filastrocche antiche ai nipoti e alle pronipoti.
C’è un episodio che custodisco con emozione. In occasione del suo 102.mo compleanno, sul mio blog “la ràdica” le ho dedicato l’episodio del podcast Il giorno dopo dedicato alle canzoni del trio Lescano, dal titolo Tulipani e Maramao: un piccolo omaggio, una sorta di serenata a distanza a una donna che amava cantare e conosceva molte filastrocche. Mi ha fatto molto piacere sapere che zia Pasqualina ha ascoltato l’episodio e ha cantato tutte le canzoni; la sua preferita è stata, senza dubbio, Maramao perché sei morto.

Enrico Santovito, l’ultimo internato in Germania

Persone che migrano, storie che si intrecciano. Cognomi che vengono da fuori, come Santovito: testimonianza anagrafica della stagione del lavoro nell’azienda del marchese d’Ayala-Valva, quando a Valva non solo c’era lavoro ma l’offerta richiamava stagionali da altre province e regioni.
Zio Enrico Santovito è stato l’ultimo reduce valvese degli internati in Germania. Combattente in Albania, fu catturato a soli 21 anni e internato in Germania, assegnato all’Arbeitskommando 1131 a Bobeck-Stadtroda, in Turingia. Nel settembre 1944 divenne lavoratore civile e nel marzo 1945 fu trasferito nello Stalag IX C durante le evacuazioni dei campi.

Zio Enrico Santovito nel giorno del suo centesimo compleanno. Alle sue spalle, si vede la mascherina del sindaco: un segno del periodo difficile che stavamo vivendo.

Giuseppe Feniello, l’ultimo combattente

Ho avuto l’onore di intervistare Giuseppe Feniello pochi giorni prima del suo centesimo compleanno. “Sono cose che vengono a galla”, mi ha detto riferendosi ai suoi ricordi: un’espressione bellissima, che sintetizza con efficacia il viaggio che ha compiuto in quei momenti per rievocare le esperienze della sua giovinezza, della guerra e della prigionia in Egitto.
Zio Giuseppe mi ha raccontato che durante il fascismo il sabato non si doveva lavorare, ma chi aveva la terra ci andava lo stesso, eludendo la vigilanza di chi tentava di impedirlo.
Questo breve scambio di battute mi ha colpito molto:
- Con quale stato d’animo sei andato in guerra?
Eri un soldato e dovevi andare.
- Ma pensavi a Valva, alla famiglia?
Embe’, nun vuliv p’nza’?
Il suo centesimo compleanno è stato festeggiato con solennità, nel Monumento ai Caduti. Valva ha reso così omaggio al suo ultimo reduce della Seconda guerra mondiale.
In quell’occasione, ho pubblicato sul blog “la ràdica” un eBook dal titolo “L’ultimo soldato”: un viaggio nella storia di Valva, seguendo le vicende di zio Giuseppe Feniello.

 

 

Così come gli alberi custodiscono i loro anelli nel silenzio dei secoli, questi centenari hanno custodito a lungo la memoria del paese.
Ricostruire le loro vicende, significa ricostruire la storia di una comunità intera.
Essi ci lasciano una traccia preziosa: sapere che la storia di Valva non è fatta solo di date o di documenti, ma di volti, gesti e parole che continuano a parlare.
G.V.