Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core lo dì c'han detto ai dolci amici addioDante, Purgatorio VIII, 1-3
Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core lo dì c'han detto ai dolci amici addioDante, Purgatorio VIII, 1-3
Arriva un giorno, nella vita di chi è partito, in cui il viaggio si inverte. Si può scegliere se restare o tornare, ma quel giorno prima o poi arriva.
Un emigrante valvese in Venezuela decide di tornare a casa, dopo sei anni. Porta con sé una valigia e un anello, delle lettere e un'inquietudine che lascerà in mare.
Già, il mare. Quello stesso mare attraversato all'andata resta a custodire un malessere che non si può portare a casa.
In questi giorni di grande trepidazione per il Venezuela, ci sembra doveroso fermarci a riflettere su cosa quella terra abbia rappresentato per tante famiglie valvesi: una seconda patria, un luogo di lavoro e di sacrificio, ma anche -per chi è tornato- un bagaglio che forse non si è deposto mai del tutto.
Abbiamo ricevuto da Stefania Feniello un racconto legato all'esperienza di suo padre in Venezuela. Lo ha raccolto dalla sua voce e trascritto insieme alla sorella Anna.
Eccolo:
Ciro rientrò dal Venezuela perché la sua salute sembrava peggiorare e decise di tornare a casa.
I suoi compagni valvesi colsero l'occasione per affidargli alcune lettere da recapitare alle loro famiglie. Vincenzo, uno dei suoi amici, gli consegnò invece un anello da portare a sua moglie Grazia, come simbolo del suo amore e della promessa di un futuro di nuovo insieme.
Prima della partenza gli venne affidato anche un compito delicato: riportare alla famiglia la valigia di un compaesano morto lontano dalla propria terra. Era una responsabilità che accettò con grande senso del dovere, deciso a mantenere la parola data.
Durante il viaggio di ritorno accadde qualcosa di sorprendente. Quando la nave varcò lo Stretto di Gibilterra, ogni suo malessere scomparve. Capì allora che non era una malattia del corpo a tormentarlo, bensì la nostalgia della sua casa, della sua terra, della sua gente e della sua famiglia.
Giunto al porto di Napoli, però, dovette affrontare un'altra prova: la valigia del compaesano venne rubata.
Ciro era dotato di uno straordinario spirito di osservazione e di una memoria fuori dal comune: nulla sfuggiva al suo sguardo. Per questo aveva annotato il numero del facchino incaricato del trasporto dei bagagli durante i controlli. Quel semplice gesto si rivelò decisivo: riuscì a risalire al responsabile, a recuperare la valigia e a consegnarla infine ai familiari del compaesano, onorando fino in fondo l'impegno che aveva assunto.
Quell'episodio confermò il carattere di Ciro: un uomo leale, scrupoloso e affidabile, capace di mantenere le promesse anche nelle situazioni più difficili.
Il racconto ci ha permesso di seguire il viaggio di ritorno di Ciro. Queste fotografie ci riportano indietro, agli anni trascorsi in Venezuela. Sono immagini che ci restituiscono i volti della comunità valvese, una comunità allargata, come testimonia la presenza della famiglia siciliana Framiglio, alla cui storia dedicheremo un prossimo post.
La signora a destra è Antonina Framiglio, accanto a lei suo marito Antonio Feniello. Nella foto ci sono almeno altri due valvesi: Michele Cuozzo (l'uomo a sinistra) e Nicola ?, che è l'uomo accanto all'altra donna, sua moglie.
Quando osservo le fotografie di questo periodo, soprattutto quelle scattate in Venezuela, mi colpisce l'eleganza delle persone in posa.
![]() |
| L'eleganza di Giuseppe Feniello; fonte: Gozlinus |
Francesco Caldarone e Achille Di Florio nel porto di La Guaira, 1955; fonte: Gozlinus
Non credo sia soltanto una forma di naturale compiacimento giovanile.
Vi leggo piuttosto il desiderio di mostrarsi con dignità a chi era rimasto in paese, di testimoniare che, nonostante i sacrifici, si stava costruendo una vita migliore. Forse il messaggio implicito, anche a se stessi, era: ce la sto facendo.
Non manca l'ironia né il tentativo di confondersi un po' con i costumi locali:
Le immagini più ricorrenti, però, sono quelle di gruppo. Una socialità che si esprime nelle feste e nei momenti conviviali, il bisogno di ritrovarsi e di riconoscersi tra persone che sanno "a chi appartieni".
Tra compagni di lavoro, paesani e nuovi colleghi, anche preparare la cena può essere occasione per mettersi in posa, dopo una giornata di lavoro:
Cambiano il clima e il paesaggio, ma il bisogno di fare gruppo, come dimostra la fotografia di una festa di Natale celebrata a maniche corte:
Natale non è quando nevica; è quando sei tra persone che ti fanno sentire a casa, anche a settimane di navigazione dalla tua famiglia.
**********
Postilla sulla memoria orale
Grazie a Valeria Macchia, per le preziose informazioni su suo padre Vincenzo.
E grazie a zia Dora: la sua memoria continua a essere una bussola preziosa.







